Storia del blog

Tokyo ist Krieg nasce il 18 marzo 2013, esattamente due giorni prima dell’inizio del mio primo lungo viaggio a Tokyo.

Prima della partenza mi stavo cagando addosso -e non solo io. Partivo con alcuni amici, tutti al terzo anno dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, e la maggior parte era alla prima esperienza. Il primo viaggio in Giappone, il primo lungo distacco dalla famiglia, i primi esami all’estero… Stavamo tutti vivendo le ultime settimane in Italia con un’ansia pazzesca, ansia che lentamente si trasformava in entusiasmo, e poi in terrore, e poi in apatia – sembrava di essere in piena tempesta emotiva e ormonale, uno schifo.
Allora mi sono seduta, ho respirato a fondo, messo in ordine le idee e dato vita a Tokyo ist Krieg.
Nei primi due post ho proprio cercato di mettere in ordine e riassumere le fasi alterne di entusiasmo e rigetto che si alternavano nel mio cervello (e in quello di chi stava per partire con me).

Delle cinque fasi di elaborazione di una partenza (prima parte). (18.03.2013)
Delle cinque fasi di elaborazione di una partenza (parte seconda). (19.03.2013)

Poi sono arrivata a Tokyo. Un mondo completamente diverso da quello a cui ero abituata, e a cui tre anni di studi in campo orientalistico non mi avevano affatto preparata. Conoscevo la lingua su carta, ma quando mi trovavo davanti a un madrelingua giapponese mi impanicavo. Avevo un sacco di kanji in testa, ma non li avrei mai usati. Conoscevo la grammatica a memoria, ma non avevo abbastanza vocabolario per esprimermi in modo decente.
A Tokyo succedeva qualcosa ogni giorno, era tutto un saliscendi di umori; lo scoprire luoghi, persone, tradizioni nuove ogni volta che si metteva il naso fuori di casa era come stare su un vagone delle montagne russe per 24 ore al giorno – ed ero esaltatissima per tutto quello che avevo intorno.
Non sto dicendo che fosse tutto rose e fiori, eh. La merda c’è stata, eccome. Solo che anche la merda, nel suo piccolo, contribuiva a darmi quella sensazione di impermanenza, di “niente è certo, nulla è stabile” di cui avevo bisogno per mantenere il cervello attivo e reattivo come in Italia non mi succedeva da tempo.
Ho scritto diversi articoli che ritraevano, per l’appunto, il mio Giappone. Parlano di cosa mi sembrava strano, fastidioso, inquietante, bellissimo, stimolante.

“おかえりなさい!”, o delle prime ore in terra straniera. (22.03.2013)
Washlet, o del gabinetto degli dèi. (24.03.2013)
Il Giappone è una brutta persona, o di usi e costumi discutibili nella metropoli: AGEHA e le riviste per ragazze. (27.03.2013)
Shit Tokyoite people say, o delle parole che non ti aspetti. (04.04.2013)
“Smetto quando voglio”, o della scienza dietro agli UFO catcher. (18.04.2013)
31 cose random sul primo mese di vita a Tokyo. (21.04.2013)
「髪、染めた?」- domande moleste, parte prima. (06.05.2013)
Una spesa a Nakano, o del nutrirsi nella metropoli. (10.05.2013)
Cose che mi mancano dell’Italia dopo 50 giorni all’estero. (13.05.2013)
Altro mese, altre cose random sulla metropoli. (03.06.2013)
La barba. (06.06.2013)

Un aspetto poi che mi ha colpita particolarmente è stato quello dei mezzi di trasporto, in particolare la rete metropolitana. Nella mia vita ho abitato prima a Trento e poi a Venezia, quindi non avevo mai visto nulla del genere. C’erano così tante cose affascinanti che ho deciso di scrivere un post che ho dovuto poi dividere in tre parti, tanto era lungo, e che ha richiesto diversi mesi per venire completato.

Dieci cose che dovreste sapere sulle metropolitane giapponesi (prima parte). (02.07.2013)
Dieci cose che dovreste sapere sulle metropolitane giapponesi (seconda parte). (01.10.2013)
Dieci cose che dovreste sapere sulle metropolitane giapponesi (terza parte). (21.01.2014)

Tokyo offre così tanti panorami diversi che “ist Krieg” mi sarebbe sembrato incompleto se non avessi unito qualche fotografia al solito blaterare. Ho dunque dato il via a una serie di diari fotografici, che però non hanno mai avuto molto successo e a cui lo stesso WordPress non rende onore. Ci ho provato!

Diario fotografico: Hanami al parco di Shinjuku. (28.03.2013)
Diario fotografico: Asakusa e Ueno. (31.03.2013)
Diario fotografico: Meiji Jingu. (07.04.2013)
Diario fotografico: Hama Rikyū Garden e dintorni. (09.04.2013)
Diario fotografico: Kamakura. (28.04.2013)

Tornata da Tokyo ho deciso che non avrei abbandonato il blog – non per sempre almeno, e ho continuato a scrivere alcuni articoli a cadenza mensile (o bimestrale) riguardo ad alcuni aspetti del Giappone che non avevo ancora trattato.
Nel frattempo mi sono laureata e ho iniziato la magistrale/specialistica a Ca’ Foscari, ma mi sono accorta che non faceva per me. Ho deciso di ritornare a Tokyo per tentare un master lì, e quattro miei amici sono stati abbastanza coraggiosi (e incoscienti, le due cose vanno di pari passo) da avere la mia stessa idea. Sappiate che vi voglio tanto bene e che senza di voi probabilmente non avrei nemmeno le palle di andarmene di nuovo – quindi grazie mille, andiamo via e spacchiamo tutto!
Insomma, ancora più motivata da un’imminente nuova partenza, ho deciso di portare avanti Tokyo ist Krieg con più impegno e costanza. Ho raccolto tutti i miei ricordi e li ho riversati negli articoli qui di seguito.

Some like it fake: un giro nei sexy shop giapponesi. (26.10.2013)
Idee regalo per i vostri cari, o delle invenzioni più inutili della galassia. (10.12.2013)
Vivere nella metropoli: memorie della mia vecchia casa. (27.01.2014)
Cercare una stanza a Tokyo: pseudo-guida sul dove sbattere la testa. (02.02.2014)
Il Giappone è una brutta persona: Dating Sim che proprio no. (10.02.2014)
Undici parole giapponesi intraducibili (ma che vorrei esistessero in italiano). (24.02.2014)

Un blog senza gente che lo legge è un semplice diario, quindi devo ringraziare tutti quelli che perdono del tempo per fermarsi qualche minuto qui da me. Lo faccio a modo mio con i post sui referrers.

Referrers, o di cosa cerca la gente quando arriva per caso nel mio blog. (06.06.2014)
Referrers ist Krieg, o di quello che porta qui i lettori (s01e02). (03.03.2014)

4 thoughts on “Storia del blog

  1. Sono lieto di averti trovato. Immagino tu sappia già, e benissimo, di essere stata messa sull’inserto Lettura del Corriere della Sera. Ero curioso, ed eccoti. Ti ho inserito nei “preferiti”. Sarai i miei occhi, lì, nel mio universo parallelo.

    • Intanto ti ringrazio tantissimo per essere passato e per aver lasciato un commento!
      Non sapevo di essere stata messa lì e non sono riuscita a trovare nulla in internet a riguardo, riesci a passarmi tu qualcosa? Sono curiosa🙂

      • Si tratta di una mini-rubrica (sushi-style, oddio si poteva fare meglio per il nome) di Annachiara Sacchi dell’inserto domenicale La Lettura del Corriere della Sera. Quello di domenica scorsa, per la precisione. Si tratta di poche righe, ma che io cerco sempre. Il titolo era: “Una parola sola per dire -fare finta di non essere in casa-“, e conclude “…Altri esempi si trovano sul blog Tokyo ist Krieg. Per divertirsi, ma anche per conoscere il complicato e affascinante mondo nipponico”. Una bella responsabilità, eh?
        Non penso che ci sia una versione on-line: se desideri te lo posso scansionare, ma ho bisogno di una mail dove spedirlo. La mia, penso, dovresti vederla: fammi sapere.

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