La ragazza perfetta secondo i giapponesi in ventidue punti.

Ciao amici, sto scrivendo un post palesemente filler e nemmeno me ne vergogno. Vabbè.

Tutto nasce da questo tweet.

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Trovate l’originale qui .

Retwittato quasi diecimila volte, per la maggior parte da ragazze giapponesi, dice: “Le aspettative degli uomini sono troppo alte HAHAHAHAHHAHAHAHAHHAHAH” (lo giuro, leggere quel “wwwwwww” è proprio molesto come leggere una lunghissima finta risata scritta in maiuscolo). L’immagine è stata presa da una rivista per aitanti giovani virili e contiene le caratteristiche che la donna ideale dovrebbe avere. Vogliamo vederle tutte, punto per punto?

Prima però prendete carta e penna e contate quanti punti si applicano a voi stesse. O a voi stessi. Ffffatto?

1. Viso: deve avere un viso carino (vi ricordo che in Giappone il “carino” (kawaii) si contrappone quasi antiteticamente al “sexy”); quando ride compaiono le fossette; trucco naturale. Trucco naturale, cioè fondotinta come se non ci fosse un domani e ciglia finte. E colla per le palpebre. E nastro adesivo per far comparire le borse sotto gli occhi.

2. Capelli: neri, lunghi, che si arricciano verso il fondo. E si arricciano verso il fondo molto naturalmente, proprio come il trucco di prima.

3. Altezza: 160cm. Così alta? Ma è più alta della maggior parte degli uomini giapponesi! (No, okay, sto esagerando).

4. Peso: 48kg. Indice di massa corporea 18.75, cioè 0.25 sopra la soglia del sottopeso. Ma comunque normopeso, quindi bravi giapponesi, se vi piacciono magre almeno avete scelto una magrezza accettabile.

5. Seno: coppa C. È la coppa più frequente in Giappone, e corrisponde a una nostra seconda scarsa.

6. S o M? S. Ecco, qui c’è un discorso da fare. In senso generale, S sta per “sadist” e M sta per “masochist” – ma non dovete avere paura. I giapponesi hanno trasposto questa categorizzazione tendenzialmente utilizzata in ambito sessuale nel mondo di tutti i giorni, adottando le caratteristiche di entrambe le parti e adattandole a un contesto di flirting (o, più in generale, per descrivere la propria personalità). Ne deriva che una persona S è una persona caratterialmente forte, mentre una persona M è tendenzialmente remissiva e accondiscendente. Il fatto che gli uomini giapponesi preferiscano un tipo S mi ha lasciata un po’ sorpresa!

7. Profumo: di sapone. Insomma, dev’essere una ragazza pulita. Ci sta.

8. Personalità: tsundere. Il termine tsundere indica un personaggio arrogante, acido e freddo che in seguito si rivela di buon cuore, dolcino e tanto tenero. Oh, Giapponesi, ma quanto ci siete affezionati a queste cose da manga/simulatori d’appuntamento?

Solo per intenditori.

Solo per intenditori.

9. Frase celebre: “Sceeeemo! <3” (“Baaaaaka! ❤ “) È una cosa che si collega un po’ allo tsundere qui sopra, l’uomo giapponese adora la donna che lo chiama “scemo” in modo affettuoso, dimostrandogli poi con gli atteggiamenti (più che a parole) che invece è onestamente presa da lui e che lo trova l’uomo più intelligente e affascinante della terra.

10. Stile: kawaii. Anche qui, l’uomo ricerca nella sua donna ideale un abbigliamento kawaii, cioè carino e puccioso (e anche qui si contrappone al “sexy”). Un uomo giapponese che vede una donna supersexy per strada probabilmente la guarderà, ma non vorrà averci una relazione perché non gradirà l’idea che la sua donna mostri a tutti la sua mercanzia – il fortunato dev’essere solo lui. È un ragionamento che sta in piedi, no?

11. Hobby: cucina. Classic.

12.Musica preferita: rock. Questo fa a pugni con tutti i punti che abbiamo visto finora, ma andiamo avanti.

13. Cibo preferito: gelato al tè verde. Okay, qui le cose si stanno facendo abbastanza precise. L’unica cosa che mi viene in mente quando penso al gelato al the verde è…

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Fonte: Natale a Tokyo , di Dario Moccia.

14. È brava in: materie umanistiche.        

15. Voti scolastici: in alto nella fascia intermedia. Abbastanza intelligente (?) da portare avanti una conversazione, ma non abbastanza per mettere in soggezione il Maschio.

16. Club scolastico: danza. Danza cosa? Classica? Moderna? Hip hop? Tradizionale nepalese?

17. Debolezza: lo sport. Scusa? Ma non doveva far parte del club di danza?

18. Fratelli e sorelle: un fratello più piccolo.

19. Animale domestico: toy poodle. Dai, quei barboncini piccolissimi e derpissimi che qui in Giappone vanno un casino. Quelli che quando li prendi devi fidarti della parola commesso, perché li chiamano “toy poodle” ma se poi non sono very “toy” e crescono un po’ più del dovuto chessifà? Non voglio nemmeno pensarci.

20. Manga preferito: ONE PIECE.

21. Lavoro part-time (arubaito): in un café.

22. Se le chiedi che tipo di ragazzo le piace… Risponderà “uno gentile, come te ♡”. Ma non abbiamo detto che ai giapponesi piaceva la tsundere? More like, “Che tipo di ragazzo mi piace? Di sicuro non tu, senpai >///< *tsun tsun*”.

Questo è quanto. Non è poi molto, no?
Avete contato quanti punti avete fatto? Io sono arrivata a 5 su 22. E tra questi figurano l’essere alta 160cm, tsundere e odiare lo sport. Sono una persona bellissima.

Fatemi sapere nei commenti (qui o sulla pagina Facebook) quanti punti avete fatto!
Alla prossima.

Tokyo con la pioggia, 7 cose da fare.

Oggi è il 13 ottobre. Sono appena rientrata a casa da un pranzo con le amiche, schivando per un pelo l’acquazzone che proprio ora si sta abbattendo sulla città. Stiamo aspettando il tifone Vongfong (n° 19), che qualche ora fa ha raggiunto Okinawa e che si prospetta essere il tifone più potente dell’anno. Domani le scuole sono chiuse e probabilmente i treni si fermeranno tra qualche ora.

Soon.

Soon.

Non mi dispiace che arrivi un po’ di pioggia, ogni tanto. È sempre un’ottima scusa per rimanere a casa, mettersi sotto le coperte con del caffè latte (come si scrive? caffè latte? caffellatte? café latte?) e guardare dieci puntate di fila di una serie tv a caso (MYMADFATDIARY). Un acquazzone ogni tanto non è un problema, posso rimandare gran parte delle commissioni a un giorno di bel tempo e comunque sfruttare le mie giornate in modo produttivo (ah ah ah no).

Il problema si presenta soprattutto per quelli che dopo aver risparmiato ogni centesimo per cinque anni e accumulato giorni di ferie su giorni di ferie lavorando fino allo sfinimento riescono finalmente a mettere via soldi e tempo necessari per l’agognato viaggio in Giappone, 14 giorni in cui vedere, fare, provare, amare, comprare tutto il possibile. Pensate che sfiga se su 14 giorni ne beccate anche solo tre di pioggia. Ho pensato quindi di scrivere questo post per condividere con voi quello che ho imparato finora sui giorni di pioggia qui a Tokyo. Non preoccupatevi, qualcosa da fare si trova sempre – però quando c’è il tifone è meglio se state a casa, che si fermano anche i treni e dopo è un po’ un casino muoversi/ tornare a casa. Ecco dunque una lista di cose da fare per passare il tempo quando piove, senza perdersi nulla di Tokyo.

1. Kinokuniya, Shinjuku. La libreria più grande in cui abbia mai messo piede è raggiungibile direttamente dalla galleria che collega la stazione di Shinjuku a quella di Shinjuku Sanchome, quindi non dovrete aprire l’ombrello nemmeno per un nanosecondo. Otto piani di libri (ce n’è anche uno dedicato interamente ai libri in lingua straniera), manuali, fumetti, riviste e qualsiasi cosa possiate aver voglia di leggere.

2. Qualsiasi altro negozio, ristorante o centro commerciale accessibile dalla galleria che collega la stazione di Shinjuku a quella di Shinjuku Sanchome. Sono inclusi Marui OIOI (abbigliamento, accessori, lifestyle), Biccamera ビッカメラ (elettronica), UNIQLO (abbigliamento basic), BookOFF (libri, manga, videogame, CD e DVD usati), Lumine ルミネ (abbigliamento e accessori femminili), Takano (frutta che vi costerà un rene) e altre millemila cose che vi porteranno via almeno un pomeriggio.

3. Se piove ma non diluvia potete anche pensare di fare un salto all’osservatorio del Tokyo Metropolitan Government Building (Shinjuku). Ci si arriva in una decina di minuti (di cui cinque al coperto) a partire dall’uscita ovest della stazione di Shinjuku, seguendo le indicazioni per Tokyo Tocho Biru 東京都庁ビル. L’osservatorio è aperto tutti i giorni dalle 9:30 alle 23:00 ed è gratuito (al contrario della maggior parte degli altri osservatori di Tokyo), per ulteriori informazioni controllate qui.

SPOILER ALERT

SPOILER ALERT

4. Nakano Brodway, Nakano. Prendete l’uscita nord della stazione e siete subito lì, a percorrere quel lungo corridoio fatto di negozi di vestiti, calzini, elettronica, ramen, sushi, sukiyaki e soprattutto GENTE che vi condurrà senza margine d’errore in quel paradiso per otaku pretenziosi e vintage che è Nakano Broadway. Che stiate cercando i videogiochi a cui giocavate quand’eravate bambini, merchandise di One Piece, action figure dei personaggi della Disney o bozzetti autografati dai vostri mangaka preferiti, Nakano Brodway difficilmente vi deluderà. È un po’ come stare ad Akihabara, ma è tutto conglomerato in un centro commerciale (anche i maid café, sì), e l’aura di vecchiume e mistero che vi investirà ad ogni negozio vi porterà a voler cercare tra gli scaffali, accompagnati dalla speranza di trovare qualche oggetto da collezionisti venduto a pochi spiccioli, qualche ricordo della vostra infanzia, qualcosa. IMG_3567 IMG_3575 5. Due passi nelle vie commerciali (shotengai 商店街) coperte dei quartieri che preferite. Personalmente consiglio spassionatamente Koenji (home sweet home), soprattutto se vi piace andare a spiluccare nei mercatini dell’usato alla ricerca di vestiti vintage ed incredibilmente economici. A Koenji ne trovate ovunque, e trovate anche un sacco di giovani vestiti in modo strano originale per un po’ di sano sight-seeing metropolitano. Se i negozi dell’usato non fanno per voi, invece, puntate allo shotengai di Kichijoji, dove sarebbe più semplice elencare le cose che non potete trovare. Al terzo posto sono praticamente costretta a mettere la via commerciale di Asakusa, dove potete trovare tutto quello che “fa tanto Giappone”. Kimono, yukata, ventagli, sandali, stampe e così via. Decisamente non il mio genere, ma magari è il vostro, chissà. E se poi smette di piovere potete anche fare un salto al Sensoji, imperdibile. IMG_1289 6. Percorrere tutta Tokyo sulla Yamanote. Ventinove stazioni attraversate in poco più di un’ora, paesaggi che cambiano, un posto a sedere all’asciutto (in realtà per il posto a sedere potrebbe volerci un po’, ma perseverate e andrà tutto liscio): cosa si può volere di meglio? E al modico prezzo di un euro! Mettiamo che partiate da Shinjuku. Comprate il biglietto più economico. 130 yen. Timbrate il biglietto. Salite sulla Yamanote, fate tutto il giro, godetevi il paesaggio, scattate qualche foto, quello che volete. Scendete di nuovo a Shinjuku un’ora dopo (o, se preferite, alla stazione successiva). Timbrate di nuovo il biglietto, che verrà divorato dalle macchinette. Macchinette che penseranno che voi siate entrati e usciti nella stessa stazione, o che abbiate percorso solo una fermata. Smooth, cheap and legal.

7. Karaoke. Il karaoke giapponese non potrebbe essere più diverso da quello italiano. Mentre in Italia si parla di cantare davanti a sconosciuti, con basi midi e sentendosi costantemente messi in imbarazzo dai soliti pro che monopolizzano il bar (di solito gli stessi organizzatori delle serate), in Giappone i karaoke sono edifici di alcuni piani che ospitano decine di salette private, dove cantare di fronte ai vostri amici o, perché no, anche da soli. I prezzi si aggirano comunemente sui 1000 yen all’ora (beati quelli che stanno fuori Tokyo, lì costa almeno la metà), con sconti in caso di lunghe permanenze. 2014-10-06 20.01.16 Ci sarebbero altre cose da aggiungere: Ikebukuro Sunshine City, il cinema, i musei, i bagni pubblici… Tokyo con la pioggia non perde la sua bellezza, anzi; i colori si fanno più vivi, l’aria si rinfresca e le strade in parte si svuotano, quindi si può approfittare di un giorno di pioggia anche per visitare luoghi solitamente affollati come il Sensoji, di cui ho parlato prima, le strade di Shibuya (non aspettatevi una Trento di lunedì sera però), Harajuku o Ueno.

Chi ha viaggiato in Giappone ultimamente? Come avete passato i giorni di pioggia?

Buon lunedì a tutti e buona settimana ❤

Undici parole giapponesi intraducibili (ma che vorrei esistessero anche in italiano).

Il giapponese è una lingua splendida, punto e a capo.
Ha due alfabeti sillabici, migliaia di ideogrammi che a loro volta hanno una, due, talvolta cinque letture diverse, non ha genere, non ha numero, non esiste il futuro semplice né tantomeno quello composto, tutti fanno un gran casino e nessuno si capisce quando parla – nemmeno tra nativi.
Se un vostro amico se ne uscisse improvvisamente con un “oh, ho scoperto che oggi alla Mori Tower di Roppongi inaugurano una mostra temporanea su Game of Thrones che durerà fino a inizio aprile, iku 行く?”, quell’ultimo “iku” potrebbe voler dire:
A. “Ci andrai?” (sottinteso: “so che sei infoiata per queste cose quindi probabilmente lo sapevi già, ma volevo solo fare un po’ di casual conversation”)
B. “Ci andiamo assieme?” (sottinteso: “che anche io sono infoiato per queste cose”)
Sta a voi interpretare e cercare il metodo migliore per non fare figuracce, ma non sforzatevi troppo perché tanto ne farete comunque… TANTE, TROPPE.

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FYI, alla Mori Tower si entra per di qui

Oh, probabilmente vi starete chiedendo dove sta lo “splendido” in tutto questo.  Me lo chiedo anche io il 90% del tempo. Il giapponese è splendido perché è musicale, perché è complicato, perché ogni nuova parola che scopri è una conquista e ti aiuterà a capire un po’ di più il popolo del Sol Levante. Perché ogni volta che pensi di essere arrivato a metà e credi di poter intravedere la cima della montagna se guardi in alto, lassù ci sono solo delle nuvole enormi che nascondono il fatto che in realtà sei ancora alla prima stazione. E mi piace anche il fatto che nessuno ci capisca niente. Ci sono così tanti fraintendimenti che anche sbagliare non è poi così grave. Insomma, è una lingua per quelli che amano le cose difficili ma che contemporaneamente non si prendono troppo sul serio.

Ed è buffo pensare che per quanto il giapponese sia così grammaticalmente approssimativo esistano delle parole molto, molto ben definite che io in quanto italiana invidio moltissimo – mi risparmierebbero un sacco di giri di parole e dovrei gesticolare molto meno per farmi intendere.
Oggi ve ne propongo undici, finora le mie preferite.

1. Ageotori 上げ劣り: “Stare peggio di prima dopo un taglio di capelli”.
Si è molto dibattuto riguardo all’esistenza o meno di questa parola. In realtà è un termine mega-arcaico che è stato ritrovato addirittura nel Genji Monogatari (romanzo giapponese dell’XI secolo), ma che non viene comunemente utilizzato ora come ora.

2. Irusu 居留守: “Fare finta di non essere a casa”.
Tipo quando arrivano i testimoni di Geova. Tipo quando suona il telefono ed è sicuramente la Fastweb. Tipo quando chiunque suona al campanello la mattina prima delle undici e sapete che non è per voi, quindi non vi disturbate nemmeno ad alzarvi dal letto per aprire. Lo facciamo tutti, eppure non abbiamo una parola per questo. O sì? No, vero?

3. Bakku-shan バックシャン: “Donna bella da dietro, E BASTA”.
Potremmo non avere un termine che significhi esattamente lo stesso, ma è innegabile che in italiano esistano tanti proverbi sull’onda del “da dietro mi tenti, da davanti mi spaventi”. I giapponesi non sono abili poeti, quindi hanno tolto la coinvolgente e musicale rima e hanno riassunto tutto in una parola.

4. Ganbaru 頑張る: “Fare il proprio meglio, essere tenace, forza e coraggio!”.
Ganbaru è come il prezzemolo. Lo si trova ovunque. “Ganbatte!” “Ganbarimasu yo!” “Ganbare!” Provate a trascorrere qualche ora con un gruppo di giapponesi che parlano del più e del meno e lo sentirete almeno una decina di volte.
“Vado in Cina come studente in scambio.”
“Ganbatte!”

“Domani ho un esame.”
“Ganbatte!”

“Non capisco nulla di giapponese, voglio solo buttarmi sotto una metro in corsa.”
“Ganbatte!”
(ogni riferimento alla mia persona è puramente casuale)
“Ma se io sono l’ultimo horcrux significa che devo morire anche io affinché Voldemort venga sconfitto!”
“Ganbatte, Harry-kun”
.
È anche un’ottima espressione per chiudere le conversazioni che languono o che stanno diventando noiose. Provatelo e sembrerete dei veri giapponesi *pollice alzato*

5. Arigata meiwaku ありがた迷惑: “Una gentilezza indesiderata che spesso produce effetti negativi”.
La cosa qui si fa un attimo più complicata: arigata meiwaku è quando qualcuno fa qualcosa per noi che teoricamente dovrebbe farci piacere, ma che noi non desideriamo assolutamente e che quindi facciamo di tutto per evitare, ma quel qualcuno è così determinato a volerti fare quel favore che non si fa fermare da niente e le conseguenze sono negative. Tuttavia, le convenzioni sociali impongono comunque di esprimere gratitudine nei confronti di quella persona.
Esempio semplice semplice che probabilmente è capitato a tutti: è il giorno di Natale ed è il momento di scambiarci i regali con i nostri amici. Noi abbiamo comperato molto democraticamente caramelle e bagnoschiuma per tutti, ma quando molto fieri di noi consegnamo il nostro pacchetto all’amico X, con cui non abbiamo nemmeno un rapporto troppo stretto, lui ricambia con qualcosa di esagerato – tipo un buono da 50€ per Kiko, H&M, la Feltrinelli o che ne so. Arigata meiwaku. Apprezzo la tua gentilezza, ma mi hai messa così a disagio che vorrei seppellirmi.

6. Kouitten 紅一点: “L’unica donna in un gruppo formato da soli uomini”.
Il termine ha un significato molto ampio: può essere usato sia per una donna che predilige la compagnia maschile e che quindi è spesso vista in giro con gruppi di ragazzi, sia per la malcapitata che si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato [leggi: negozi di circuiti per PC ad Akihabara; piano del sexy shop riservato ai soli uomini (L., è stato bello essere lì con te, almeno non ero proprio kouitten del tutto)]. Si può anche usare per l’unica segretaria in un’azienda gremita di uomini – tutto può essere kouitten.

Immagine azzeccatissima gentilmente offertaci da Wonderlust Japan, blog graziosissimo che vi consiglio al 1000%.

7. Tsundoku 積ん読: “Comprare uno smacello di libri e lasciarli a marcire perché non si ha mai tempo di leggere”.
Anche questo lo facciamo in tanti. Avrò come minimo una ventina di libri che ho comprato nel corso negli anni ripromettendomi di leggerli non appena ne avessi avuta l’occasione – e di occasioni ne avrei avute moltissime. Solo che una volta che ti passa davanti il treno di un libro, lo hai perso. I miei libri non-letti continueranno a prendere polvere negli scaffali della libreria fino a data da destinarsi.

8. Komorebi 木漏れ日: “La luce del sole che filtra tra le fresche frasche”.
L’utilità di questa parola è direttamente proporzionale alla sua frequenza in articoli come “25 parole stupende che non esistono in nessun’altra lingua” e alla sua popolarità tra le giovani sedicenti sensibili che amano la natura quasi più dei selfie e di instagram. Ma per completezza l’ho inserita comunque!

9. Yoko meshi 横飯: letteralmente “Un pasto consumato in orizzontale”.
“Ma che cosa vuol dire, per Diana!!”… vi starete chiedendo. La traduzione letterale si collega con un po’ di arzigogoli a un significato nascosto che rende questa espressione una delle mie preferite tra le intraducibili. Yoko meshi è infatti il termine con cui i giapponesi definiscono il disagio dell’esprimersi in una lingua straniera e lo stress provocato dal contatto con la stessa. La chiave di volta sta nell’“orizzontale”, riferimento umoristico al fatto che la lingua giapponese sia scritta verticalmente al contrario della maggior parte delle lingue straniere che vengono scritte e lette in orizzontale. Il pasto consumato in orizzontale è dunque la lingua straniera. Non è fantastico?

10. Aware あはれ: “???”
Su aware qualcuno ci ha scritto libri su libri. Non seguirò la stessa strada per svariate ragioni; vi basti sapere che non è altro che un’esclamazione per esprimere il proprio crogiolarsi nel sentimento del mono no aware.

Va bene, faccio uno sforzo e mi spiego meglio. Il mono no aware è un concetto che risale all’antichissima antichità e che riassume molto approssimativamente una sensibilità verso tutto ciò che è effimero, caduco, un’empatia verso tutto ciò che trasmette un senso di impermanenza – che ora c’è e tra poco chissà.
Il sole che tramontando forma una mezzaluna sopra il mare? “Aware!”
Una fogliolina che cade dal suo albero e volteggia molto poeticamente nell’aere? “Aware!”
Un riccio con un cappellino? “Aware!”

You’re welcome.

11. Koi no Yokan 恋いの予感: letteralmente “presagio di un amore”.
Lo so, sono stranamente romantica in questo undicesimo punto. In italiano abbiamo un’espressione simile, il “colpo di fulmine”, ma tra le due c’è una sostanziale differenza. Se due persone si incontrano e zac, si innamorano a prima vista – ecco il colpo di fulmine. Se due persone si incontrano e almeno uno dei due capisce che prima o poi nascerà un amore con l’altro, pur non provando sul momento nessuna attrazione particolare – ecco il koi no yokan. Non sono sicura che tutti provino questa sensazione nella vita, quindi immagino sia un pochino difficile da capire.
Rimane comunque un gran bel concetto.

E in italiano? Esisterà qualche parola intraducibile in tutte le altre lingue – o quasi? Se qualcuno di voi ne è al corrente, mi lasci un commentino qui sotto o sulla pagina facebook di Tokyo ist Krieg!
Buona settimana a tutti, e ganbatte!

Il Giappone è una brutta persona: Dating Sim che proprio no.

Oggi si parla di videogiochi, argomento che mi appassiona e interessa un sacco – soprattutto se si tratta di videogiochi giapponesi strani di cui sento lo spasmodico bisogno di mettervi al corrente. Preparatevi ad aprire la vostra mente, a porvi nuovi interrogativi, a sentirvi incuriositi e schifati – ecco a voi la mia personale selezione di Dating Sim che proprio no.

Per chi di videogiochi non ne mastica, un Dating Sim è sostanzialmente un simulatore d’appuntamento dove l’obiettivo principale è uscire e conquistare il personaggio che più vi si addice, la vostra anima gemella. Ce ne sono davvero per tutti i gusti, anche se forse la serie più popolare rimane quella di Tokimeki Memorial, che dal 1994 sforna giochi, spin-off, app, eccetera. A Tokimeki Memorial Girl’s Side 1st Love ci ho giocato anche io, e vi assicuro che può rivelarsi un’esperienza parecchio frustrante soprattutto quando tu punti a uscire con il professore, ottenendo invece senza volerlo risultati devastantemente contrari come: lui che ti odia perché a scuola sei una capra; lui che non ti rivolge la parola quando lo saluti all’uscita da scuola; lui che ti bandisce definitivamente da tutte le gite scolastiche.

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Come sei figo, professore.

Se pensate che flirtare con un personaggio fittizio attraverso lo schermo di una console portatile sia patetico, non posso che darvi ragione. Dico solo che forse dovreste provare Tokimeki semplicemente per il fatto che tutti i personaggi vi chiameranno per nome (lo stesso che avete inserito nelle impostazioni all’inizio del gioco) con la loro propria voce! Provate e poi vediamo se non vi emozionare/innamorate. Quando il professore qui sopra mi chiama “Kubota” mi tremano le ginocchia.
(FINE PARENTESI LAME)

Insomma cotte videoludiche a parte, qui di seguito vi propongo la mia top 5 dei Dating Sim anomali made in Japan!

5. Katawa Shoujo (かたわ少女)

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Al quinto posto troviamo quello che in italiano potrebbe essere tradotto con… Wait that? Ragazze deformi? Grazie per la delicatezza, Giappone, come sempre. Reso in inglese con un più corretto “Disabled Girls”, si tratta di un gioco indie disponibile per PC e scaricabile gratuitamente da qui (anche in inglese).
Il genere è quello della visual novel e le strade si dividono a seconda delle scelte compiute durante la storia, conducendo a finali diversi – riconducibili essenzialmente a happy ending, neutral ending e bad ending. A volte i bad ending possono essere davvero cattivi e potreste non riprendervi più, quindi state attenti alle scelte che fate e, per Diana, trattate bene tutti i personaggi!
In Katawa Shoujo si gioca nei panni di Hisao Nakai, un ragazzo che in seguito a problemi di aritmia cardiaca viene trasferito in una scuola che ospita altri ragazzi e ragazze variegatamente disabili. Avremo una gamma di cinque ragazze tra cui scegliere, e in particolare (come le vedete nell’immagine qui sopra, da sinistra verso destra) una ragazza a cui sono state amputate le gambe in seguito a un’operazione, una seconda a cui sono state invece amputate le braccia, una terza che ha la parte destra del corpo completamente sfigurata da gravi ustioni, la bionda ipovedente e, per finire, una sordomuta. La ragazza dai capelli rosa e boccolosi ci farà invece da tutor, e non sarà conquistabile.
Nonostante le premesse grottesche, il gioco è davvero bello e l’argomento disabilità è trattato in modo molto molto delicato. Devo dire la verità, Katawa Shoujo stona un po’ in questa top 5. È una visual novel con nulla di sbagliato, e l’unica sua colpa è di poter essere fraintesa per del materiale da feticisti del genere.
Delusi? Ci sono ancora quattro posizioni da scoprire, e i giochi che tratteremo avranno decisamente TUTTO di sbagliato.

4. Jurassic Heart

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Al quarto posto ho scelto di inserire Jurassic Heart: un nome, un programma. E indovinate cosa? È giocabile online gratuitamente! Qui. È una visual-novel vergognosamente corta dove tu, giovane e dolce studentessa, dovrai riuscire a conquistare un fottutissimo T-Rex (comprandogli un ukulele). UN T-REX! Riuscite a immaginare qualcosa di più sbagliato ed epico? Non credo. Jurassic Heart è così corto che vi basterà togliere mezzora del vostro tempo a Facebook per cominciarlo e finirlo in una sola sessione. Non vi dico altro.
Se proprio vi sentite pigri e non avete nemmeno voglia di aprirlo, almeno guardatevi un gameplay di PewDiePie.

3. Creature to Koi shiyo! Kokonoe Kokoro (クリーチャーと恋しよっ!ここのえこころ)

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So cosa state pensando: “Oddio, e questo che c*** è?”. Vi rispondo subito: è niente meno che “Fall in love with creatures!” (Innamorati delle creature, come non giocarci con un titolo del genere?), una visual novel che se conoscete un po’ di giapponese potete scaricare sempre gratuitamente da qui, cosa che io non ho fatto perché purtroppo non esiste una versione Mac -ma tranquilli, prima o poi ci giocherò.
In questo Dating Sim decisamente non convenzionale il protagonista avrà a che fare con un’amica d’infanzia che non si capisce perché ha le fattezze di una cavalletta, una sorellina-pipistrello e il bullo-demone della scuola. In realtà la trama è parecchio lineare e potrete flirtare solo con la vostra cavalletta del cuore, ma credetemi, vi basterà.

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Non ho parole, se non: “wow”.

I produttori sanno decisamente come vendere il proprio gioco (oddio, è un gioco free quindi hanno poco da vendere): se non bastassero le creature con cui potrete interagire, ognuna doppiata con enorme cura , sappiate che in questo gioco sono presenti “sex appeal, baci e scene in costume”. È proprio così, c’è scritto sul sito. Per quanto riguarda il sex appeal non ne dubito, non c’è nulla di più erotico di una cavalletta che si cambia i vestiti, e l’immedesimazione nel protagonista imbarazzato alla vista delle curve della sua amica è totale.

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Per i baci non sono sicura di come si svolga la faccenda, speriamo almeno che la cavalletta non si trasformi all’ultimo in una mantide religiosa. Per le scene in costume, beh, valutate voi stessi.

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Non so se riesco a reggere tutta questa tensione sessuale.

La storia dura poco meno di un’ora e non sono sicura che ci siano dei finali multipli, ma direi che quello che abbiamo visto finora non deve lasciarci alcun dubbio: da giocare, subito, senza esitare.

2. Hatoful Boyfriend(はーとふる彼氏

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Okay. Ammetto che sono stata davvero tentata di mettere Hatoful Boyfriend nella prima posizione, e che solo un piccolo particolare nel suo avversario lo ha sbaragliato dalla testa della classifica (capirete tutto più tardi).
Hatoful Boyfriend è un Dating Sim eccezionale, geniale e imperdibile. Lo scaricate in inglese da qui. Già il titolo promette grandi cose: “hatoful” è infatti l’unione dell’inglese “heartful” (o “hurtful”?) e del giapponese “hato”, PICCIONE. In questo gioco dovrete infatti scegliere la vostra bestia portatrice di germi preferita e conquistarla senza pietà.

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In questo Dating Sim spettacolare tu sarai l’unica studentessa umana al St. PidgeoNation’s Institute (?) e potrai scegliere di flirtare con una vasta gamma di personaggi, dallo studente francese in scambio al weirdo che parlerà per doppi sensi dall’inizio alla fine del gioco. Al primo incontro con ognuno verranno visualizzate anche le ipotetiche sembianze umane del volatile, giusto per darvi un’idea, prima di sprofondare in relazioni inquietanti con piccioni malaticci e farvi corteggiare da altezzose colombe. Inoltre, per ogni personaggio saranno presenti finali multipli che vi permetteranno di giocare e rigiocare la trama (della durata di circa un’ora) fin quando non vi accorgerete di trovare attraente il volatile che in questo momento sta cagando sul vostro balcone e non deciderete di tornare a Tokimeki Memorial la vita reale.

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“L’ho preparato solo per lui e sono proprio curioso di vedere come il suo corpo reagirà…” Beh, l’avete capito. Questo è il weirdo.

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“Che c’è? Vuoi giocare ancora un po’? La notte e giovane, e se i giochi pericolosi sono quello che fa per te ti accompagnerò io”. CREEPY!

E non è finita qui. Di Hatoful Boyfriend è disponibile anche il manga che potete sfogliare comodamente davanti al vostro pc cliccando qui. Non dite che vi ci ho mandato io però. Io non vi ho detto nulla.
Ora, alla posizione numero uno…

1. Paca Plus (パカプラス)

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Paca Plus è al primo posto perché parla di ALPACA. Esatto, le mie dolcissime alpaca. Se avete Windows, lo potete scaricare in inglese da qui.
La trama è abbastanza semplice: tu e Izumi Yukari, la tua ragazza, andate a fare una gita all’Alpaca Kingdom (che oltretutto sembra un posto meraviglioso, voglio andarci anche io). Sull’autobus di ritorno vi assopite entrambi, da bravi giapponesi, e al tuo risveglio la tua ragazza si è trasformata in alpaca. Comincia così la tua estate fianco a fianco con la tua pelosa e dolcissima amichetta.
Se ancora non siete convinti, vi lascio con alcuni momenti particolarmente significativi di Paca Plus. Oh, se solo anche le mie alpaca sapessero parlare…

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“Alpaca che indossa i vestiti di Yukari mi preoccupa.”

“Ero confuso per via di tutto il morbidume.” (e lo sarei anche io)

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“Oh, non ti droghi? Ti insegno io.”

Si conclude qui la mia classifica dei cinque Dating Sim (o meglio, quattro) che rendono in Giappone una brutta persona. Sono curiosa di sapere cosa ne pensate, quindi se vi va rispondete al sondaggio qui sotto!

Qui sotto invece c’è un altro sondaggio a cui qualcuno ha già risposto (e penso che siamo tutti d’accordo).

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Non c’è che dire, a scrivere questo articolo mi sono divertita troppo. Spero di avervi aperto un nuovo mondo fatto di videogiochi discutibili e nuove cose/persone/oggetti con cui poter intrattenere una relazione sentimentale. Tokyo ist Krieg rimane sempre all’erta e se mai dovesse scoprire altri Dating Sim allo stesso livello di questi (o addirittura superiori, mi vengono i brividi a pensarci) non mancherò di farvelo sapere!

Vi ricordo che potete seguire il blog anche su Facebook. Arrivati a 500 like penso di organizzare un piccolo giveaway, quindi stay tuned e invitate i vostri amici!

Cercare una stanza a Tokyo: pseudo-guida sul dove sbattere la testa.

Correva l’autunno dell’ormai lontano 2012. Era appena arrivata la telefonata del dipartimento della mia facoltà che mi informava dell’esito delle selezioni e dunque della mia imminente partenza. In realtà sarei partita nell’arco di cinque mesi, ma cosa sono cinque mesi in confronto a una vita intera? Ovviamente una delle prime cose a cui mi sono messa a pensare (dopo aver chiamato amici, moroso e famiglia praticamente in lacrime e con la voce rotta dall’emozione, dopo essermi fatta i trip su tutte le cose che avrei fatto, dopo aver pensato “Oddio sì, karaoke e cibo giapponese per cinque mesi”, dopo essermi presa a sberle per capire se era tutto vero e dopo aver atteso per sicurezza la graduatoria sul sito dell’università per accertarmi che non si fossero sbagliati) è stata la sistemazione. Mi sono messa in contatto quasi subito con quella che sarebbe diventata la mia compagna di avventura, e Dio solo sa quanto ci piaceva farci i viaggi e immaginare dove saremmo finite. Alla fine L. ha avuto la pessima idea di lasciare la ricerca dell’alloggio in mano a me, quindi per diversi mesi ho sclerato al computer cercando di rispondere alla Domanda su cui si fonda l’intero universo: come trovare una stanza a Tokyo? Sono dunque partita in quarta per dedicarmi a sessioni di browsing giornaliere della durata di dodici ore con l’unico scopo di trovare l’alternativa migliore tra le centinaia di siti che promettono di accomodarti per pochi soldi al mese (ma che poi…)

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Nakano, mon amour!

Warning! D’ora in poi blatererò casualmente e prolissamente dell’iter che ho seguito io per trovare la mia bella casetta, ma se avete fretta o se vi pesa il culo a leggere tutto l’articolo potete scorrere un po’ più in basso dove solo e unicamente per voi ho inserito un riassuntino comodo comodo che potete anche stamparvi e portarvi in giro nel portafogli a mo’ di santino se vi va. Parlerò solo per quanto riguarda Tokyo (anche se qualche agenzia tra quelle che nominerò ha alloggi anche in altre zone del Giappone) ed escludo l’home stay perché non ho avuto modo di sperimentarlo. Also, se avete intenzione di partire per un anno o più sicuramente ci sono alternative migliori e più economiche rispetto a quelle sotto, ma di quelle vi parlerò quando avrò modo di sperimentarle anche io!

Ho scartato i dormitori senza nemmeno pensarci un po’ sopra. La nostra università avrebbe avuto due dormitori (uno maschile e uno femminile), ma non ci siamo potute entrare per una serie di motivi burocratici tra cui “Visto che è il primo anno che riceviamo studenti da Ca’ Foscari facciamo che non vi diamo nessuna borsa di studio e nessuna convenzione, cosa che invece faremo con piacere con tutte le altre università gemellate”. Dire che ho rosicato è dire poco, tutti gli altri studenti in scambio avevano un sussidio di circa 300€/mese e addirittura l’alloggio pagato. Ad ogni modo l’opzione dormitorio non ci allettava più di tanto, punto uno perché quello in particolare era abbastanza lontano da madre Shibuya e pure su una delle linee metropolitane più affollate ever (leggi: Den’entoshi sen). Disponeva però di stanze singole, a differenza della maggior parte dei dormitori in centro dove le stanze sono spesso da più persone. Proprio per questo scegliendo di stare in un dormitorio si riesce spesso a risparmiare qualcosa, a scapito però di un po’ di privacy: infatti, oltre alla stanza che può essere condivisa come no, la cucina e i bagni/docce sono in comune. Chi sceglie il dormitorio solitamente ha la scusa del “massì, tanto ci torno per dormire e basta”.

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Camera da sei persone in uno dei dormitori di Sakura House . Il prezzo è per posto letto.

Ho scartato anche le share-house, sistemazione generalmente favorita dagli studenti che scelgono di trascorrere qualche mese in Giappone. Le share-house sono degli appartamenti più o meno spaziosi in cui la stanza è privata ma la cucina, i bagni e le docce sono in comune con gli altri inquilini, come in un dormitorio. L’atmosfera è tendenzialmente rilassata e solitamente la provenienza degli inquilini è parecchio variegata, il che fornisce un’ottima occasione per trovare nuovi amici da tutto il mondo. Sounds great, huh?

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Tipico layout di una share-house gentilmente offertoci da Sakura House .

Peccato che io e L. siamo due full-time Grinch (nella fattispecie io sono trentina e i trentini sono tutti orsi, si sa), e in quanto tali abbiamo scartato anche l’allettante opzione della casa condivisa con tante simpatiche persone nuove. E poi i bagni in comune. E poi (nel caso di Sakura House) se volevi ospitare un amico dovevi pagare 2,000yen a notte (16€). Io e il mio senso di ospitalità intrinseco che mi supplica di offrire un tetto per la notte a tutti gli amici in difficoltà (e che fa a pugni con l’orso che è dentro di me) abbiamo deciso che non avremmo mai e poi mai accettato questo compromesso.

Allora mi sono messa a cercare degli appartamenti.
 Avevo sentito parlare spesso di Sakura House. Il nome è carino, il sito è tutto rosa e si intona perfettamente a Tokyo ist Krieg, dalle descrizioni sembra tutto perfetto e le foto delle stanze sono a dir poco invitanti. Ottima illuminazione, filtri rossi per dare un senso di warmness (gli stessi che uso io, okayl’hodetto), e sembra tutto pulito. Però, amici, i prezzi. I PREZZI!

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Ci vedete bene, l’appartamento è di 8mq e comprende bagno, cucina e zona giorno/notte. E costa 800€/mese.

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Qui si parla di 13mq e circa 900€/mese.

Insomma, se vivere a Venezia mi sembrava costoso era semplicemente perché non avevo mai visto i prezzi di Tokyo. Ho pensato che dovesse sicuramente esserci un’alternativa più economica, perché è vero che Tokyo costa e va bene, però come dappertutto se ci si allontana un po’ dal centro e se si riducono un po’ le aspettative qualcosa di più adatto alle proprie tasche si trova eccome. C’è anche da dire che Sakura House applica una tariffa aggiuntiva per ogni persona che vive con te (vale anche per le share-house) di 20,000Y/mese: il che significa che se hai trovato una stanza spaziosa a 600€ e pensi che potresti dividerla con un amico per risparmiare, in realtà non pagherete 300€ a testa come dovrebbe essere, ma circa 400€. E poi ho iniziato a prendere un po’ in antipatia Sakura House per via di certi commenti che ho letto su internet (lo so che internet mente sempre, basti pensare alle stronze che su TripAdvisor si lamentano dei resort in Tunisia perché le lasagne fanno schifo e la pasta è scotta). Tutto sommato comunque alcuni miei colleghi hanno vissuto lì e si sono trovati in un ambiente piacevole, pulito e con nulla di cui lamentarsi (apparte la lavatrice a gettoni sul tetto).
 Morale della storia: leggete tutti i commenti che trovate su internet ma non fidatevi di nessuno!


Sono dunque incappata in Tokyo City Apartments, un sito all’apparenza poco ospitale ma che in fondo nasconde un morbido cuore di panna che prende la forma dei nostri amati agenti immobiliari. Anche su Fontana (nome splendido dell’agenzia che gestisce il sito) ho letto delle lamentele su internet, principalmente sulla loro disonestà nel restituire le caparre, la sporcizia degli appartamenti e, in generale, lamentele sui prezzi. La mia esperienza con loro è stata molto positiva: la caparra è ritornata tutta intera (tranne quei 30,000Y che si sono tenuti per le pulizie, ma era specificato sul sito e visto come stavano le cose io e L. non ci siamo dovute nemmeno preoccupare di tirare a lucido l’appartamento intero prima di andarcene), durante tutto il periodo del soggiorno l’unico problema che abbiamo avuto con loro (o almeno, crediamo di averlo avuto con loro) è stato quello dell’immondizia di cui parlavo nello scorso post. E poi appena siamo arrivate la nostra casetta puzzava da morire, ma niente che in una settimana non siamo riuscite a risolvere. Per il resto, anche col fatto che il nostro appartamento era nello stesso edificio dell’agenzia, sono sempre stati molto disponibili ad aiutarci con tutto -dall’aria condizionata che non andava alla lavatrice di cui non capivamo il funzionamento.

Noi per il nostro appartamento di 40mq pagavamo 140,000Y al mese.

Noi per il nostro appartamento di 40mq pagavamo 140,000Y al mese.

Vorrei inoltre aprire un simpatico siparietto sui dieci motivi per cui dovete amare i vostri agenti immobiliari Fontana:
1. Al vostro arrivo vi verranno a prendere in stazione se sarà necessario.
2. Se la vostra casa è distante dall’agenzia, dopo aver firmato il contratto vi ci porteranno col furgone.
3. Vi capiranno e voi capirete loro perché sono tutti stranieri.
4. Sono tutti giovanissimi.
5. Sono quel genere di persone che potreste invitare senza problemi a bere una birra con voi.
6. La caparra ve la restituiscono anche se gli disfate uno dei letti (vedi sempre articolo precedente).
7. Potreste avere la fortuna di vedere Raphael, l’agente immobiliare più bello che abbiamo mai visto, anche se io e L. abbiamo il dubbio che sia emigrato perché ne abbiamo avuta solo una visione fugace.
8. Quando la mattina scendete per andare a prendere la metro loro saranno fuori a lavare il furgone e approfitteranno dell’occasione per dirvi che oggi siete proprio belle.
9. Se per caso vi arriva posta anche dopo che siete partiti (specialmente cose leggermente rilevanti come i risultati del JLPT N2) vi manderanno una e-mail con le scan e la conserveranno finché qualcuno non verrà  a prenderla.
10. Se non siete ancora convinti, guardateli!

Vi voglio bene, Fontana!

Non so se da questo post si sia capito bene da che parte sto. Si è capito?

Insomma come promesso vi faccio un riepilogo sulle tre alternative principali (poi potreste anche trovare da sposarvi per ottenere un visto matrimoniale, oppure vivere in un internet café, o farvi ospitare da degli amici… Insomma le alternative sono infinite. Ma per quelli che si accontentano, vi ricordo che abbiamo:

Alternativa 1: dormitorio.
Prezzo: 200-400€
Vantaggi: il prezzo.
Svantaggi: la poca privacy.
Agenzie per stranieri che offrono dormitori: Sakura House, Tokyocityapartments (Fontana), spesso le scuole di lingua o le università hanno i propri dormitori.

Alternativa 2: share-house.
Prezzo: 300-500€ per una singola.
Vantaggi: possibilità di conoscere nuove persone, solitamente il prezzo è moderato.
Svantaggi: alcune share-house hanno un coprifuoco, la cucina e i bagni sono in comune.
Agenzie per stranieri che offrono share-house: Sakura House, Oak House, Tokyocityapartments (Fontana), Borderless House,

Alternativa 3: appartamenti.
Prezzo: 500-1000€/mese, a seconda di quanti siete e di quanto è grande l’appartamento.
Vantaggi: potete fare i vostri porci comodi.
Svantaggi: il prezzo.
Agenzie per stranieri che offrono appartamenti: Sakura House, Tokyocityapartments (Fontana).

Oggi mi sono resa utile, quindi sono molto soddisfatta di me stessa. Capisco che questo post interesserà a pochissime persone, ma non temete, tornerò presto con i miei svarioni sula metropoli senza capo né coda per i quali continuate a seguirmi (vero?)
A presto, またね!

Dieci cose che dovreste sapere sulle metropolitane giapponesi (terza e ultima parte):

…continua da qui.
Sono consapevole del fatto che per concludere questa trilogia sulle metropolitane giapponesi ci sto mettendo molto più di quanto ci abbia messo Tolkien per concludere la trilogia dell’Anello e per questo mi scuso profondamente. Vi anticipo, breaking news per chi ancora non lo sa, che a partire da marzo tornerò nella mia amata Tokyo per prepararmi e successivamente provare ad entrare a un Master in Japanese Language Education. Questo per dire che probabilmente una voltà lì riprenderò a sfornare articoli a un ritmo un tantino più serrato (e che ci vorrà mai, ora come ora butto fuori qualcosa ogni due mesi).
Negli articoli precedenti abbiamo parlato di come si trascorre il tempo nei treni giapponesi, che tipo di persone vi si trovano, fornito qualche dato pratico riguardo alle linee che scorrono sopra e sottoterra e via dicendo. In questo articolo affronteremo le ultime quattro delle dieci cose che dovreste sapere sulle metropolitane di Tokyo.

VII. Cosa non fare a bordo delle metropolitane: probabilmente alcuni di voi avranno già visto in internet quegli iconici cartelli gialli che vi informano (talvolta in modo discutibile) sui comportamenti che è preferibile non adottare mentre si viaggia in metro. Dal bere, allo scrollare l’ombrello bagnato, all’occupare due o più posti con le proprie borse, al parlare al telefono, le cose da non fare sono davvero tante. Qui sotto alcuni cartelli particolarmente significativi.

Per favore, fatelo a casa. Astieniti dal truccarti in metro.

Per favore, fatelo in spiaggia. Non tuffarti nel treno quando sta per partire, è pericoloso.

Per favore, fatelo a casa. Non assumere comportamenti da ubriachi sul treno (come se uno potesse deciderlo, poveretto).

Per favore, fatelo al bar. Niente sbevazzate nella metro!

Fallo nel tuo giardino (fingere di giocare a golf con l’ombrello bagnato. C’è davvero qualcuno che lo fa?)

VIII. I vagoni per sole donne. Non sono solo un mito, esistono davvero. Nei giorni feriali dall’inizio del servizio fino alle 9:30 l’ultimo vagone del treno sarà riservato alle donne, come non mancano di ricordarci i cartelli strategicamente posizionati di fronte alle porte e all’interno del vagone.

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A seconda delle linee, poi, le carrozze riservate alle donne possono essere riservate solo nel rush mattutino, dalla mattina fino alle 19 oppure dopo le 23. Ad ogni modo non mi pare di aver visto treni con carrozze permanentemente riservate alle donne. Questa misura è stata adottata per ridurre almeno in parte il fenomeno dei chikan, i palpeggiatori che numerosi (o così dicono) si aggirano per le metro approfittando della calca delle ore di punta per afferrare qualche sedere nel totale anonimato. Se qui in Italia un palpeggiatore riceverebbe come minimo due carrelli di schiaffi e altrettanti di parolacce da parte della maggior parte delle donne che lo colgano sul fatto, le donne giapponesi sono riluttanti per quanto riguarda l’urlare al maniaco o semplicemente l’alzare la voce chiedendo più o meno cortesemente di smetterla.
Un fatto curioso è che nonostante la scritta sui cartelli rosa indichi “sole donne”, le carrozze sono aperti anche ai ragazzini fino alle scuole medie e ai vecchietti. Più che un “sole donne” ci piazzerei un bel cartello “vietato l’accesso agli uomini lavoratori e a tutti i ragazzi che stanno vivendo la loro pubertà”. Ci sono tante cose che non capisco sul Giappone, e sicuramente le carrozze adibite a sole donne solo in alcune fasce orarie sono una di queste. Voi cosa ne pensate?

IX. Gli addetti alla metropolitana. In Giappone c’è un lavoro per tutti. Se avete bisogno di un’entrata extra, potreste ad esempio trovare lavoro come osservatore di palloncini o finto ospite ad un matrimonio. Oppure se ve la sentite potreste puntare alla carriera di censuratore di video per adulti. Se invece vi piacciono i treni e la ressa, se non vedete l’ora di sfoggiare con orgoglio la vostra nuova uniforme blu e se vi piace lavorare a cuor leggero senza responsabilità creative di alcun tipo, dovreste proprio inviare il curriculum a Tokyo Metro. Ci sono dei posti vacanti per:
quello che urla. Si mette di fianco al binario e urla. “Tra qualche minuto arriverà il treno. Sta per arrivare il treno. Ecco il treno. Questo è un treno veloce e ci sono dieci vagoni. Attenti al passo.” *uso del fischietto a random* “Non accalcatevi. Il treno sta per partire. Il treno è partito. Tra qualche minuto arriverà il treno.”… e la storia si ripete. Non so quanto durino i turni di questi poveri urlatori, ma spero non più di due ore e spero che che Tokyo Metro provveda ad offrire bevande calde e pastiglie per la gola all’inizio e alla fine di ogni giornata di lavoro.
quello che quando premi il pulsante dell’assistenza alle macchinette dei biglietti… 

la barriera umana. Il compito della barriera umana è mettersi ai piedi delle scale mobili, tra la corsia che sale e quella che scende, con le braccia aperte in parallelo alle scale alla mo’ di vigile urbano. Sembra inutile, vi starete dicendo. Beh, lo è. Penso che idealmente servirebbe a separare i flussi di persone che salgono e quelle che scendono, ma non è proprio a questo che servono le scale mobili? Come se non bastasse, ogni tanto questi addetti ci informano anche che “Questa è la scala che sale. Questa è la scala che scende.” 10L al servizio, come sopra.
quello che spinge. Ne abbiamo già parlato nello scorso articolo: è un duro lavoro ma qualcuno deve pure farlo.

– e poi ci sono quello che ti mette in regola quando sbagli a timbrare l’abbonamento elettronico, quello che ti dice qual è il modo più veloce per arrivare da qualche parte, quello che quando passi preme un pulsantino sul suo contapersone per vedere quanta gente passa dalle stazioni ogni giorno, quello che semplicemente ti osserva. C’è questo e c’è molto altro. E’ proprio vero, you have what you pay for. E forse in Giappone si paga anche troppo per avere troppi servizi inutili 

X. Gli otaku dei treni. Cos’è un otaku? Per farla breve, e non me ne vogliano chi ancora si scanna sulla differenza del significato del termine in Giappone e in Occidente, sulle connotazioni negli anni Novanta e sulle connotazioni oggi, l’otaku è qualcuno ossessionato da qualcosa. In Giappone sono molti gli otaku di anime e manga, gli otaku della fantascienza, gli otaku dei videogiochi. E sì, ci sono anche gli otaku dei treni. Sarebbe forse troppo semplice fare di tutta l’erba un fascio, perché anche qui gli interessi si dividono e ognuno degli appassionati dei treni ha la propria fissazione. Alcuni esempi:
l’otaku della musica dei treni. Ogni stazione ha la sua musica che indica che il treno è in partenza. Non sono altro che poche note, eppure c’è chi ne fa una ragione di vita. Di alcuni di essi sono stati eseguiti persino arrangiamenti orchestrali. Se a qualcuno dovesse interessare, qui sotto c’è il jingle della mia stazione. Che nostalgia!

quello che fotografa i treni, li filma e mette i video su youtube.
quello che ha tutti i modellini, li colleziona, ci spende i miliardi, li fa girare sulle piccole rotaie installate nel soggiorno di casa e rimane a guardarli soddisfatto.
quello che viaggia sui treni. Ma non perché deve andare da un posto all’altro. Semplicemente perché gli piace, e te lo credo. I giapponesi amano i loro treni, e gli italiani hanno Trenitalia.

Ho finalmente concluso anche la terza e ultima parte di queste dieci cose che ho pensato dovreste sapere sulle metropolitane giapponesi. Forse andrete a raccontare qualcosa che avete letto ai vostri amici, forse un giorno verrete in Giappone per toccare con mano, forse siete solo felici perché sapete qualcosa in più di prima o forse avete scorso tutti e tre gli articoli annuendo annoiati e borbottando “questo lo sapevo già”. In tutti i casi grazie per seguirmi sempre nonostante le luuuuunghe, infinite pause. A presto!

Idee regalo per i vostri cari, o delle invenzioni più inutili della galassia.

Sappiamo tutti che quando si parla di invenzioni straordinarie e contemporaneamente di dubbia utilità i giapponesi saltano fuori immancabilmente. Visto che ho abbandonato il blog da quasi due mesi ho deciso di scrivere un post-flash per presentarvi alcuni prodotti di cui non potrete più fare a meno – leggere per credere.
Dunque bando alle ciance e via ❤

Categoria A: beauty supplies.

Se pensate che la vostra faccia sia troppo tonda, che il vostro naso sia troppo schiacciato, che le vostre orecchie ultimamente hanno preso una piega strana o se vi ritrovate ad avere venticinque anni e a dimostrarne quasi ventisei, questa è la categoria che fa per voi.

AGERU FACE MAKER

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Prezzo: 23 euro.

Usando questa pratica fascia di plastica per soli dieci minuti al giorno, la vostra faccia sembrerà più giovane e fresca! While looking like an idiot.

BB SPORTS BODYMAKER FACE CONTROL

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Prezzo: 19 euro.

Se avete sempre sognato di avere una mascella scolpita come quella dei coreani, per soli 19 euro potrà arrivarvi a casa questa splendida amaca da mento che usa le vostre orecchie al posto dei classici alberi e con la quale potrete ottenere quella “macho face you’ve always wanted” praticamente senza sforzo. Cosa state aspettando?

FACEWAVER EXERCISE MASK

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Prezzo: 46 euro.

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“AAAAAAGGGHHHHH”

Anche questo piccolo miracolo della scienza permette teoricamente di rilassare e assieme esercitare i muscoli della faccia, migliorare la circolazione sanguigna eccetera. NOPE.

BEAUTY LIFT FACE NOSE

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Prezzo: 52 euro.

Questo attrezzo malefico, che tra l’altro vibra, promette di dare una risistemata al vostro naso. Con soli tre minuti al giorno tutti vedranno la differenza! (…dice il sito, ma ne dubito fortemente).

FACE SLIMMER EXERCISE MOUTHPIECE

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Prezzo: 47 euro.

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Derpderpderpderpderp

Lo so, è la cosa più inquietante e sviante che abbiate mai visto. In realtà è un economicissimo attrezzo per spianarvi la faccia ed evitare che vi vengano le rughe. Dovreste metterlo e poi iniziare a pronunciare tutte le vocali come la donnina qui sopra (“AAA IIII UUUU EEEEE OOOOO” cit.) di modo che il vostro bel faccino possa elasticizzarsi per bene.

EYELID TRAINER

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Prezzo: 19 euro.

Questo invece servirebbe per farsi venire la doppia palpebra all’occidentale.

Categoria B: cose antisgamo.

C’è un motivo se i giapponesi sembrano sempre così composti e puliti e perfetti. Non pensate che basti lavarsi 1-2 volte al giorno, zozzoni: c’è di più!

SARA-RI NUDY ARMPIT ANTI-SWEAT STICKER SET

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Prezzo: 15 euro.

Non ho ancora capito se i giapponesi non sudano per natura o se tutti hanno questo piccolo segreto nascosto nell’incavo dell’ascella, ad ogni modo well played, fellas.

DEOEST ODOR ELIMINATING DEODORANT UNDERWEAR

Schermata 2013-12-09 alle 14.13.34

Prezzo: 46 euro.

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Prezzo: 56 euro.

Sì. Sono mutande deodoranti. La pubblicità dice che riducono gli odori del 70% (mi piacerebbe sapere che esperimenti hanno condotto per arrivare a una stima del genere) e pertanto non dovrete più preoccuparvi di evitare il ristorante messicano prima di una serata romantica. Via libera a tutto il gas che volete! 〜

KARAKURI NECK CHARM

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Prezzo: 53 euro.

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Quando ho visto questo prodotto per la prima volta ho riso tantissimo. Il concetto di base è praticamente quello di prendere una molletta e pinzarsi sulla nuca la pelle floscia del collo per dare un effetto lifting immediato. E per soli cinquanta euro. Bargain! Tra una decina d’anni me lo compro anche io.

Categoria C: cose su cui farei un pensierino.

OKASHINA BANANA JUICE MAKER

I giapponesi sanno come pubblicizzare i loro prodotti, e a me è venuta voglia di frullato alla banana.

Alla prossima, farfalline! ❤