Tokyo con la pioggia, 7 cose da fare.

Oggi è il 13 ottobre. Sono appena rientrata a casa da un pranzo con le amiche, schivando per un pelo l’acquazzone che proprio ora si sta abbattendo sulla città. Stiamo aspettando il tifone Vongfong (n° 19), che qualche ora fa ha raggiunto Okinawa e che si prospetta essere il tifone più potente dell’anno. Domani le scuole sono chiuse e probabilmente i treni si fermeranno tra qualche ora.

Soon.

Soon.

Non mi dispiace che arrivi un po’ di pioggia, ogni tanto. È sempre un’ottima scusa per rimanere a casa, mettersi sotto le coperte con del caffè latte (come si scrive? caffè latte? caffellatte? café latte?) e guardare dieci puntate di fila di una serie tv a caso (MYMADFATDIARY). Un acquazzone ogni tanto non è un problema, posso rimandare gran parte delle commissioni a un giorno di bel tempo e comunque sfruttare le mie giornate in modo produttivo (ah ah ah no).

Il problema si presenta soprattutto per quelli che dopo aver risparmiato ogni centesimo per cinque anni e accumulato giorni di ferie su giorni di ferie lavorando fino allo sfinimento riescono finalmente a mettere via soldi e tempo necessari per l’agognato viaggio in Giappone, 14 giorni in cui vedere, fare, provare, amare, comprare tutto il possibile. Pensate che sfiga se su 14 giorni ne beccate anche solo tre di pioggia. Ho pensato quindi di scrivere questo post per condividere con voi quello che ho imparato finora sui giorni di pioggia qui a Tokyo. Non preoccupatevi, qualcosa da fare si trova sempre – però quando c’è il tifone è meglio se state a casa, che si fermano anche i treni e dopo è un po’ un casino muoversi/ tornare a casa. Ecco dunque una lista di cose da fare per passare il tempo quando piove, senza perdersi nulla di Tokyo.

1. Kinokuniya, Shinjuku. La libreria più grande in cui abbia mai messo piede è raggiungibile direttamente dalla galleria che collega la stazione di Shinjuku a quella di Shinjuku Sanchome, quindi non dovrete aprire l’ombrello nemmeno per un nanosecondo. Otto piani di libri (ce n’è anche uno dedicato interamente ai libri in lingua straniera), manuali, fumetti, riviste e qualsiasi cosa possiate aver voglia di leggere.

2. Qualsiasi altro negozio, ristorante o centro commerciale accessibile dalla galleria che collega la stazione di Shinjuku a quella di Shinjuku Sanchome. Sono inclusi Marui OIOI (abbigliamento, accessori, lifestyle), Biccamera ビッカメラ (elettronica), UNIQLO (abbigliamento basic), BookOFF (libri, manga, videogame, CD e DVD usati), Lumine ルミネ (abbigliamento e accessori femminili), Takano (frutta che vi costerà un rene) e altre millemila cose che vi porteranno via almeno un pomeriggio.

3. Se piove ma non diluvia potete anche pensare di fare un salto all’osservatorio del Tokyo Metropolitan Government Building (Shinjuku). Ci si arriva in una decina di minuti (di cui cinque al coperto) a partire dall’uscita ovest della stazione di Shinjuku, seguendo le indicazioni per Tokyo Tocho Biru 東京都庁ビル. L’osservatorio è aperto tutti i giorni dalle 9:30 alle 23:00 ed è gratuito (al contrario della maggior parte degli altri osservatori di Tokyo), per ulteriori informazioni controllate qui.

SPOILER ALERT

SPOILER ALERT

4. Nakano Brodway, Nakano. Prendete l’uscita nord della stazione e siete subito lì, a percorrere quel lungo corridoio fatto di negozi di vestiti, calzini, elettronica, ramen, sushi, sukiyaki e soprattutto GENTE che vi condurrà senza margine d’errore in quel paradiso per otaku pretenziosi e vintage che è Nakano Broadway. Che stiate cercando i videogiochi a cui giocavate quand’eravate bambini, merchandise di One Piece, action figure dei personaggi della Disney o bozzetti autografati dai vostri mangaka preferiti, Nakano Brodway difficilmente vi deluderà. È un po’ come stare ad Akihabara, ma è tutto conglomerato in un centro commerciale (anche i maid café, sì), e l’aura di vecchiume e mistero che vi investirà ad ogni negozio vi porterà a voler cercare tra gli scaffali, accompagnati dalla speranza di trovare qualche oggetto da collezionisti venduto a pochi spiccioli, qualche ricordo della vostra infanzia, qualcosa. IMG_3567 IMG_3575 5. Due passi nelle vie commerciali (shotengai 商店街) coperte dei quartieri che preferite. Personalmente consiglio spassionatamente Koenji (home sweet home), soprattutto se vi piace andare a spiluccare nei mercatini dell’usato alla ricerca di vestiti vintage ed incredibilmente economici. A Koenji ne trovate ovunque, e trovate anche un sacco di giovani vestiti in modo strano originale per un po’ di sano sight-seeing metropolitano. Se i negozi dell’usato non fanno per voi, invece, puntate allo shotengai di Kichijoji, dove sarebbe più semplice elencare le cose che non potete trovare. Al terzo posto sono praticamente costretta a mettere la via commerciale di Asakusa, dove potete trovare tutto quello che “fa tanto Giappone”. Kimono, yukata, ventagli, sandali, stampe e così via. Decisamente non il mio genere, ma magari è il vostro, chissà. E se poi smette di piovere potete anche fare un salto al Sensoji, imperdibile. IMG_1289 6. Percorrere tutta Tokyo sulla Yamanote. Ventinove stazioni attraversate in poco più di un’ora, paesaggi che cambiano, un posto a sedere all’asciutto (in realtà per il posto a sedere potrebbe volerci un po’, ma perseverate e andrà tutto liscio): cosa si può volere di meglio? E al modico prezzo di un euro! Mettiamo che partiate da Shinjuku. Comprate il biglietto più economico. 130 yen. Timbrate il biglietto. Salite sulla Yamanote, fate tutto il giro, godetevi il paesaggio, scattate qualche foto, quello che volete. Scendete di nuovo a Shinjuku un’ora dopo (o, se preferite, alla stazione successiva). Timbrate di nuovo il biglietto, che verrà divorato dalle macchinette. Macchinette che penseranno che voi siate entrati e usciti nella stessa stazione, o che abbiate percorso solo una fermata. Smooth, cheap and legal.

7. Karaoke. Il karaoke giapponese non potrebbe essere più diverso da quello italiano. Mentre in Italia si parla di cantare davanti a sconosciuti, con basi midi e sentendosi costantemente messi in imbarazzo dai soliti pro che monopolizzano il bar (di solito gli stessi organizzatori delle serate), in Giappone i karaoke sono edifici di alcuni piani che ospitano decine di salette private, dove cantare di fronte ai vostri amici o, perché no, anche da soli. I prezzi si aggirano comunemente sui 1000 yen all’ora (beati quelli che stanno fuori Tokyo, lì costa almeno la metà), con sconti in caso di lunghe permanenze. 2014-10-06 20.01.16 Ci sarebbero altre cose da aggiungere: Ikebukuro Sunshine City, il cinema, i musei, i bagni pubblici… Tokyo con la pioggia non perde la sua bellezza, anzi; i colori si fanno più vivi, l’aria si rinfresca e le strade in parte si svuotano, quindi si può approfittare di un giorno di pioggia anche per visitare luoghi solitamente affollati come il Sensoji, di cui ho parlato prima, le strade di Shibuya (non aspettatevi una Trento di lunedì sera però), Harajuku o Ueno.

Chi ha viaggiato in Giappone ultimamente? Come avete passato i giorni di pioggia?

Buon lunedì a tutti e buona settimana ❤

Una vita in 30kg, o di come preparare una valigia senza troppi sbatti.

Come forse tutti sapranno (e se non lo sapete, sappiatelo), Tokyo ist Krieg se ne ritorna a Tokyo a partire dal 21 marzo. E non ci rimarrà cinque miseri mesi come lo scorso anno. Se ne andrà per restarci.
Sono nel pieno della quarta fase, quella della negoziazione della partenza, e questo significa solo una cosa: è arrivato il momento di preparare la valigia. Meglio prendersi con un po’ d’anticipo, questa volta. Se l’anno scorso mi apprestavo a partire con Alitalia e la sua modesta franchigia da 23kg, quest’anno Emirates mi permetterà di dare il meglio di me e di mettermi alla prova cercando di inserire nella mia Valigia Ottanio i 30kg più significativi della mia vita da continua esule.
È dalla fine del liceo che, per un motivo o per l’altro, viaggio. Non penso di avere una vita particolarmente movimentata, ma lo spostamento fuori sede causa università e il conseguente trasferimento a Tokyo per gli ultimi cinque mesi del terzo anno (nonché la conversazione provvidenziale con un’amica, M.) mi hanno fatto capire che per noi orientalisti è indispensabile una mentalità essenzialmente apolide. Trovo che l’allungarsi innaturalmente verso il cosmopolitismo sia un’azione inutilmente faticosa e sopravvalutata. Io non mi sento cittadina del mondo, anzi. Non mi sento cittadina di nessun luogo e questo mi rende libera e svolazzante come una falena felice (e sì, dai, ci siete arrivati da soli, i vari angoli del mondo sono i miei lampioni).

Dicevamo, mi ritrovo ora nella condizione di dover selezionare i 30kg più importanti della mia vita per poi portarli con me dall’altra parte del mondo. Sarà necessaria una dose non indifferente di tenacia e abilità nella gestione degli spazi, perché l’anno scorso di chili me ne sono portata molti di meno e comunque mi sono dovuta sedere sulla valigia per riuscire a chiuderla.

Prima di mettersi nell’ordine di idee che è ora di alzare il culo e iniziare a impacchettare roba è bene assicurarsi di:
1. Essere rilassati e non avere altri pensieri. E questo implica il prendersi con un po’ di anticipo (nel mio caso una settimana, più o meno), per aver tempo di rimediare a eventuali mancanze e di disfare e ricostruire il vostro capolavoro tante volte quante la bilancia ve ne ordinerà.
2. Non farsi prendere dal panico: se dimenticate qualcosa c’è una buona probabilità che la vendano anche nel posto dove state andando. Corollario: ricordatevi che comprare passaporti o altri documenti d’identità nel paese di destinazione è illegale e perseguibile dalla legge. Cercate almeno di ricordarvi i vostri documenti, su.
3. Aprite la valigia, spalmatela sul pavimento della vostra stanza e chiudetevici dentro. No, non nella valigia. Nella stanza. Imponetevi di non uscirne finché non avrete completato almeno il primo ciclo di riempimento. Per aiutarvi nello scopo mettete della musica convincente e portatevi cibo e acqua.

La chiave per una valigia perfetta è il suo scheletro: non parlo solo dello scheletro fisico della valigia vera e propria, quello che eviterà che alla prima caduta da due metri d’altezza (solo Dio sa che cosa combinano oltre il buco nero alla fine dei rulli del check in) il vostro bagaglio ESPLODA, seminando tutto il contenuto sulle valigie degli altri ignari passeggeri. Sto parlando della gloriosa, indispensabile lista – la prima cosa a cui dovreste pensare nel momento in cui prenotate il vostro biglietto aereo.
Ho ancora salvata nel computer quella che avevo scritto l’anno scorso (e magicamente ero riuscita a non dimenticare nulla che fosse di vitale importanza), ma quest’anno ho deciso di riprovarci andando per categorie o campi semantici, nell’ordine in cui ve li descriverò qui sotto.
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Tutto comincia così.

La prima cosa in assoluto che mi viene in mente se penso a un bagaglio è l’elettronica.
I preziosi attrezzi elettronici di cui sono avida non possono mancare – pena il rimorso eterno. Ho diviso questa prima categoria in due sottocategorie:
a. cose che mi permettono di stare in contatto col mondo: il computer, con cui scriverò articoli noiosi nelle caffetterie, telefonerò ai miei, aggiornerò il blog, perderò ore su Facebook invece di uscire e farmi una vita. Il telefono, con la sim che mi servirà solo per (spero) le prime ore: quando mi stabilizzerò un attimo mi comprerò una sim dati da poter usare fuori casa; l’anno scorso non ne avevo una e vi assicuro che per noi ormai abituati a tutte le comodità dello smartphone uscire a fare due passi coscienti di non avere con sé internet è un vero e proprio incubo.
b. cose che mi permettono di stare in contatto con me stessa: il Nintendo 3DS che ha il blocco regionale e che quindi non posso utilizzare con i giochi giapponesi – quindi verranno con me anche Pokemon X, Fire Emblem Awakening, il Professor Layton e l’Eredità degli Aslant, eccetera eccetera. Verrà con me la PSP che invece non ha il blocco regionale, con FF Tactics e magari Monster Hunter. Il Kindle, che devo riempire di roba (ogni volta mi riprometto che in aereo leggerò un po’, mentre finisco sempre per trascorrere l’intero viaggio tentando di dormire con scarso successo). La fotocamera, con due obiettivi per sopperire a ogni necessità. L’iPod, indispensabile.

Seconda categoria: cose che mi permettono di urlare al mondo che sì, sono italiana.
Una moka, un pacchetto di caffè buono e ODDIO NON DIMENTICATELO MAI, l’adattatore per il gas (quello di metallo a croce per intenderci, ha un nome proprio? Non lo so). L’anno scorso me l’ero dimenticata e ho dovuto cercarlo non poco, trovandolo poi in un negozio specializzato in roba pretenziosa da cucina e pagandolo sui 15 euro (1,30€, nel negozio giù in città a Trento). Magari del peperoncino. Magari un barattolo di Nutella (per stare lontana dal Food Show quanto più possibile, si sa che poi va a finire malissimo).

Cose che mi permetteranno di studiare un po’ di giapponese.
Un sacco di libri che avevo comperato l’anno scorso e riportato in Italia. Libri preparatori per il JLPT N1 (che non ho passato a dicembre per una manciata di punti, sciocca me procrastinatrice), i miei amatissimi libri di grammatica giapponese Makino-Tsutsui, tre libri di Murakami Ryuu letti a metà e lasciati da parte per troppo tempo (vi ricordate la parola tsundoku?). Oh e il dizionario elettronico, che altrimenti non riesco nemmeno ad andare a fare la spesa. Compro raramente cose che non so cosa siano, e dato che al secondo anno abbiamo saltato a pié pari l’unità didattica sulla cucina e sul cibo non ho nemmeno idea di come si dica “spinacio”, per dire.
...merda.

…merda.

Cose che mi permetteranno di mantenere un certo decoro.
Vestiti: non troppi, perché Tokyo è la mecca dell’abbigliamento e so che per quante cose mi porti dietro poi finirei per rivendere tutto in qualche MODE OFF, come l’anno scorso. Era agosto e non mi entrava più nulla in valigia, quindi ho rivenduto circa una ventina di capi d’abbigliamento tra abiti, scarpe, magliette eccetera. Ci ho ricavato ben 440yen, tre euro e mezzo. Ci ho comprato una bandana blu (e guadagnato indescrivibilmente in peso).
Ricordarsi di non dimenticare un completo da colloquio di lavoro. Rigorosamente giacca e pantalone neri E camicia bianca OPPURE tailleur nero E camicia bianca. Provo il mio nuovo completo nel camerino del negozio e mi sento incredibilmente vecchia e incredibilmente stanca.
Scarpe: sicuramente le mie Doc Martens. Un paio di ballerine. Le Lita per trovare sempre un momento di disagio: già sono alta per gli standard giapponesi, poi quando con queste scarpe arrivo a più di 170cm posso guardare il mondo dall’alto tipo Torre Eiffel, ed ergermi sopra la folla e sopra le ascelle nella metropolitana. Non male.
Cosmetici. Promemoria per me stessa: comprare due mascara uguali a quello che ho ora, perché quelli giapponesi sono per chi non ha le ciglia e quindi non vanno una bega.
Uno specchietto.
La pinzetta per le sopracciglia.
L’epilatore della Sunsilk.
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Cose belle che come tutte le cose belle prima o poi finiscono.
Gli assorbenti, di cui ho parlato sufficientemente nello scorso articolo.
Tinte per capelli, che a Tokyo non ne ho mai trovate come piacevano a me.

Cose che mi permetteranno di rimanere viva.
Medicinali. Una borsa piena zeppa di medicinali.
L’adattatore della corrente. Mi permetterà di rimanere viva, sì, riuscite a immaginare arrivare lì, appoggiare il culo sul letto e rendersi conto di non avere dove collegare i propri attrezzi elettronici? Oh, the horror.

Cose che troverò sicuramente il modo di utilizzare.
Degli asciugamani e delle lenzuola (metti che l’industria giapponese che produce l’uno e l’altro prodotto collassi improvvisamente ed entrambe le cose diventino irreperibili, sinceramente non mi va di essere costretta a girare il mercato nero degli asciugamani – dev’essere un posto terribile, pieno di tipi poco raccomandabili).
Un membro quasiasi del mio esercito di alpaca. Sicuramente spenderò il mio primo stipendio in ufo-catcher, ma fino a quel momento ho bisogno della compagnia e della saggezza di uno dei capostipiti del mio fidato Consiglio di Alpaca.
No, generale, tu non puoi venire con me ):

No, generale, tu non puoi venire con me ):

Oh, dimenticavo: cose che mi permetteranno di entrare in Giappone.
Il passaporto (valido), il visto (da un anno e tre mesi, per intanto), soldi. Il biglietto aereo. Il permesso di lavorare part-time (okay posso entrare in Giappone anche senza, ma se non trovo un lavoro non so quanto posso rimanerci).

Ecco, bene o male questa è la versione 2014 della Lista. Vi lascio con un po’ di dati sparsi:
Oggi è lunedì 17 marzo.
La mia valigia si è chiusa per la prima volta ieri, domenica 16 marzo, alle 13:55.
Peso corrente della valigia: 26kg.
Chili che ho dovuto schiacciare sulla valigia per riuscire ad allacciare le cerniere: 70 (grazie, M.)
Tempo trascorso a fissare la valigia vuota con sguardo vacuo, non sapendo da dove iniziare: tra le 3 e le 5 ore.
Volte che riaprirò la valigia da qui a venerdì: tra le 10 e le 15.
Elementi della lista dello scorso anno che ho dimenticato di inserire in valigia: tra i 10 e i 15.
Vestiti che dovrò togliere dalla valigia per farci stare il resto: troppi.
Libri che toglierò dalla valigia per farci stare il resto: neanche mezzo, bitches.
Cose che sono disposta a sacrificare per far spazio a qualcosa di più utile: essenzialmente, la mia salute mentale.

E voi, qual è stata la valigia più complicata che vi siete mai trovati a preparare?
Fatemelo sapere in un commento o sulla pagina facebook di Tokyo ist Krieg!
Buona settimana a tutti e alla prossima (che sarà da Tokyo)!

Cercare una stanza a Tokyo: pseudo-guida sul dove sbattere la testa.

Correva l’autunno dell’ormai lontano 2012. Era appena arrivata la telefonata del dipartimento della mia facoltà che mi informava dell’esito delle selezioni e dunque della mia imminente partenza. In realtà sarei partita nell’arco di cinque mesi, ma cosa sono cinque mesi in confronto a una vita intera? Ovviamente una delle prime cose a cui mi sono messa a pensare (dopo aver chiamato amici, moroso e famiglia praticamente in lacrime e con la voce rotta dall’emozione, dopo essermi fatta i trip su tutte le cose che avrei fatto, dopo aver pensato “Oddio sì, karaoke e cibo giapponese per cinque mesi”, dopo essermi presa a sberle per capire se era tutto vero e dopo aver atteso per sicurezza la graduatoria sul sito dell’università per accertarmi che non si fossero sbagliati) è stata la sistemazione. Mi sono messa in contatto quasi subito con quella che sarebbe diventata la mia compagna di avventura, e Dio solo sa quanto ci piaceva farci i viaggi e immaginare dove saremmo finite. Alla fine L. ha avuto la pessima idea di lasciare la ricerca dell’alloggio in mano a me, quindi per diversi mesi ho sclerato al computer cercando di rispondere alla Domanda su cui si fonda l’intero universo: come trovare una stanza a Tokyo? Sono dunque partita in quarta per dedicarmi a sessioni di browsing giornaliere della durata di dodici ore con l’unico scopo di trovare l’alternativa migliore tra le centinaia di siti che promettono di accomodarti per pochi soldi al mese (ma che poi…)

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Nakano, mon amour!

Warning! D’ora in poi blatererò casualmente e prolissamente dell’iter che ho seguito io per trovare la mia bella casetta, ma se avete fretta o se vi pesa il culo a leggere tutto l’articolo potete scorrere un po’ più in basso dove solo e unicamente per voi ho inserito un riassuntino comodo comodo che potete anche stamparvi e portarvi in giro nel portafogli a mo’ di santino se vi va. Parlerò solo per quanto riguarda Tokyo (anche se qualche agenzia tra quelle che nominerò ha alloggi anche in altre zone del Giappone) ed escludo l’home stay perché non ho avuto modo di sperimentarlo. Also, se avete intenzione di partire per un anno o più sicuramente ci sono alternative migliori e più economiche rispetto a quelle sotto, ma di quelle vi parlerò quando avrò modo di sperimentarle anche io!

Ho scartato i dormitori senza nemmeno pensarci un po’ sopra. La nostra università avrebbe avuto due dormitori (uno maschile e uno femminile), ma non ci siamo potute entrare per una serie di motivi burocratici tra cui “Visto che è il primo anno che riceviamo studenti da Ca’ Foscari facciamo che non vi diamo nessuna borsa di studio e nessuna convenzione, cosa che invece faremo con piacere con tutte le altre università gemellate”. Dire che ho rosicato è dire poco, tutti gli altri studenti in scambio avevano un sussidio di circa 300€/mese e addirittura l’alloggio pagato. Ad ogni modo l’opzione dormitorio non ci allettava più di tanto, punto uno perché quello in particolare era abbastanza lontano da madre Shibuya e pure su una delle linee metropolitane più affollate ever (leggi: Den’entoshi sen). Disponeva però di stanze singole, a differenza della maggior parte dei dormitori in centro dove le stanze sono spesso da più persone. Proprio per questo scegliendo di stare in un dormitorio si riesce spesso a risparmiare qualcosa, a scapito però di un po’ di privacy: infatti, oltre alla stanza che può essere condivisa come no, la cucina e i bagni/docce sono in comune. Chi sceglie il dormitorio solitamente ha la scusa del “massì, tanto ci torno per dormire e basta”.

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Camera da sei persone in uno dei dormitori di Sakura House . Il prezzo è per posto letto.

Ho scartato anche le share-house, sistemazione generalmente favorita dagli studenti che scelgono di trascorrere qualche mese in Giappone. Le share-house sono degli appartamenti più o meno spaziosi in cui la stanza è privata ma la cucina, i bagni e le docce sono in comune con gli altri inquilini, come in un dormitorio. L’atmosfera è tendenzialmente rilassata e solitamente la provenienza degli inquilini è parecchio variegata, il che fornisce un’ottima occasione per trovare nuovi amici da tutto il mondo. Sounds great, huh?

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Tipico layout di una share-house gentilmente offertoci da Sakura House .

Peccato che io e L. siamo due full-time Grinch (nella fattispecie io sono trentina e i trentini sono tutti orsi, si sa), e in quanto tali abbiamo scartato anche l’allettante opzione della casa condivisa con tante simpatiche persone nuove. E poi i bagni in comune. E poi (nel caso di Sakura House) se volevi ospitare un amico dovevi pagare 2,000yen a notte (16€). Io e il mio senso di ospitalità intrinseco che mi supplica di offrire un tetto per la notte a tutti gli amici in difficoltà (e che fa a pugni con l’orso che è dentro di me) abbiamo deciso che non avremmo mai e poi mai accettato questo compromesso.

Allora mi sono messa a cercare degli appartamenti.
 Avevo sentito parlare spesso di Sakura House. Il nome è carino, il sito è tutto rosa e si intona perfettamente a Tokyo ist Krieg, dalle descrizioni sembra tutto perfetto e le foto delle stanze sono a dir poco invitanti. Ottima illuminazione, filtri rossi per dare un senso di warmness (gli stessi che uso io, okayl’hodetto), e sembra tutto pulito. Però, amici, i prezzi. I PREZZI!

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Ci vedete bene, l’appartamento è di 8mq e comprende bagno, cucina e zona giorno/notte. E costa 800€/mese.

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Qui si parla di 13mq e circa 900€/mese.

Insomma, se vivere a Venezia mi sembrava costoso era semplicemente perché non avevo mai visto i prezzi di Tokyo. Ho pensato che dovesse sicuramente esserci un’alternativa più economica, perché è vero che Tokyo costa e va bene, però come dappertutto se ci si allontana un po’ dal centro e se si riducono un po’ le aspettative qualcosa di più adatto alle proprie tasche si trova eccome. C’è anche da dire che Sakura House applica una tariffa aggiuntiva per ogni persona che vive con te (vale anche per le share-house) di 20,000Y/mese: il che significa che se hai trovato una stanza spaziosa a 600€ e pensi che potresti dividerla con un amico per risparmiare, in realtà non pagherete 300€ a testa come dovrebbe essere, ma circa 400€. E poi ho iniziato a prendere un po’ in antipatia Sakura House per via di certi commenti che ho letto su internet (lo so che internet mente sempre, basti pensare alle stronze che su TripAdvisor si lamentano dei resort in Tunisia perché le lasagne fanno schifo e la pasta è scotta). Tutto sommato comunque alcuni miei colleghi hanno vissuto lì e si sono trovati in un ambiente piacevole, pulito e con nulla di cui lamentarsi (apparte la lavatrice a gettoni sul tetto).
 Morale della storia: leggete tutti i commenti che trovate su internet ma non fidatevi di nessuno!


Sono dunque incappata in Tokyo City Apartments, un sito all’apparenza poco ospitale ma che in fondo nasconde un morbido cuore di panna che prende la forma dei nostri amati agenti immobiliari. Anche su Fontana (nome splendido dell’agenzia che gestisce il sito) ho letto delle lamentele su internet, principalmente sulla loro disonestà nel restituire le caparre, la sporcizia degli appartamenti e, in generale, lamentele sui prezzi. La mia esperienza con loro è stata molto positiva: la caparra è ritornata tutta intera (tranne quei 30,000Y che si sono tenuti per le pulizie, ma era specificato sul sito e visto come stavano le cose io e L. non ci siamo dovute nemmeno preoccupare di tirare a lucido l’appartamento intero prima di andarcene), durante tutto il periodo del soggiorno l’unico problema che abbiamo avuto con loro (o almeno, crediamo di averlo avuto con loro) è stato quello dell’immondizia di cui parlavo nello scorso post. E poi appena siamo arrivate la nostra casetta puzzava da morire, ma niente che in una settimana non siamo riuscite a risolvere. Per il resto, anche col fatto che il nostro appartamento era nello stesso edificio dell’agenzia, sono sempre stati molto disponibili ad aiutarci con tutto -dall’aria condizionata che non andava alla lavatrice di cui non capivamo il funzionamento.

Noi per il nostro appartamento di 40mq pagavamo 140,000Y al mese.

Noi per il nostro appartamento di 40mq pagavamo 140,000Y al mese.

Vorrei inoltre aprire un simpatico siparietto sui dieci motivi per cui dovete amare i vostri agenti immobiliari Fontana:
1. Al vostro arrivo vi verranno a prendere in stazione se sarà necessario.
2. Se la vostra casa è distante dall’agenzia, dopo aver firmato il contratto vi ci porteranno col furgone.
3. Vi capiranno e voi capirete loro perché sono tutti stranieri.
4. Sono tutti giovanissimi.
5. Sono quel genere di persone che potreste invitare senza problemi a bere una birra con voi.
6. La caparra ve la restituiscono anche se gli disfate uno dei letti (vedi sempre articolo precedente).
7. Potreste avere la fortuna di vedere Raphael, l’agente immobiliare più bello che abbiamo mai visto, anche se io e L. abbiamo il dubbio che sia emigrato perché ne abbiamo avuta solo una visione fugace.
8. Quando la mattina scendete per andare a prendere la metro loro saranno fuori a lavare il furgone e approfitteranno dell’occasione per dirvi che oggi siete proprio belle.
9. Se per caso vi arriva posta anche dopo che siete partiti (specialmente cose leggermente rilevanti come i risultati del JLPT N2) vi manderanno una e-mail con le scan e la conserveranno finché qualcuno non verrà  a prenderla.
10. Se non siete ancora convinti, guardateli!

Vi voglio bene, Fontana!

Non so se da questo post si sia capito bene da che parte sto. Si è capito?

Insomma come promesso vi faccio un riepilogo sulle tre alternative principali (poi potreste anche trovare da sposarvi per ottenere un visto matrimoniale, oppure vivere in un internet café, o farvi ospitare da degli amici… Insomma le alternative sono infinite. Ma per quelli che si accontentano, vi ricordo che abbiamo:

Alternativa 1: dormitorio.
Prezzo: 200-400€
Vantaggi: il prezzo.
Svantaggi: la poca privacy.
Agenzie per stranieri che offrono dormitori: Sakura House, Tokyocityapartments (Fontana), spesso le scuole di lingua o le università hanno i propri dormitori.

Alternativa 2: share-house.
Prezzo: 300-500€ per una singola.
Vantaggi: possibilità di conoscere nuove persone, solitamente il prezzo è moderato.
Svantaggi: alcune share-house hanno un coprifuoco, la cucina e i bagni sono in comune.
Agenzie per stranieri che offrono share-house: Sakura House, Oak House, Tokyocityapartments (Fontana), Borderless House,

Alternativa 3: appartamenti.
Prezzo: 500-1000€/mese, a seconda di quanti siete e di quanto è grande l’appartamento.
Vantaggi: potete fare i vostri porci comodi.
Svantaggi: il prezzo.
Agenzie per stranieri che offrono appartamenti: Sakura House, Tokyocityapartments (Fontana).

Oggi mi sono resa utile, quindi sono molto soddisfatta di me stessa. Capisco che questo post interesserà a pochissime persone, ma non temete, tornerò presto con i miei svarioni sula metropoli senza capo né coda per i quali continuate a seguirmi (vero?)
A presto, またね!