Sempre a Tokyo, tre anni dopo

Ciao amici, finalmente ho un secondo per aggiornare il blog! Questi ultimi due anni della mia vita sono stati assolutamente frenetici e non ho avuto un singolo momento per respirare! Wow! So busy! Come i giapponesi che magari vorresti anche uscirci assieme ma ti dicono “okay, ti va bene il settordicesimo giorno di pignavera che prima di allora sono impegnato?” e NO non va bene, non so nemmeno dove sarò domani figuriamoci tra più di un mese – che poi impegnato a fare cosa? Dai please non prendiamoci in giro.
Comunque…
Sarà che il 30 maggio 2015 ho aggiunto il primo gioco alla library di Steam e da allora la mia vita è profondamente cambiata.¯\_(ツ)_/¯

Immagino che una gran parte dei miei subscribers abbia perso la speranza di avere mie notizie, ma per quelli che non mi hanno ancora cancellata senza pietà dal feed e per quel centinaio di persone (ma veramente? Non me lo merito ma grazie) che casualmente capitano sul blog ogni giorno ho deciso di scrivere un breve riassunto dei due anni di silenzio stampa appena passati.

Dove eravamo rimasti? Chi ha voglia e tempo può andarsi a leggere l’articolo precedente, che ho scoperto con mio sommo orrore risalire al 17 aprile 2015. Per chi non ha voglia e non ha tempo (che comunque rilassatevi, tanto lo so che poi andate a guardarvi i memes), vi basti sapere che quando ci siamo lasciati ero appena entrata in una senmon gakko (istituto professionale? scuola di specializzazione?) per studiare video game design.

Aprile – Agosto 2015
Il primo semestre è andato tutto sommato benone. Ero una studentessa modello. Era tutto bellissimo, sognavo di fare la game designer, guardavo i siti delle compagnie che mi interessavano con i brillantini negli occhi tipo Lady Oscar, impaziente di scoprire quale futuro mi avrebbe aspettata.

Settembre 2015 – Tokyo Game Show
La Tokyo Designer Gakuin ha un booth al Tokyo Game Show, e verso maggio mi è stato chiesto se mi andava di partecipare come companion (receptionist? Promotional model? Booth babe? L’ultima mi piace, vada per l’ultima). Ho detto ovviamente di sì e per i mesi seguenti sono stata alle mercé delle facoltà di make up e fashion design, dove sono stata vittima consenziente di infinite prove di trucco e parrucco. Anche se fingo di lamentarmi devo ammettere che mi sono sentita un po’ una principessa a farmi truccare/pettinare e cucire un vestito su misura.

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Purtroppo i vestiti erano un po’ trash ma ok.

Sono stati quattro giorni parecchio faticosi, ma la vista sul padiglione di Star Wars Battlefront ha ripagato abbondantemente il dover partire di casa alle 5:30 di mattina alla volta di Kaihin Makuhari e il tornare a casa alle 20 con i le gambe e i piedi distrutti da quei dannati stivali cinesi da 5€ tops.

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Rare OP pic

Ottobre – Dicembre 2015
Ho partecipato al concorso per il nuovo logo di Tokyo 2020. Ovviamente non avevo alcuna speranza di vincere, ma almeno ci ho provato e ora posso scrivere sul curriculum di aver fatto anche sta cosa. Bella zì.

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Il 2015 per il Giappone è stato come il 2016 per il resto del mondo

Marzo 2016

I miei due coinquilini italiani uomini si sono trasferiti e sono stata invece raggiunta da E., una coinquilina italiana donna. Ora viviamo in due nell’appartamento dove prima eravamo in tre, e la terza stanza è stata reclamata da Sua Maestà Sherlock, il mio riccetto burbero.
Nella mia stanza da 4.5 tatami (=7.4mq) siamo io, il mio letto ikea bianco coi cassettoni sotto che altrimenti la roba dove la metto, il mio desktop computer nonché amore della mia vita che lavora senza sosta sulla scrivania ikea pure quella, una sedia girevole e una libreria. Wow. Ogni tanto mi guardo i room tour di qualche vlogger canadese straniera residente in Giappone e maronn regalate dei soldi anche a me vi prego. Un giorno sarà ricca e comprerò tutta Koenji, ve lo giuro.

Aprile 2016

RAGA

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Il 9 aprile 2016 è stato il giorno più bello della mia vita – sono finalmente riuscita ad andare a un concerto degli Avantasia dopo anni in cui loro suonavano in Italia mentre io ero in Giappone e viceversa. Sono andata in solitaria solitudine perché i miei amici a quanto pare hanno tutti dei gusti musicali obiettivamente di merda e insomma che ci vogliamo fare. Comunque è stato meraviglioso. Ora basta fare la fangirl, è passato quasi un anno Anna, get over it.
Oltre a questo episodio che segnerà per sempre la mia vita, in aprile ho anche cominciato a lavorare part time come traduttrice in un’azienda presentatami dalla mia scuola, lavoro che porto avanti tutt’ora e che mi ha costretta a tradurre videogiochi e manga via via più scabrosi. Traduco principalmente interviste ad artisti, articoli sul disegno e making-of vari, ma ogni tanto mi arriva un qualche otome game, e quando sono proprio fortunata riesco anche a mettere le mani su un BL game di qualità. E se non sapete cosa sono i BL game, si tratta di quei simulatori d’appuntamento che hanno come protagonisti personaggi (uomini) omosessuali ma che sono in realtà rivolti a un pubblico femminile. A ognuno il suo. Devo dire che comunque amo il mio arubaito e che sorprendentemente in un anno non mi sono ancora stufata.
In aprile mi sono anche fatta Tinder ma vabbè dai, non entriamo nel dettaglio.

Settembre 2016 – Tokyo Game Show

Anche nel 2016 ho partecipato al Tokyo Game Show, anche nel 2016 mi sono fatta truccare e pettinare (se non la smettono con la cosa dei codini però mi incazzo). Fortunatamente i costumi di quest’anno erano molto migliori di quelli dell’anno precedente.

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Alti livelli di trash comunque

Sfortunatamente non c’era nessun booth si Star Wars Battlefront a confortarmi stavolta, quindi sono stati quattro giorni stancanti e frustranti. In compenso nel padiglione vicino faceva la sua porca figura il mega-booth di Sony, con Horizon Zero Dawn, The Last Guardian (che poi sappiamo che fine ha fatto ma vabbè) e altre meraviglie.

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BANG.

Digressione:

Spero davvero che non vi troverete mai a raccontare, tutto d’un fiato, due anni della vostra vita a qualcuno. Ve lo giuro, sono sicurissima di aver fatto cose, incontrato gente, visto posti… Ma ora che sono qui a guardare i due anni passati dividendoli in mesi/trimestri/semestri mi accorgo che veramente nella mia vita è cambiato ben poco rispetto a quando vi ho lasciati.
Va bene, ho un diploma in più (ho menzionato che mi sono diplomata? Chiedo scusa per gli spoiler) e ho smesso di mangiare carne/pesce, ma per il resto sono esattamente uguale a due anni fa – forse un po’ più incazzata, ma in realtà non ho nessuna ragione in particolare per esserlo. Si cresce e ci si incazza, che ci vogliamo fare.

2017 in generale, anche detto Epoca Moderna:

A dicembre due miei compagni e io ci siamo messi a lavorare sul nostro progetto di laurea/diploma. Molti studenti di character design hanno scelto semplicemente di presentare il loro portfolio o di creare alcune illustrazioni ad hoc, mentre io mi sono messa in testa di voler fare un videogioco. Insomma, ho studiato per due anni come si fanno, i videogiochi! Fortunatamente due compagni programmatori si sono uniti a me nell’impresa, sebbene abbiano lasciato alla sottoscritta carta bianca sia per tutto ciò che riguardava il design che per la trama e l’ambientazione. Ne è uscito un gioco minuscolo, in pixel art, ambientato durante il Proibizionismo americano.

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Prohibition – A Story from the Roaring Twenties

A inizio febbraio abbiamo avuto quella che uno studente normale definirebbe “discussione della tesi”, ma noi siamo una scuola di game design quindi è stata più che altro una live session di gameplays. Il nostro giochino piccino picciò dura sì e no cinque minuti compreso il filmato iniziale, ma per un motivo o per l’altro a quelli della commissione dev’essere piaciuto, perché ci hanno dato uno 奨励賞 (shoureishou, una specie di premio incentivo per quelli che hanno le capacità ma non si applicano ‘nzomma. Story of my life).

La settimana scorsa c’è stata la cerimonia di laurea. 
Hanno chiamato sul palco il migliore studente per ogni corso di specializzazione, e ognuno di loro ha detto due parole per riassumere questi due anni di scuola. Qualcuno si è rivolto ai propri compagni con le lacrime agli occhi, dal palco, dicendo loro みんな、愛している che è proprio tipo “vi amo”. In quel momento mi sono resa conto di quanto un’esperienza del genere possa essere vissuta in modo diverso a seconda della persona. Mi sono resa conto che probabilmente quella persona che ha detto ai suoi compagni “vi amo” continuerà a tenersi in contatto con loro, o almeno ci proverà. Dall’altra parte ci siamo noi di game design che ci conosciamo tutti per nome ma che non ci caghiamo, e che non riusciamo nemmeno a organizzare una bevuta in compagnia il giorno del diploma.

“Scusa, devo proprio andare a lavorare.”
“Eh guarda, devo andare a farmi cambiare l’indirizzo per la bolletta del telefono.”
“Uhhh dai ti faccio sapere più tardi magari, okay?”

Insomma, tra una cosa e l’altra sono in Giappone da tre anni, di cui due spesi alla Tokyo Designer Gakuin. Ne è valsa la pena? Sì, perché ho conosciuto l’azienda in cui tra un paio di settimane inizierò a lavorare tramite la scuola. Ma giusto per quello.
Ammetto che sono stati due anni tranquillissimi e senza troppi sbatti, ma sono anche stata fortunata perché la nostra facoltà è apparentemente la più easy di tutti, prova ne è il fatto che si sono diplomati cani e porci. Quindi se decidete di venire in Giappone e studiare in una senmon gakko mi raccomando impegnatevi e non adagiatevi sugli allori okay?

Ora si vedrà come andrà la mia vita da shakaijin, o membro funzionante della società.

Vi lascio con una foto di un cagnetto che ho spotted a Osaka lo scorso weekend, augurandovi di essere sempre relaxed come lui (o lei, idk).

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