Misteri su misteri, o delle domande a cui il finale di Lost non ha saputo rispondermi.

Ebbene sì. Quasi tre anni dopo aver iniziato Lost, è arrivato il momento di affrontare la puntata finale.
È stato molto illuminante, ma non è ASSOLUTAMENTE possibile che dopo sei stagioni di misteri ancora non abbiano risposto ad alcune domande fondamentali che mi tormentano tuttora. Vediamone alcune.

Voi fan della serie ricorderete sicuramente la puntata speciale della prima stagione dove cinque dei protagonisti, tutti italiani, vanno a mangiare sukiyaki (categoria: roba che devi cucinarti da solo) in un ristorante vicino a Nakano Broadway. Per chi non ricordasse bene l’episodio, ve lo ricapitolo brevemente: i cinque, non essendo particolarmente affamati, ordinano un menù con porzioni di carni e verdure raccomandate per 3-4 persone. La cameriera li guarda perplessa, e come se stesse parlando con dei bambini dell’asilo chiede conferma dell’ordine ricevuto, non essendo sicura di aver capito bene. I protagonisti confermano. La cameriera annuncia che porteranno solo quattro porzioni di riso, perché il menù è pensato per massimo quattro persone. I protagonisti acconsentono, pensando che mal che vada il riso si può sempre dividere in modo da sfamare cinque bocche invece che solo quattro. Aspettano qualche minuto e quando l’ordine finalmente arriva, la cameriera con aria giuliva ricorda che “ご飯はお変わり自由ですね!Gohan wa okawari jiyuu desu ne!“. I sottotitoli recitano “il riso è gratis, quindi quando finite questa porzione potete ordinarne altro quante volte volete!” (lo so, i sottotitoli sono prolissi e di bassa qualità). I protagonisti sono perplessi, e non capiscono perché, se è vero che si possono ordinare quattro porzioni di riso anche per quindici volte, risulti così impossibile portarne cinque già all’inizio del pasto. In tutto il resto della serie non si fa più parola di questo episodio, che è destinato a rimanere uno dei più misteriosi misteri tra tutti quelli presenti nelle sei stagioni. Penso che c’entrino i famosi Numeri, ma non sono sicura. Avrei apprezzato almeno due parole a riguardo nella puntata finale, ma vabbè.

2014-04-20 19.39.00

La mia cena di pasqua, perché sì

Un’altro mistero che sicuramente non vi sarà sfuggito è quello dell’uomo della domenica mattina. So che sapete perfettamente di cosa sto parlando, ma per i soliti profani che si ostinano comunque a leggere il mio fan-blog, ecco i fatti. Nella 3×02, una delle protagoniste che per comodità chiameremo Anna deve andare a fare la spesa alle otto e mezza di una domenica mattina. Percorre le strade deserte che circondano casa sua, popolate ferialmente da bambini che vanno a scuola e vecchietti che discorrono allegramente del tempo, finché il suo occhio non si accorge di una presenza anomala, disturbante, che la porta immediatamente sull’attenti e pronta a colpire. Un uomo si erge in un anfratto della strada, appena fuori da un portone. Ha i pantaloni e le mutande calate e si gingilla senza vergogna, alle otto e mezza di una domenica mattina, fuori dal portone di un quartiere residenziale. Chi è quell’uomo? Di che organizzazione fa parte? Perché si masturba in pubblico? C’è qualche collegamento tra lui e l’uomo che alle due di notte va al supermercato e ne esce soltanto con due bottiglie di passata di pomodoro?
Anche a queste domande non ho trovato risposta.

2014-03-27 19.18.09

Altro cibo, perché come immaginerete non mi andava di mettere immagini a tema.

Proseguendo: nella quinta stagione, dove Anna trova un lavoro, ricorderete il seguente episodio. Sta scoccando il termine della prima settimana di lavoro, sono le nove meno cinque e Anna si prepara a staccare per tornare a casa e riposare un po’. C’è da chiudere i registratori di cassa, contare i soldi e con loro i buoni sconto, che vanno poi strappati da un lato. Una parte si butta e l’altra si conserva in una busta, così l’ultimo che torna a casa li conta ancora una volta tanto per stare sicuri. Siccome Anna lavora da un bel po’ ed è stanca, strappa i buoni e si prepara ad andarsene, quando nota che due suoi colleghi si stanno fermando un po’ troppo a lungo a osservare il suo operato. Terrorizzata pensa, “Oddio, stavolta cosa ho sbagliato?”.
Ebbene, aveva strappato i buoni non dalla parte con lo strappo facilitato, ma dall’altra. I colleghi si guardano e mormorano tra loro, perplessi e divertiti (troppo divertiti, quanto può essere divertente una cosa del genere? Le loro vite devono essere proprio noiose, ndA).
“Ma adesso cosa facciamo? È la prima volta che succede!”
“Non lo so, cosa potremmo fare?”
“Non ne ho proprio idea. Fammici pensare.”
Tre minuti dopo i due convengono che forse è opportuno riparare con lo scotch lo strappo sbagliato e ristrappare dalla parte giusta. Danno ad Anna il permesso di rincasare e si mettono lì, a scotchare i dieci buoni uno per uno, con una perizia che ha dell’incredibile.
Cosa significa questa scena? Perché i buoni non potevano essere strappati dal lato opposto? Qualcosa di terribile si sarebbe verificato se i più anziani ed esperti colleghi di Anna non fossero corsi ai ripari? Confesso che mi sarebbe piaciuto assistere a diversi sviluppi per questa storia, ma ancora una volta il finale di Lost non mi ha accontentata.

Vorrei sottoporre alla vostra attenzione, infine, alcuni fotogrammi che occasionalmente compaiono per tutta la durata della serie.

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Cos’è questo strano festival? Che cosa mi sta a significare? Come si collega a tutto il resto?

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Come ha fatto questa capra ad arrivare sull’isola? C’entra il progetto Dharma?

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E questi chi sono? Perché questi abiti sfarzosi?

E per finire: perché trovo una cosa perfettamente normale e discretamente sensata il comprare il ghiaccio al supermercato?

Lost, un finale aperto ci può anche stare, ma certe cose ce le dovevi spiegare.
Voto alla serie: 2/10

Scherzo. Ho amato Lost, anche se l’ho finito solo ieri – cioè con sei anni di ritardo. Se l’avete visto anche voi mi capirete, se non l’avete ancora visto o non l’avete ancora finito (papà, sto parlando con te) datevi una mossa così possiamo parlarne tutti assieme.
Chiedo scusa per gli intervalli dilatatissimi tra un post e l’altro. Nell’ultimo periodo esco di casa alle otto di mattina e ci rientro alle nove di sera, quindi capirete che non riesco a dedicare a Tokyo ist Krieg il tempo che vorrei. Portate pazienza e seguitemi anche sulla pagina Facebook, dove sono presente un po’ più spesso!

 

 

6 thoughts on “Misteri su misteri, o delle domande a cui il finale di Lost non ha saputo rispondermi.

  1. Io da poco ho finito di rivedere tutto Lost per la seconda volta. Ed è stato bello quasi quanto la prima, davvero, è stato come ritrovare vecchi amici (e poi il trauma di riperderli una seconda volta). E ho apprezzato di più il finale (che già non mi era dispiaciuto la prima volta)..

  2. I tuoi post mi fanno sempre ridere (non quei sorrisini che si fanno quando leggi una cosa mediamente divertente, ma proprio la risata sonora di quando arriva quella frase azzeccatissima davanti alla quale è impossibile trattenersi), e allo stesso tempo contengono grandi verità. Se non è talento questo!
    Per aggiungere mistero al mistero, l’uomo della domenica mattina lo scorso anno si trovava a Kyoto in un venerdì notte primaverile, biascicando cose che suonavano come “Sex, sex”. Cosa avrà voluto dire? Dici che questo aggiunge qualcosa al quadro generale?😄

    • Eccola qui, con la risposta in ritardo di quattro mesi!
      Grazie mille per tutti i complimenti, mi sono quasi commossa!
      Sicuramente l’uomo della domenica mattina è un elemento portante di tutta la serie, bisogna studiarci su meglio. Avvisami su futuri avvistamenti! ;D

  3. Permettimi di svelarti la storia dei buoni (da invalidare, presumo, e quindi da strappare a prescindere da una eventuale linea tratteggiata, no?).
    Si parte da lontano, dalla scuola, che li obbliga a seguire in modo pedissequo le istruzioni.
    Esempio che faccio sempre, perché d’esperienza personale.
    Domanda: dov’è che l’autore spiega il suo pensiero? Trova la frase precisa e scrivi i primi 5 caratteri e gli ultimi 5 caratteri della frase.
    Ecco, se tu lasciassi fuori il punto, il maru, dal computo degli ultimi 5 caratteri della frase, la risposta prenderebbe zero punti. Hai capito, si vede perché la frase è la stessa, ma non hai seguito le istruzioni (ti direbbe qualunque giapponese abbia un minimo di insight sul tema; altri invece non capirebbero nemmeno una tua obiezione: “hai sbagliato, punto”).
    Altro esempio d’esperienza personale… Problema, disegnare un diagramma riassuntivo riguardo un testo. Io uso degli ovali, da cui dipartono una o più frecce, a volte sulle frecce c’è una parola che implica la relazione con il successivo ovale contenente del testo.
    Rosultato… i miei compagni di gruppo cambiano gli ovali in rettangoli, eliminano le parole e usano rigorosamente due o più frecce che escono dal lato inferiore del rettangolo….
    E io chiedo… ma siamo a fine pagina, resta mezzo centimetro, fai partire la freccia dal lato destro del rettangolo… Risposta: “Ma non si può…”

    Insomma, l’educazione in Asia serve a costruire cittadini obbedienti, non cittadini pensanti. Quindi capacità di problem solving ridotta a zero, pochi geni e validi scienziati… in compenso tanta capacità di applicarsi, infinita dedizione (e straordinari a lavoro… a proposito, poco azzeccata – o meglio, giustaper noi, ma ben poco giapponese – la mossa del tornare a casa da sola, solo perché ti è stato detto che potevi).

    Non è razzismo il mio, e se per questo non è nemmeno una mia opinione personale, è anzi un’opinione più che condivisa, a volte – anzi, spesso! – anche in Giappone (e Cina), ma al momento non si intravede una vera volontà, né la capacità, di cambiare proprio nulla (anche perché molti non saprebbero bene dove metter mano, essendo cresciuti con questa impostazione, e non si rendono conto, della reale portata e dei confini del problema).

    • Intanto ti chiedo scusa per la risposta più in ritardo nella storia delle risposte u_u
      E poi ti ringrazio per il tuo intervento come al solito illuminante, dovrei mettere una clausola sotto tutti i miei post del tipo “ehi! Leggete anche i commenti che forse sono più interessanti del post stesso!” ahah.

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