Referrers ist Krieg, o di quello che porta qui i lettori (s01e02).

Avevo scritto dei miei primi referrers qui; il blog era ancora all’inizio (e lo è anche ora, ma un po’ meno) e il numero di persone che veniva trascinata qui da varie ricerche su Google  era abbastanza esiguo. Ora le cose sono un po’ cambiate: ogni giorno la sezione “termini ricercati nei motori di ricerca” si riempie di nuove ed esilaranti domande dirette, accozzaglie di parole a caso, ma anche -perché no, spunti di riflessione e cose a cui mi va realmente di rispondere. Procediamo dunque con (dis)ordine.

Prima categoria: cose sensate a cui rispondo volentieri.

“Ultima corsa metro a Tokyo.”
Troppo presto. Al massimo poco prima dell’una. So che c’era stata una petizione affinché tra Shibuya e Roppongi fosse istituita una nuova linea (non ricordo se metropolitana o di autobus) che continuasse a funzionare tutta la notte, per assicurare la migrazione dei festaioli da un quartiere all’altro, ma alla fine penso che non se ne sia fatto più nulla. Peccato. Tra Roppongi e casa mia ci stavano “solo” 35 euro di taxi – fortuna che ho dovuto prenderlo una sola volta.
Antropologicamente parlando, vi consiglio di prendere l’ultima corsa almeno una volta nella vita. Se riuscirete a muovere la testa mentre ve ne state schiacciati tra centinaia di completi neri puzzolenti, se riuscirete a stare in piedi pur essendo bersagliati da pestilenziali aliti alcolici da ogni lato – allora avrete una panoramica stupenda e affascinantissima del popolo giapponese after midnight.
Stesso discorso vale per la prima metro del giorno, che solitamente sarà molto meno affollata ma comunque ricca di casi umani.

“Cibo italiano che manca all’estero.”
Non lo so, credo che la cucina della mamma sia sempre la cosa che manca di più. Se vi trovate a Tokyo e vi viene voglia di cibo italiano potreste provare a fare un salto nel magico, indescrivibile, gargantuesco e megacostoso Foodshow collocato nel basement floor di Tokyuu, centro commerciale all’interno della stazione di Shibuya. Ho speso almeno un paio di centinaia di euro nel corso del mio soggiorno per Nutella, ancora Nutella, PIÙ NUTELLA, tacos, salsa piccante di Uncle Ben, biscottini, pastasciutta, pesto, passata di pomodoro eccetera eccetera. E io adoro il cibo giapponese. E la pasta a casa nemmeno la mangio.
Mi dicono inoltre dalla regia che se volete la Nutella potete trovarla anche a Shinjuku, in un negozio chiamato Seijo Ishii che si trova all’interno di Lumine 1 (uno dei millantasodici department store del quartiere, buona fortuna).

Bentornata a casa, Anna!

Picture repost #1: Bentornata a casa, Anna!

“Assorbenti giapponesi.”
Ricordo la prima volta che io e L. abbiamo avuto la necessità di procurarci degli assorbenti giapponesi. Avevamo dietro abbondanti scorte di Lines, ma si sa, tutte le cose belle prima o poi finiscono. Pensando “vabbè, in fondo quanto potrà essere difficile?” ci siamo recate nel negozio/profumeria accanto a casa (Ippondo, per la cronaca, un nome e una garanzia) e ci siamo messe a cercare. Cosmetici, prodotti per capelli, deodoranti, spazzolini, pannolini (“ecco, lo sento, ci stiamo avvicinando!”) e, finalmente, il reparto che ci serviva.
È stato proprio come la prima volta che siamo andate a comperare il latte: due povere straniere circondate da milioni di confezioni colorate, una scelta enorme – ma allo stesso tempo niente che ci ispirasse particolare fiducia. E poi non c’erano le gocce che indicavano la potenza dell’assorbente, cioè, come avremmo potuto deciderci? Ci siamo accorte però che sulla confezione c’era indicata la lunghezza: 18cm, 21cm, 23.5cm, 25cm… Ed eccoci lì, come due perfette idiote, a simulare con le mani misure a caso (“no no aspetta, la mia spanna è di 15cm quindi…” “ma scusa, come sai la misura della tua spanna?” “eh oh me la sarò misurata, dai, fidati e zitta”).
Ci abbiamo provato a fare le cose con criterio, lo giuro. Siamo tornate a casa con un pacco per sorte, per un totale di circa cinque pacchi, cercando di convincerci che “sì, la prossima volta andrà meglio”.
Forse non volevate nemmeno saperla questa storia.
Forse volevate solo capire che assorbenti comperare in Giappone.
Vabbè, noi andavamo sui Megami (che significa “Dea”, cioè, come non sceglierli?).
O sennò i Laurier Speed+ (complimenti a chi ha scelto il nome), che sono comodi perché hanno i colori come i nostri della Lines.

IMG_1657

Picture repost #2: gli assorbenti del destino.

“All’estero da sola, mi mancano gli abbracci.”
Ti capisco, ti abbraccio virtualmente da qui.

“Bar host per donne Tokyo/ Donne che vanno a pagamento di uomini a Tokyo”.
L’argomento è così vasto che non sarebbe possibile esaurirlo in un articolo del genere – da qualche tempo pensavo di scrivere qualcosa sull’industra dell’amore giapponese, quindi sfrutterò l’occasione per parlare anche di questo!

“Le ragazze giapponesi e l’alcool”.
Le ragazze giapponesi tendenzialmente non reggono molto l’alcol. Anche i ragazzi non scherzano. E vi giuro che non mi sto inventando tutto, anche fonti ufficiali e serie del calibro di Focus (hahaha) potranno confermarvi la stessa cosa. Tornando alle ragazze giapponesi e al loro rapporto con l’alcol, ho recentemente letto un articolo alquanto sconcertante a proposito, e pare che il numero delle alcoliste tra i venti e i trent’anni sia ultimamente aumentato. Mi viene da domandarmi se le soglie dell’alcolismo nella terra del Sol Levante siano le stesse nostre o se siano direttamente proporzionali a quanto loro reggono effettivamente – no, perché me lo vedo il povero alcolista giapponese svenuto sul suo pavimento di tatami dopo un’overdose di Mon Cherì che qualcuno gli ha spedito per Natale dall’Italia (come al solito su Tokyo ist Krieg, ogni riferimento è puramente casuale). Lo so, l’alcolismo è una cosa seria. Ora la pianto.

“Giappone nuovo gyaru”.
Oh, io amo il nuovo gyaru/ neo gal. Sono troppo vecchia per queste cose e sono decisamente vecchia per il gyaru vecchio (quello di cui vi parlavo qui), ma quello nuovo mi lascia speranza per il futuro. Qui sotto vi lascio un video infinitamente lungo di Kawaii International (esatto, gli stessi che hanno intervistato L. e me ad Harajuku come vi avevo raccontato in questo post) che parla proprio dello stile gyaru (vecchio, nuovo e tutto quello che c’è in mezzo). Guardatelo solo se avete un minimo interesse nella moda e nelle subculture giapponesi o potreste uscirne con il mal di testa e tante domande.

Seconda categoria: cose che mi lasciano perplessa e divertita.

“Occhi storti per i videogiochi.”
Sì, anche a me lo dicevano quando ero piccola – quello e anche che i cartoni giapponesi fanno venire l’epilessia (cosa vera solo quando si parla di questo video dei pokemon).

“Cose magiche Tokyo.”
Tutto è magico a Tokyo!

“Che schifo il giapponese/vivere in Giappone fa schifo/ Tokyo fa schifo / Il Giappone fa schifo/ Non mi piace vivere in Giappone.”
Almeno una ventina di persone sono arrivate su Tokyo ist Krieg digitando queste cose su Google. Sono perplessa. Digitate “che schifo il giapponese”, e poi? Vi aspettate che Google vi dia una pacca comprensiva sulla spalla? Sperate di trovare altre persone che si lamentano online per potervi lamentare assieme? O peggio, siete persone che in realtà amano il giapponese e cercano blog o discussioni di persone a cui non piace per andare a insultarli a caso o a scrivere commenti acidi sui loro blog? Svelatevi, su, che sono curiosa!

“Giapponesi con occhi occidentali.”
Sono tutto intorno a voi, solo che non ve ne accorgete perché non hanno gli occhi a mandorla e quindi li scambiate per occidentali. Forse i vostri amici sono tutti gialli e voi non lo sapete. Forse la vostra intera famiglia è asiatica. FORSE LO SIETE ANCHE VOI.

“Perché i giapponesi vogliono assomigliare agli italiani?”
Perché gli italiani che hanno loro come esempio sono tutti irresistibili e solo un pazzo potrebbe NON desiderare di assomigliare a loro. Conoscete Girolamo Panzetta?  Cito parte di un articolo di Nicolaingiappone a cui penso non serva aggiungere altro: “Il Panzetta, nato ad Avellino il 6 settembre 1962, squattrinato e senza un lavoro tanti anni fa accompagnò un suo amico in Giappone. L’amico tornò in Italia, lui rimase in Giappone e divenne una star. Sembrerà incredibile, uno che se lo senti parlare in Italiano non lo capisci, ha tirato su un impero basato sulla sua immagine d’Italiano. […] Di per sé il signor Panzetta non ha nulla di interessante, né dal punto di vista artistico né da quello qualitativo, ma i canoni televisivi Giapponesi sono completamente diversi dai nostri: Girolamo è “l’Italia” agli occhi dei Giapponesi, che continuano (forse a ragione) a vedere l’Italiano medio come un furfantello furbacchione allegrone mangia-pizza.” (trovate il resto dell’articolo qui)
Insomma, lo capite perché i giapponesi vogliono assomigliare agli italiani? Con esempi del genere…

E poi c'è lui, Francesco Bellissimo, che in questa immagine confessa: "Io e le persone normali lo facciamo cinque volte al giorno". Sì, quello che pensate voi.

E poi c’è lui, Francesco Bellissimo, che in questa immagine confessa: “Io e le persone normali lo facciamo cinque volte al giorno”. Sì, quello che pensate voi.

“Perché le giapponesi sono brutte ma sexy?”
Mmh. Brutte, ma sexy. Punto uno, le giapponese non sono brutte. Punto due, le giapponesi non sono sexy. Parlo dal mio punto di vista, eh. Piuttosto direi che sono belle da morire, ma per niente sexy. Ma cosa volete che ne capisca io di certe cose!

Terza categoria: cose che non ho idea di cosa tu stia dicendo.

“Sciacquone ordine goliardico.”
C’è qualcosa che dovrei sapere e che non so?

“Grandi sboldrate.”
Sono la mia cosa preferita. E a Tokyo nelle sboldrate ci sguazzi.

“Macchinetta achiappadolci di pinza di toys gioco vidio.”
Il senso si capisce ma il modo in cui è scritta la frase mi ha fatto rotolare.

“Mika vespa possato prossimo diner ds mela.”
Scusa, penso di non capire cosa intendi D:

“Cose porno nei treni della metropolitana/sesso sui metro giapponesi/ giapponesi maniaci sessuali / sono una porca che cerco uomini locali non turni a tokyo/ donne che lavano uomini a tokyo sexi / video di uomini che si tolgono le mutande/italiani fak fak sexx/prodotti sexi shop in giappone/quanto costa un paio di mutande usate fetish”
MA DAI, PER FAVORE (grazie per il  “video di uomini che si tolgono le mutande” e “italiani fak fak sexx”, ho riso un sacco).

“Perché un uomo si fa crescere la barba.”
A una domanda del genere non mi degno nemmeno di rispondere. Sapere che qualcuno ha chiesto a Google una cosa del genere mi fa perdere fiducia nel genere umano.

Also: siccome tra qualche settimana riparto e ho delle cose che sarebbe un peccato lasciare qui a casa a prendere polvere, ho deciso di anticipare il giveaway a quando raggiungeremo i 400 “me gusta” su Facebook – quindi forza e coraggio, fate i bravi, like my page e alla prossima!

4 thoughts on “Referrers ist Krieg, o di quello che porta qui i lettori (s01e02).

  1. – *Sono perplessa. Digitate “che schifo il giapponese”, e poi? Vi aspettate che Google vi dia una pacca comprensiva sulla spalla? (…) Svelatevi, su, che sono curiosa!*

    Hai mai fatto caso che alcuni interrogano google come un oracolo, sprecandosi a fare una domanda per filo e per segno invece di cercare parole chiave? Ora, non ricordo la domanda alla lettera, ma ricordo che qualcuno aveva cercato “Cosa devo fare nella vita?” o una cosa del genere.
    La mia risposta sarebbe “innanzitutto impara a usare google”.

    – *Perché le giapponesi sono brutte ma sexy?*
    Se mi permetti di prender sul serio la cosa, penso volesse dire “brutte ma piacciono” o una cosa simile, no?
    Non che sia meno sbagliato… L’idea di “sexy” (sekkushi, eroi, ecc) è vista come negativa e generalmente rifuggita, ma il kawaii è una religione e quelle che per età o …karadatsuki (esiste una parola italiana per renderlo?) non possono aspirarvi, si buttano sul fascino della donna sicura di sé.

    Ad ogni modo, “goditi il momento” (o resisti ancora un po’), con il crescere del blog e l’aumento delle ricerche pertinenti finirai per non visualizzare più queste ricerche… inoltre una buona parte delle ricerche viene ad oggi criptata da google e quelle poche strambe, statisticamente ci finiscono in mezzo con una certa facilità

    *A bit of a killjoy*, che stona davvero dopo un post così divertente, ma ce l’ho nel sangue (la kuchiguse di mia moglie è “kusomajime da naa”), porta pazienza con me^^;;;

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