Dieci cose che dovreste sapere sulle metropolitane giapponesi (terza e ultima parte):

…continua da qui.
Sono consapevole del fatto che per concludere questa trilogia sulle metropolitane giapponesi ci sto mettendo molto più di quanto ci abbia messo Tolkien per concludere la trilogia dell’Anello e per questo mi scuso profondamente. Vi anticipo, breaking news per chi ancora non lo sa, che a partire da marzo tornerò nella mia amata Tokyo per prepararmi e successivamente provare ad entrare a un Master in Japanese Language Education. Questo per dire che probabilmente una voltà lì riprenderò a sfornare articoli a un ritmo un tantino più serrato (e che ci vorrà mai, ora come ora butto fuori qualcosa ogni due mesi).
Negli articoli precedenti abbiamo parlato di come si trascorre il tempo nei treni giapponesi, che tipo di persone vi si trovano, fornito qualche dato pratico riguardo alle linee che scorrono sopra e sottoterra e via dicendo. In questo articolo affronteremo le ultime quattro delle dieci cose che dovreste sapere sulle metropolitane di Tokyo.

VII. Cosa non fare a bordo delle metropolitane: probabilmente alcuni di voi avranno già visto in internet quegli iconici cartelli gialli che vi informano (talvolta in modo discutibile) sui comportamenti che è preferibile non adottare mentre si viaggia in metro. Dal bere, allo scrollare l’ombrello bagnato, all’occupare due o più posti con le proprie borse, al parlare al telefono, le cose da non fare sono davvero tante. Qui sotto alcuni cartelli particolarmente significativi.

Per favore, fatelo a casa. Astieniti dal truccarti in metro.

Per favore, fatelo in spiaggia. Non tuffarti nel treno quando sta per partire, è pericoloso.

Per favore, fatelo a casa. Non assumere comportamenti da ubriachi sul treno (come se uno potesse deciderlo, poveretto).

Per favore, fatelo al bar. Niente sbevazzate nella metro!

Fallo nel tuo giardino (fingere di giocare a golf con l’ombrello bagnato. C’è davvero qualcuno che lo fa?)

VIII. I vagoni per sole donne. Non sono solo un mito, esistono davvero. Nei giorni feriali dall’inizio del servizio fino alle 9:30 l’ultimo vagone del treno sarà riservato alle donne, come non mancano di ricordarci i cartelli strategicamente posizionati di fronte alle porte e all’interno del vagone.

  1. IMG_0341

A seconda delle linee, poi, le carrozze riservate alle donne possono essere riservate solo nel rush mattutino, dalla mattina fino alle 19 oppure dopo le 23. Ad ogni modo non mi pare di aver visto treni con carrozze permanentemente riservate alle donne. Questa misura è stata adottata per ridurre almeno in parte il fenomeno dei chikan, i palpeggiatori che numerosi (o così dicono) si aggirano per le metro approfittando della calca delle ore di punta per afferrare qualche sedere nel totale anonimato. Se qui in Italia un palpeggiatore riceverebbe come minimo due carrelli di schiaffi e altrettanti di parolacce da parte della maggior parte delle donne che lo colgano sul fatto, le donne giapponesi sono riluttanti per quanto riguarda l’urlare al maniaco o semplicemente l’alzare la voce chiedendo più o meno cortesemente di smetterla.
Un fatto curioso è che nonostante la scritta sui cartelli rosa indichi “sole donne”, le carrozze sono aperti anche ai ragazzini fino alle scuole medie e ai vecchietti. Più che un “sole donne” ci piazzerei un bel cartello “vietato l’accesso agli uomini lavoratori e a tutti i ragazzi che stanno vivendo la loro pubertà”. Ci sono tante cose che non capisco sul Giappone, e sicuramente le carrozze adibite a sole donne solo in alcune fasce orarie sono una di queste. Voi cosa ne pensate?

IX. Gli addetti alla metropolitana. In Giappone c’è un lavoro per tutti. Se avete bisogno di un’entrata extra, potreste ad esempio trovare lavoro come osservatore di palloncini o finto ospite ad un matrimonio. Oppure se ve la sentite potreste puntare alla carriera di censuratore di video per adulti. Se invece vi piacciono i treni e la ressa, se non vedete l’ora di sfoggiare con orgoglio la vostra nuova uniforme blu e se vi piace lavorare a cuor leggero senza responsabilità creative di alcun tipo, dovreste proprio inviare il curriculum a Tokyo Metro. Ci sono dei posti vacanti per:
quello che urla. Si mette di fianco al binario e urla. “Tra qualche minuto arriverà il treno. Sta per arrivare il treno. Ecco il treno. Questo è un treno veloce e ci sono dieci vagoni. Attenti al passo.” *uso del fischietto a random* “Non accalcatevi. Il treno sta per partire. Il treno è partito. Tra qualche minuto arriverà il treno.”… e la storia si ripete. Non so quanto durino i turni di questi poveri urlatori, ma spero non più di due ore e spero che che Tokyo Metro provveda ad offrire bevande calde e pastiglie per la gola all’inizio e alla fine di ogni giornata di lavoro.
quello che quando premi il pulsante dell’assistenza alle macchinette dei biglietti… 

la barriera umana. Il compito della barriera umana è mettersi ai piedi delle scale mobili, tra la corsia che sale e quella che scende, con le braccia aperte in parallelo alle scale alla mo’ di vigile urbano. Sembra inutile, vi starete dicendo. Beh, lo è. Penso che idealmente servirebbe a separare i flussi di persone che salgono e quelle che scendono, ma non è proprio a questo che servono le scale mobili? Come se non bastasse, ogni tanto questi addetti ci informano anche che “Questa è la scala che sale. Questa è la scala che scende.” 10L al servizio, come sopra.
quello che spinge. Ne abbiamo già parlato nello scorso articolo: è un duro lavoro ma qualcuno deve pure farlo.

– e poi ci sono quello che ti mette in regola quando sbagli a timbrare l’abbonamento elettronico, quello che ti dice qual è il modo più veloce per arrivare da qualche parte, quello che quando passi preme un pulsantino sul suo contapersone per vedere quanta gente passa dalle stazioni ogni giorno, quello che semplicemente ti osserva. C’è questo e c’è molto altro. E’ proprio vero, you have what you pay for. E forse in Giappone si paga anche troppo per avere troppi servizi inutili 

X. Gli otaku dei treni. Cos’è un otaku? Per farla breve, e non me ne vogliano chi ancora si scanna sulla differenza del significato del termine in Giappone e in Occidente, sulle connotazioni negli anni Novanta e sulle connotazioni oggi, l’otaku è qualcuno ossessionato da qualcosa. In Giappone sono molti gli otaku di anime e manga, gli otaku della fantascienza, gli otaku dei videogiochi. E sì, ci sono anche gli otaku dei treni. Sarebbe forse troppo semplice fare di tutta l’erba un fascio, perché anche qui gli interessi si dividono e ognuno degli appassionati dei treni ha la propria fissazione. Alcuni esempi:
l’otaku della musica dei treni. Ogni stazione ha la sua musica che indica che il treno è in partenza. Non sono altro che poche note, eppure c’è chi ne fa una ragione di vita. Di alcuni di essi sono stati eseguiti persino arrangiamenti orchestrali. Se a qualcuno dovesse interessare, qui sotto c’è il jingle della mia stazione. Che nostalgia!

quello che fotografa i treni, li filma e mette i video su youtube.
quello che ha tutti i modellini, li colleziona, ci spende i miliardi, li fa girare sulle piccole rotaie installate nel soggiorno di casa e rimane a guardarli soddisfatto.
quello che viaggia sui treni. Ma non perché deve andare da un posto all’altro. Semplicemente perché gli piace, e te lo credo. I giapponesi amano i loro treni, e gli italiani hanno Trenitalia.

Ho finalmente concluso anche la terza e ultima parte di queste dieci cose che ho pensato dovreste sapere sulle metropolitane giapponesi. Forse andrete a raccontare qualcosa che avete letto ai vostri amici, forse un giorno verrete in Giappone per toccare con mano, forse siete solo felici perché sapete qualcosa in più di prima o forse avete scorso tutti e tre gli articoli annuendo annoiati e borbottando “questo lo sapevo già”. In tutti i casi grazie per seguirmi sempre nonostante le luuuuunghe, infinite pause. A presto!

2 thoughts on “Dieci cose che dovreste sapere sulle metropolitane giapponesi (terza e ultima parte):

  1. Pingback: Dieci cose che dovreste sapere sulle metropolitane giapponesi (seconda parte) | Tokyo ist krieg

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