Some like it fake: un giro nei sexy shop giapponesi

Disclaimer: in questo post non c’è niente di che, ma se siete tra quelle persone a cui non va mai bene niente e che si scandalizzano per un nonnulla forse è meglio che vi spostiate su una pagina meno conturbante, tipo questa.
Disclaimer 2: vi consiglio caldamente di cliccare su tutti i link ipertestuali inseriti in questo post. O di non cliccarci se fate parte della categoria sopra, ma avete voluto comunque proseguire nella lettura. Poi fate vobis.

So che quando pubblicherò il link di questo post su facebook una mandria di curiosi si affollerà in Tokyoistkrieg per saperne di più su questo aspetto particolarmente significativo della terra del Sol Levante, quindi darò il meglio di me per non deludere nessuno!
…Sono queste le parole con cui avrei voluto iniziare il post, eppure sono costretta a deludervi fin da subito: i giapponesi non sono un popolo di maniaci sessuali come tutte le persone dotate di una connessione internet sono portate a pensare. Certamente in Giappone troviamo fetish che qualsiasi altro paese al mondo farebbe fatica anche solo a immaginare (figuriamoci a concepire), ma nonostante non sia una specialista né una ricercatrice del campo sono abbastanza sicura che la maggior parte della gente sia, in questo senso, normale in modo spiazzante. Mi spiego: gli italiani hanno rapporti sessuali, secondo le fonti più recenti, 108 volte all’anno; i giapponesi viaggiano attorno alle 45. Citando un articolo abbastanza recente intitolato: “Niente sesso, siamo giapponesi” (di S. Piersanti),

Da un’inchiesta condotta dal ministero della Salute con l’organizzazione Family Planning Association, il 34,6 per cento delle coppie sposate giapponesi ha rapporti sessuali una volta al mese e spesso a intervalli anche molto maggiori, sino alla totale astensione da ogni attività sessuale. Il 26 per cento delle donne sposate intervistate ha dichiarato di non aver avuto alcun rapporto sessuale con il marito durante l’anno. Il 44 ha sostenuto che avere una relazione sessuale attiva e duratura è troppo complicato e noioso. «Bisogna alzarsi, farsi la doccia, mettere in lavatrice biancheria e lenzuola. Tutto per cosa, poi? Preferisco far finta di dormire» ci conferma Yomo K., 28 anni, fioraia di Tokyo che, forse, ha un marito un po’ pasticcione.

Questo si concretizza in pochi bimbi, calo demografico, giapponesi in via d’estinzione e altre amenità varie.

Insomma, fa un po’ strano mettere a confronto questi dati e tutto ciò che mamma internet ci ha insegnato riguardo al Giappone come patria delle cose strane e dei gusti sessuali discutibili. Fa strano che il Giappone sia il paese in cui trovare del sesso a pagamento è più facile che trovare un bancomat con circuito Maestro funzionante e fa strano che qualcuno abbia davvero bisogno di sexy shop a sette piani + seminterrato. Io in quel famoso sexy shop ci sono stata, ed ecco che cosa ci ho trovato.
Il negozio è il M’s Pop Life Department di Akihabara, un mostro tutto verde di otto piani (stretti stretti, ma pur sempre otto piani), al cui ingresso ci aspetta un cartello che ci invita, cortesemente, a prendere l’ascensore e ad iniziare la visita dall’alto per non creare ingorghi sulle scale.

Eccolo, il mostro. Foto presa da qui.

Questa sono io perplessa nell'ascensore.

Questa sono io nell’ascensore. Penso che le mie perplessità si possano intravedere anche sotto tutti questi pixel.

Ho appreso solo qualche minuto fa che in quell’enorme emporio delle cose strane non si potevano fare fotografie, e che se fossi stata sgamata mi avrebbero costretta a cancellare tutto. Fortunatamente avevo una complice  (che sprono ad aggiornare il suo blog ogni tanto) che mi copriva dall’alto del suo metro e cinquanta, e dunque godetevi le fotografie più esclusive e malandrine che vedrete mai su Tokyo ist Krieg (o forse no, chissà cosa ci riserverà il futuro).

Ultimo piano, costumi: tra i soliti (e comprensibili) costumi da poliziotta, infermiera, cameriera e scolaretta che penso vadano anche in Italia (anche se non sono così sicura riguardo alle divise da scolaretta) si trovano costumi che ti fanno piegare la testa di lato dalla perplessità: costumi da bagno scolastici interi ed imbarazzanti, incomprensibili magliette a maniche corte a tinta unita senza nessuna attrattiva sessuale, mutandoni da nonna ed altre amenità che non capisco se c’è veramente qualcuno che le compra spendendoci 70 euri o se sono lì per fare un po’ di scena. Ovviamente non possono mancare i costumi delle eroine dei nostri anime preferiti: Sailor Moon, Rei Ayanami di Evangelion, Hatsune Miku e via dicendo. Per tutti i costumi i prezzi si aggirano tra i 50 e i 100 euro, che in alcuni casi possono anche starci ma che in alcuni casi proprio no.

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La mia complice, se non ricordo male, smaniava per il costume da poliziotta. Come biasimarla?

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Non ho capito cosa dovrebbe rappresentarmi il costume bianco e rosso nel mezzo. Any ideas?

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Sì, ai giapponesi piace travestirsi.

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Mutandine su mutandine su mutandine. C’è davvero qualcuno che va da M’s a comprare le mutandine, invece che in uno qualsiasi della miriade di negozi di biancheria intima che affollano Tokyo?

Scendiamo di qualche piano e iniziamo a trovare qualcosa di più “normale”. Sicuramente colpisce l’elemeno visivo: i colori sgargianti, la varietà, scritte su scritte, centinaia di prodotti allineati su scaffali inseriti a forza in questi mini-piani di una ventina di metri quadri. Corridoi larghi un metro che se incontri una persona che arriva dalla direzione opposta devi per forza tornare indietro fino alla cassa per farla passare, o cambiare direzione. Non c’è destra e sinistra, c’è solo avanti-dietro, come nei vecchi videogiochi di Super Mario. Nei corridoi stretti incontriamo stranieri come noi che sghignazzano indicandosi a vicenda le cose più assurde; poi troviamo gli onnipresenti impiegati in giacca e cravatta, che tengono lo sguardo basso e contemporaneamente tengono d’occhio le persone che hanno attorno per non essere viste nei loro acquisti compromettenti; gruppi di ragazze giapponesi (che ci hanno lasciate non poco stupite) che cercavano chissà cosa, e chissà se per loro stesse o come regalo per le loro amiche; infine, qualche sporadica coppia.

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Triggering: ho menzionato che i giapponesi hanno un debole enorme per le minorenni? E per “minorenni” non intendiamo quindicisedicidiciassettenni, intendiamo quella fascia d’età in cui sei in bilico tra scuole elementari e scuole medie (se non peggio). Se dovessi scegliere la cosa che mi disturba di più del Giappone, non sarebbe né la vendita di mutandine usate (vedi più avanti), né gli host club, né gli uomini integralmente depilati. Sarebbe probabilmente il fatto che in Giappone il possesso di materiale pedopornografico per uso personale non è perseguibile per legge. La nostra ex professoressa di letteratura giapponese ci raccontava che quando viveva lei in Giappone, qualche anno fa, le arrivavano via posta dei cataloghi a tema a dir poco orripilanti. Dal 2000 o giù di lì è stata almeno proibita la vendita e la produzione di suddetti materiali, e sebbene il governo abbia iniziato, a partire dallo stesso periodo, a pensare di prendere dei provvedimenti a riguardo, i reati di pedopornografia fanno tutt’altro che calare.
In questa amena cornice di schifo, si colloca tutto il materiale pedopornografico distribuito liberamente sotto forma di anime, fumetti, e tutte quelle cose disegnate e dunque “fittizie” che in quanto tali non possono far male a nessuno, VERO? Eh no, miei cari occhietti a mandorla. Tutto questo è profondamente, innegabilmente e indiscutibilmente SBAGLIATO.
Ora non spaventatevi, praticamente tutti i giapponesi sono delle gran brave persone, ma c’è decisamente del marcio a non condannare la distribuzione di materiali simili.

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La biondina qui presente è giovane, ma non è la più giovane che potreste trovare tra gli scaffali. Sappiate che c’è anche di peggio. Molto peggio. E sì, in questa pastellosa scatolina c’è esattamente quello che stavate pensando.

Una cosa che non capisco è la passione dei frequentatori di questo genere di posti per le mutande anonime e tristi. Basta che sulla confezione ci sia una splendida e formosa donnina con gli occhioni perché i nostri amici segaioli perdano la testa e comprino pacchi e pacchi di anonime mutande a righe bianche e verdi, bianche e rosa, bianche e gialle. Penso che il divertimento stia nel fatto che chi le compra pensa che le mutandine siano davvero appartenute alle ragazze super-kawaii disegnate sul pacchetto. Ad ogni modo, se c’è qualche lettore dalla mente più aperta della mia che sa spiegarmi il fascino di questo genere di biancheria, lo pregherei di lasciarmi un commento qui sotto.

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Secondo la confezione, la ragazza con i capelli rossi è una “carinissima studentessa” (e per fortuna che ce lo assicurano loro). Oltretutto pare che abbiano un “buon profumo”. Creepy.

Un discorso un pochino diverso va fatto per i prodotti qua sotto. Pensavo che fossero altre mutande di pessimo gusto, accompagnate da altri vestiti a caso tipo gonnelline, reggiseni, shorts eccetera, ma per amore della corretta informazione ho esaminato meglio la fotografia e mi sono accorta che fino ad ora non avevo nemmeno idea di cosa avessi effettivamente fotografato. Ebbene, amici miei, sono tutte cose dedicate a un mercato maschile. Cioè. Le indossano gli uomini. C’è proprio specificato che si tratta di “男の娘用” (otoko no ko you), cioè biancheria “rivolta ai travestiti”. Mi vedo questi giapponesi felici, magari capi d’azienda, che tornano a casa, si allentano la cravatta, tolgono la camicia e si infilano un baby doll. Che meraviglia, quante cose si scoprono.
Parentesi, siccome non ne ero sicura ho chiesto a un amico giapponese se le scritte sulle confezioni significassero veramente quello che immaginavo, e lui non ne aveva assolutamente idea. “Ma certo che non lo so, perché dovrei sapere il significato di certe cose?”. Rimango sempre perplessa per quanto certa gente conosca poco della propria lingua e della propria “cultura”, se di cultura si può parlare. Ignorano deliberatamente le cose che ritengono brutte, probabilmente hanno un filtro che fa passare solo gli unicorni, gli arcobaleni e il ramen. Contenti loro!

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Vedete quel cartello verde in alto col prezzo 70,000Y (circa 520 euro)? Si riferisce a qualcosa di non meglio specificato fornito di uretra e vagina, in taglia S e con dei capelli (o peli). I don’t even want to know.

Avete presente le leggende metropolitane secondo cui in Giappone esistono i distributori di mutandine usate? Nonostante le polemiche e l’abolizione della maggior parte dei distributori automatici che fino a qualche anno fa potevano essere tranquillamente trovati per strada tra un distributore di sigarette e uno di bevande analcoliche, queste macchine infernali possono essere trovate abbastanza facilmente nella maggior parte dei sexy shop. Solo una cosa mi lascia perplessa (solo una, CEEERTO): il prezzo. Mille yen (8 euro) sono decisamente poco per un paio di mutandine usate che nei negozi specializzati vengono a costare, ai poveri maniaci sessuali repressi che ne vanno in cerca, almeno cinque volte tanto. Il motivo di questa svalutazione? Posso solo immaginare, ma mi viene da pensare che forse vengono fornite senza la foto della ragazza che teoricamente le ha indossate. Boh. Non si sa. Mi informerò (o anche no).

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Loli-panties. I have no idea, a me sembrano solo mutandoni da nonna.

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Tenetevi forte, gente. Seiri-panties, ossia “mutandine da ciclo”. I HAVE NO IDEA.

Per rimanere in tema, concludo con questo video carino che ci insegna a non fidarci di niente e di nessuno (il fatto che il “maniaco” sia occidentale rientra perfettamente nella cornice di pensiero giapponese secondo cui “no, noi non facciamo queste cose”). Enjoy!

Anche per oggi chiudo il post con la sensazione di aver lasciato un po’ tutto a metà. Ce ne sarebbero di cose da dire sull’industria dell’amore e del sesso in Giappone, ma forse è il caso di posticipare la seconda parte a data da destinarsi (mi piacerebbe avere più fotografie e video autentici da mostrarvi, quindi magari la prossima volta che torno via…)
Grazie di seguirmi sempre, spero che questo post particolare non abbia offeso o scandalizzato nessuno, ma non dite che non vi avevo avvisati! Abbracci a tutti e alla prossima!

PS. Mi sono accorta di quanto tendo a fare di tutta l’erba un fascio parlando sempre di “i giapponesi questo, i giapponesi quello, i giapponesi pensano…” eccetera. So che in realtà sono tutti diversi, come siamo tutti diversi anche noi italiani. Però gente, non posso mica fare ogni volta un sondaggio d’opinione tra milioni di persone per darvi tutte le informazioni belle precise. Prendete le cose così come ve le racconto, e non fateci troppo caso.

9 thoughts on “Some like it fake: un giro nei sexy shop giapponesi

  1. Mmm, penso che il fascino delle mutandine anonime stia proprio nel fatto che siano tali! Che puoi immaginare chiunque incontri per strada con quelle lì addosso; da un lato hai una certa APPARENTE innocenza e dall’altro riesci ad eccitarti con una cosa anonima e reale: un bel vantaggio!

  2. Oltre agli stranieri sghignazzanti e i commessi noi ci siamo beccati i “clienti abituali” credo, con tanto di cestino mezzo pieno (uomini sulla quarantina in giacca e cravatta) O_O

  3. Io AMO le shimapan. Ne prendero’ a tonnellate. *Muahahah* Amo questo post. Comunque anche la sukumizu la capisco, visto che ne bramo una da mesi. =^= Tristi le dichiarazioni della fioraia comunque X°°°

  4. Intanto grazie per avermi citata❤ Ormai ho esaurito le parole per esprimere il disagio nei confronti di questa realtà del Giappone….e ai giapponesi mi sento solo di dire "state zozzi e smettetela di farvi pare!". Avevo rimosso la varietà di oggetti malsani presenti in quel posto😄

  5. Annina, leggendo questo tuo post interessante mi è sorta una domanda un po’ controversa. Sono d’accordo che sia alquanto spaventevole che il possesso di pornografia girata con bambini “veri” non sia perseguibile. Per quanto riguarda i bambini “disegnati”, mi chiedo se sia davvero cosí terribile. è una domanda vera e non retorica. Voglio dire: Mi è stato insegnato all’universitá che una persona non puó fare assolutamente niente per decidere il proprio orienamento sessuale. C’é chi è omossessuale, chi è eterosessuale, alcuni si eccitano solo a vedere vecchiette/vecchietti (sí, esiste anche questo). I piú sfigati di tutti diventano pedofili. Essere pedofili vuol dire principalmente solo essere attratto sessualmente dal corpo infantile. Non aver abusato di bambini. I pedofili che alla fine violentano poveri bimbi sono assolutamente rivoltevoli. Ma quelli non danno retta ai loro impulsi e lasciano stare i bambini in carne ed ossa, non hanno fatto niente di male. Hanno solo una sfiga della madonna, perché mai nella loro vita potranno avere un rapporto sessuale appagante e perché essere come loro è non solo proibito ma anche abbastanza “mostruoso”. Allora io mi chiedo: è davvero cosí terribile rendere disponibili delle storie pornografiche con bambini “disegnati”? Almeno non fanno male a nessuno e sono un piccolo sfogo per questi disgraziati. Poi, questo è solo un punto di vista. Forse quei fumetti fanno piú danni che bene. Peró mi è venuto in mente cosí. (P.S. Non centra niente, ma leggere questo post mi ha fatto venire in mente i bei vecchi tempi xD) tua Luna

    • Ciao dolce Luna,
      sono d’accordo con te su tutta la linea, nessuno sceglie il proprio orientamento sessuale. Però converrai con me che una persona che trova sessualmente attraente un bambino è molto più creepy e rivoltante di una persona che trova sessualmente attraente un vecchietto. Il problema non è tanto la disponibilità di materiale pedopornografico “fittizio” che come hai detto non fa male a nessuno e con cui questi poveri cristi possono sfogarsi, ma il fatto che i prodotti pedopornografici o anche semplicemente le immagini disegnate di bambine succinte e “invitanti” siano così tanto sdoganate (oltre che nei sexy shop, anche in anime, videogames, manga, pubblicità) che temo il fetish possa arrivare a raggiungere una fascia di popolazione molto più vasta rispetto a quella che, mettendola giù nuda e cruda, è “nata pedofila”.
      Non lo so, la cosa mi inquieta.
      Però qui l’esperta di psicologia sei tu, probabilmente hai ragione su tutto!

  6. Beh, non mi intendo poi molto di pedofilia e non sono affatto sicura di avere ragione ma il pesiero mi è sorto spontaneo. Sí, alquanto creepy per il resto. E sí, fare troppa propaganda con disegni di sexy bimbe delle elementari sembra scandaloso abche a me. Un saluto e un abbraccio grande❤ Luna

  7. -“Non ho capito cosa dovrebbe rappresentarmi il costume bianco e rosso nel mezzo. Any ideas?”
    -> trattasi di costume da “race queen”. La Endless e’ un famoso logo in questo campo ma la versione bianca non l’avevo mai vista. Molto piu’ carino il costume blu. (cercare con google “endless RQ” per vederlo)

  8. Ciao,non sono convinto che manga o anime con rapporti con bambini o ragazzini possano essere considerati pedopornografia, sono disegni, è poi io ritengo sia meglio che chi ha questi impulsi repressi si sfoghi su un giornaletto dove può trovare quello che vuole piuttosto che trovarlo in un bambino vero;sicuramente si capisce che sono di larghe vedute🙂

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