Dieci cose che dovreste sapere sulle metropolitane giapponesi (seconda parte)

…continua da qui.
Ci siamo lasciati quasi tre mesi fa dopo aver parlato di fauna metropolitana, gente che dorme e scale mobili che girano al rovescio. In questi due mesi ne sono successe di cose: ho trascorso l’ultimo periodo in Giappone, ho dato l’addio (o almeno l’arrivederci, che fa meno tristezza) a tutti i miei amici dagli occhi a mandorla, me ne sono tornata in Italia a riabbracciare amici e conoscenti ed a fare il pieno di spritz e pizza, sono ripartita una settimana per la Tunisia ed ora sono tornata di nuovo e sono ufficialmente sotto tesi triennale.
Dopo questo quasi-obbligatorio ed ermetico riassunto, possiamo proseguire proprio da dove ci eravamo fermati con altre tre cose delle dieci che dovreste sapere sulle metropolitane giapponesi. Premetto che il post sarà scritto utilizzando il tempo presente, in quanto frutto di pagine di appunti scritti quando ancora ero lì.

Numero quattro, la corsa ad ostacoli per il posto a sedere.
Nelle ore di punta, quando gli addetti alle metropolitane (di cui parleremo profusamente nel prossimo post) sono costretti a spingere con la forza i poveri passeggeri all’interno del vagone, che si trasforma prevedibilmente in un puzzolente e scomodo carro bestiame, accaparrarsi un posto a sedere è sempre una priorità e può trasformarsi in una questione di vita o di morte. Lunghi ed intensi studi sono stati fatti fino ad ora, e turns out che ci sono diverse tecniche provate e sperimentate per conquistare l’ambito cuscinetto vellutato da mettere sotto ai propri stanchi glutei. Un po’ perché sono pigra ed un po’ perché non saprei assolutamente dire di meglio, lascio l’analisi vera e propria a quel genio incontestato che è SirDic, che nel suo blog assolutamente da leggere da cima a fondo esamina tra l’altro quattro tecniche superefficaci e con cospicue possibilità di successo.

Punto number five, trascorrere il tempo in metropolitana.
I passatempi in cui si dilettano i giapponesi nel tragitto tra casa e lavoro o tra casa e scuola sono i più disparati, ma un buon 80% comprende l’uso di attrezzi elettronici: non si può parlare al cellulare per rispetto degli altri passeggeri (ma nel frattempo la domenica mattina i rappresentanti dei partiti politici vengono a urlare sotto casa tua, e mentre cammini tranquillo a Shibuya può passare un camion con la musica sparata a mille di qualche fenomeno del momento -musica che non voglio sentire, grazie-, e ci sono megaschermi che urlano pubblicità e trasmettono gameplay a tutto volume ad ogni angolo di Akihabara: un po’ di coerenza, Giappone?) quindi una buona metà della gente che si vede con un cellulare in mano sta usando Line (servizio di messaggistica instantanea simile al nostro decadente Whatsapp) o qualche social network (Facebook e Twitter i più popolari), mentre un quarto si sta trastullando con qualche giochino malsano e distruggi cervello del tipo “metti in fila le bolle e sconfiggi il boss” eccetera.  Parliamoci chiaro, io dico “cellulare” ma intendo “iPhone”: qui vanno alla grande, anche con la scusa che te li vendono con un contratto ad abbonamento e quindi sono abbastanza convenienti, e poi la mela (APPURU, dall’inglese “apple” storpiato come solo i giapponesi sanno storpiare) è uno status symbol potentissimo. Insomma, iPhone ovunque, e non passa giorno in cui qualcuno non mi chieda “Come mai hai un Samsung e non un iPhone?” (apparte i coreani, loro solitamente mi battono un cinque entusiasta). Rimane l’ultimo quarto fosco di utenti, e per questo ultimo quarto va fatto un discorso a parte: per preservare la propria privacy, in Giappone sono in vendita apposite pellicole oscuranti che proteggono il proprio telefono dagli occhi indiscreti della gente (spesso e volentieri: I MIEI), quindi purtroppo sono costretta a darvi informazioni incomplete: posso solo immaginare (e potete anche voi, orsù).

Chi non ha un iPhone in mano di solito ha una PSP o un Nintendo DS (e varianti). Mi si è stretto il cuore a constatare come qui il videogiocare non sia bollato come un passatempo da poppanti, e dentro di me faccio i salti di gioia ogniqualvolta noto un composto impiegato sulla trentina che allena i propri pokémon con amore, e non nascondo di passare viaggi interi ad osservare in modo molesto gli schermi di quelli che giocano ai music games con la maestria di veri e propri pro-gamer.
Poi ci sono quelli che leggono libri. Qui la maggior parte dei libri esce in un miniformato, poco più grande di una Moleskine classica, proprio per permettere la lettura agevole anche in luoghi affollati o scomodi. Di conseguenza i volumi più lunghi vengono divisi in due o tre parti, cosa indiscutibilmente scomoda ed esteticamente disturbante (vabbè ho capito, è solo un mio problema), ma senza dubbio dotata di una sua comodità. Una cosa che ho notato è che qui tutti usano una sovraccoperta neutra: per non rovinare il libro o per non far vedere agli altri che cosa si sta leggendo? Personalmente non ne sono sicura, ma la seconda ipotesi si è fatta ormai largo nel mio cervello ed ora fa fatica ad uscirne.
Visto che siamo in Giappone, ovviamente ci sono quelli che leggono i manga: inutile ripetere il discorso fatto sopra riguardo a come viene visto in Italia il leggere fumetti e come viene visto qui. Una cosa molto carina è collegata alla rivista Shonen Jump, un settimanale che raccoglie gli ultimi capitoli usciti dei manga più popolari prima che escano raccolti monograficamente. Stampato su carta riciclata e di qualità non proprio eccelsa, Shonen Jump è molto economico (circa 200yen per 300 pagine), e non è raro che chi ha finito di leggere i capitoli a cui è interessato lasci il volume in metro, a disposizione di chi lo vuole leggere dopo. Poi ci sono anche gli stupidi gaijin che approfittano della gentilezza –anche qui è tutto da vedere eh, gentilezza o semplicemente poca voglia di portarsi in giro volumi di trecento pagine- dei giapponesi e si prendono i volumi per portarli in regalo ai propri amici squattrinati (non sto parlando di me eh, come vi salta in mente?), ma quello è un altro discorso.
Last but not least, ci sono quelli che si leggono i porno o sfogliano riviste erotiche per appuntamenti. Spesso ma non sempre si tratta di signori sulla cinquantina, per nulla messi in imbarazzo dalla mancanza di pellicole oscuranti apposite che, anziché i cellulari, proteggano anche suddette riviste.

Prendere un treno a Tokyo è una passeggiata.

Punto sei: cifre e dati seri.
E’ giunto il momento di fare un discorso un attimo più tecnico sul sistema dei treni della capitale. Occorre premettere che sebbene in Italia la distinzione tra metropolitane e treni sia abbastanza netta, non si può dire la stessa cosa qui in Giappone. Entrambi, in linea di massima, hanno i sedili rivolti verso il centro del vagone, entrambi viaggiano all’incirca alla stessa velocità (fatta eccezione per i treni superveloci fatti per le lunghe distanze, uno su tutti lo Shinkansen, che purtroppo non posso permettermi a causa della mia condizione di studentessa squattrinata), e la differenza principale si può dire essere la compagnia a cui la vettura fa riferimento. A Tokyo ci sono nove linee appartenenti alla Tokyo Metro e un casino di trentuno linee appartenenti alla JR East. Un così grande numero di linee da vita a un immenso labirinto sotterraneo che è difficile anche solo da immaginare. Chilometri e chilometri di binari, decine di svincoli che si articolano su numerosi piani (basti pensare che la Fukutoshin, la linea metropolitana che corre più in profondità, è al quinto piano sotterraneo; viaggia a una media di 27 metri sotto terra arrivando di tanto in tanto a ben 35 metri!), stazioni che si estendono da un quartiere all’altro e che si concretizzano in centri commerciali, luoghi di ritrovo, autentici punti nevralgici che vanno a sostituire le nostre piazze (tra l’altro inesistenti a Tokyo, non sono sicura che valga anche per il resto del Giappone). Incredibile pensare che qui i treni non facciano quasi mai ritardo, e dico “quasi” perché ovviamente le eccezioni ci sono: siamo nel mezzo della stagione delle piogge (梅雨, tsuyu), e anche se quest’anno sembra che siamo stati in parte risparmiati basta un temporale per far ritardare le linee che corrono in superficie. A questo si aggiungono i frequenti suicidi (sbrigativamente liquidati dai pannelli informativi come  “incidente con danni alle persone”) e la conseguente “pulizia” di binari che ovviamente porta via tempo e fa ritardare. Mi è anche stato detto che recentemente, nelle stazioni minori e quindi senza barriere protettive, non è così raro che ragazzi e persino bambini troppo presi dal proprio cellulare non si accorgano del pericolo e cadano sui binari. Insomma, i ritardi ci sono, anche se spesso sono piccolezze tra i due e i dieci minuti: resta il fatto che si tratta di un divario allucinante con le condizioni della nostra amata Trenitalia, con la quale per ogni viaggio è meglio calcolare un “margine di errore” tra i trenta minuti (se vogliamo essere ottimisti) e le quarantotto ore (in caso di neve e sciopero contemporaneamente). Japan, live long and prosper!

Continua qui.

Chiedo scusa per il post un po’ smorto e per l’assenza di approfondimenti, link ipertestuali e fotografie fatte dalla sottoscritta, ma ultimamente va così. Spero comunque che la lettura vi sia risultata piacevole!
Alla prossima con (in ordine casuale) i miei nuovi simpatici referrers e la terza ed ultima parte della serie dedicata al mondo delle metropolitane giapponesi!

 

3 thoughts on “Dieci cose che dovreste sapere sulle metropolitane giapponesi (seconda parte)

  1. Il post è molto bello (anche quello prima) e molto vero, per quello che so, da frequente viaggiatore in giappone. E appena ho l’occasione lo linko dal mio blog o lo twitto. Aggiungo solo tre cose, la prima secondo me importante, la seconda futile, la terza di servizio
    1- Potrebbe essere l’ultimo punto. Il sistema metropolitana/treni è talmente capillare e conveniente che molti dei miei amici di Tokyo/Yokohama non solo non hanno l’auto, ma nemmeno la patente. Chi ha l’auto spesso la usa solo nel weekend. Infatti nonostante sia una città enorme a Tokyo il traffico c’è, ma non ci sono quegli ingorghi assurdi di New York, Parigi, Los Angeles, Londra.
    2-A Tokyo ci si allinea a sinistra, a osaka a destra
    3-Potresti aggiornare il post numero uno con un link al post numero 2 così dal mio blog o dalla mia pagina facebook posso linkare solo quello?^^

    • Ciao! Grazie mille per il commento, mi ha fatto molto piacere😀
      Hai proprio ragione, anche la maggior parte dei miei amici (almeno quelli di Tokyo) non ha la macchina. Diverso è il discorso per le prefetture vicine, dove gli spazi si allargano così tanto che come succede nei nostri paesini avere la macchina è quasi obbligatorio – anche se c’è chi si arrangia con la bici, cosa che approvo.
      Non sono ancora stata ad Osaka ma avevo sentito che le cose lì girano diversamente! Chissà come mai poi.
      Ho messo il link nel primo post come mi hai chiesto, ti ringrazio in anticipo per la tua futura condivisione ;D

  2. Pingback: Dieci cose che dovreste sapere sulle metropolitane giapponesi (prima parte) | Tokyo ist krieg

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