Dieci cose che dovreste sapere sulle metropolitane giapponesi (prima parte)

Pre-disclaimer: dopo aver finito di scrivere questo post mi sono accorta che è uscito lungo quanto una tesi di laurea triennale di Ca Foscari, quindi per comodità e per permettervi di somatizzare il tutto ho deciso di dividerlo in tre parti.

Disclaimer: questo ed i prossimi due post saranno i post più divaganti che abbia mai scritto. La loro lettura richiederà uno sforzo psichico e fisico notevole, quindi assicuratevi di non essere già stressati di vostro, preparatevi un caffè, mettete della buona musica -consiglio gli Shonan no Kaze– e sedetevi comodi, pronti a non farvi troppe domande sul filo logico dei pensieri della sottoscritta.

Una delle cose più interessanti da fare a Tokyo è senza dubbio salire su una metropolitana. Ogni vagone rappresenta in piccolo uno spaccato di società giapponese, le sue dinamiche, la sua discutibile magia; è un mondo così affascinante che ho deciso di dedicarvici il primo post dopo quasi un mese di silenzio (al solito, chiedo scusa per il ritardo), presentando al mio modesto pubblico una lista di dieci cose che dovreste assolutamente sapere sui treni della metropoli. Cominciamo con le prime tre:

La fauna. A seconda delle diverse fasce orarie si trova la gente più disparata:
Tra le 7 e le 10, la gente che va a fare il proprio dovere: kaishain (uomini che lavorano in azienda) in giacca e cravatta, studenti e studentesse, office ladies con le loro graziose borsine per il pranzo.
Attorno a mezzogiorno, le signore di mezza età che sfoggiano i loro amabili kimono, graziosi quanto scomodi, e siedono vicine a piccoli gruppi ridacchiando di tanto in tanto in modo composto, con la mano davanti alla bocca per non scoprire i denti.
Tra le 16 e le 18, le orde di bambini ed adolescenti in divisa che tornano da scuola.
– Fino alle 22, gli studenti dei club sportivi e musicali che hanno fatto pratica fino a tardi e che si trascinano dietro borsoni più grandi da loro contenenti racchette da tennis, violoncelli, mazze da baseball, tastiere, cadaveri fatti a pezzi (deformazione della realtà dovuta all’abitudine, colpa del dannato maniaco che vive across the street e che probabilmente è frutto delle mie fantasie e della visione del film Audition).
– Tra le 22 e l’ultima corsa, troviamo quello che rimane dei kaishain di prima: ormai senza più giacca, con la cravatta allentata ed il sangue pregno di alcol, la parlantina strascicata e la risata facile, o in alternativa gli occhi socchiusi sul ciglio di questo e quell’altro mondo, la bocca leggermente aperta e il cervello scollegato.
– La mattina presto è senza dubbio la fascia oraria più antropologicamente interessante: tra le 5 e le 6 troviamo infatti quelli che potremmo paragonare ai tupperware con gli avanzi del giorno prima che troviamo nel frigo nei momenti di bisogno. Questi avanzi di società giapponese sono divisi tra quelli che hanno perso per sbaglio l’ultima corsa della sera prima, i giovani che hanno ballato nei club fino all’alba e che ora si reggono malamente agli appositi sostegni vacillando sonnolenti (presente!), vecchie signore che si sa, come in Italia la mattina non riescono a dormire fino ad un orario decente e devono dunque trovare un diversivo per tenersi impegnate e mezzi-fantasmi dal sesso e dall’età imprecisata che, eretti ed impalati nel bel mezzo del vagone, senza alcun sostegno, con gli occhi chiusi ed un’aura a dir poco inquietante dondolano avanti e indietro seguendo l’ondeggiare della metropolitana; sono più di là che di qua, queste opere d’arte mobili (cit. Andrea Dipré), che non si sa come non perdono l’equilibrio e anche quando pensi che stiano per rovinare al suolo riescono, sempre con gli occhi chiusi ed il respiro pesante, a spostare veloci un piede e regolare così il proprio baricentro. Magia.

2. La gente dorme sempre. SEMPRE! Tra gli altri motivi c’è il fatto che qui gli uomini lavorano dalle otto della mattina fino alle dieci la sera (senza in realtà combinare molto più di quello che combiniamo noi italiani tra le nove e le cinque) e le donne devono svegliarsi due ore prima del dovuto per mettersi tutte le schifezze possibili e immaginabili in faccia: colla per le palpebre, ciglia finte, creme su creme, cerone e chi più ne ha più ne metta. Chi non si trucca come Moira Orfei deve preparare il pranzo al marito ed ai figli, e si ritrova a svegliarsi presto comunque. E allora eccoci, al mattino al pomeriggio e alla sera, su tratte di un’ora e mezza come nei cinque minuti compresi tra due o tre fermate, il giapponese medio dorme. Si siede e dorme: la testa collassa in avanti dando vita a una figura distorta ed inquietante (sì, mi inquieta tutto, colpa di The Ring e The Grudge che hanno segnato la mia vita per sempre), oppure collassa da un lato appoggiandosi molesto alla spalla del giapponese vicino che talvolta si presta volentieri ad essere involontario cuscino mentre a volte si alza e si sposta, lasciando la povera creatura addormentata a collassare ulteriormente sul sedile affianco per un buon sonno ristoratore. Ma attenzione, il giapponese medio si risveglierà puntualmente alla propria fermata: non ha una sveglia, non ha nessuno che lo chiama, lui ha la sua fermata nel sangue e la sente arrivare, come  una vecchietta col male alle ossa sente arrivare il cattivo tempo. Ed ancora: magia.
Vi rimando allo splendido blog di Kirainet per vedere alcune fotografie meravigliose di giapponesi che dormono, purtroppo non dispongo di materiale personale.

3. Le scale mobili. Non solo nelle metropolitane, a Tokyo quando si sale su una scala mobile con l’intenzione di piantarsi sul gradino e farsi trasportare pigramente fino in cima, per buona educazione ci si allinea tutti a sinistra. Se qualcuno ha fretta e vuole percorrere le scale camminando, lo fa dal lato destro: il contrario rispetto all’Italia, e vi lascio immaginare i casini che combinavo le prime settimane quando tutta convinta piantavo i piedi a destra e i giapponesi, tutti imbarazzati perché troppo educati (o cagasotto) per chiedere ad uno straniero di muovere il culo e spostarsi dall’altra, entravano in panico e sfoggiavano numeri da circo per aggirarmi senza causare ulteriore stress sulla scala mobile. O in alternativa restavano impalati dietro di me sperando che prima o poi mi decidessi a camminare anche io. Illusi! Nelle metropolitane, il senso di alcune scale mobili cambia a seconda delle ore del giorno: ascendenti la mattina e discendenti alla sera, trasformando quello che già è un labirinto nella scuola di magia e stregoneria di Hogwarts (“alle scale piace cambiare, cit Hermione). Di nuovo, magia.

Per oggi mi fermo qui, alla prossima -che spero non sarà troppo tardi.
Tanti abbracci!

Continua qui!

7 thoughts on “Dieci cose che dovreste sapere sulle metropolitane giapponesi (prima parte)

  1. In effetti quelle benedette scale mobili mai che andassero dal verso giusto ò_o
    Comunque dormire in metro è estremamente contagioso.. Mai dormito così bene!

  2. Pingback: Dieci cose che dovreste sapere sulle metropolitane giapponesi (seconda parte) | Tokyo ist krieg

  3. Pingback: Guida alla metropolitana di Tokyo | orizzonti

  4. Pingback: Guida alla metropolitana di Tokyo - Orizzonti

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