Cose che mi mancano dell’Italia dopo 50 giorni all’estero.

Il titolo del post dice già tutto: per quanto il Giappone sia una figata (con i suoi pro e i suoi contro, sia chiaro), dopo circa cinquanta giorni di esilio mi ritrovo a pensare con un po’ di nostalgia all’Italia e agli italiani. Ciò non mi impedirà di cancellare il mio volo di ritorno e rimanere qui per tutto l’anno e tre mesi che il mio visto mi consente godermi il soggiorno e magari tornare quando avrò un po’ di soldi da parte (Italia, dammi un lavoro); diciamo che penso a quello che mi manca del paese in cui sono nata, sorrido, alzo le spalle e mi guardo attorno a Nakano, a Shinjuku, a Ikebukuro, a Roppongi, catturando tutto ciò che di bello ho qui e che purtroppo tra non troppo tempo dovrò lasciarmi dietro.
Vattene via, malinconia! Non ho tempo per te!
Dunque, ecco alcune cose (non tutte, assolutamente, staremmo qui per ore) che mi mancano dell’Italia sono, in ordine assolutamente casuale:

I miei genitori: c’è poco da fare, forse la cosa che più mi manca di casa (dopo la Nutella e lo spritz, of course) sono i miei. Ma non diteglielo, altrimenti poi si commuovono e vogliono che torni presto e chi glie lo spiega che ho deciso di cancellare il volo di ritorno e vivere qui da eremita fino al prossimo dicembre. [sto scherzando, state tranquilli, tornerò. Forse]

I miei amici a cui voglio tanto tanto bene: sicuramente farò qualche figura di merda non nominando qualcuno di veramente importante, ma proviamoci comunque. Quelli del ring of fire che sono rimasti in Italia: Alex, Van, Sara, non vedo l’ora di tornare in quel di Viale S. Marco ed abbracciarvi tutti fortissimo. Le mie amiche di vecchia, vecchissima data Franci ed Ene: cosa saranno mai altri tre mesi a confronto di un’amicizia che dura da vent’anni? Le mie donne Vale, Vale, Fabi e Karin: anche se pure quando sono in Italia ci vediamo poco poco mi mancate tanto, ma recupereremo il tempo perso! Sicuramente c’è qualcun altro che mi sfugge, ma sappiate che siete sempre tutti nei miei pensieri di emigrante!

Quasi-tramonto su Minato-Mirai. Sempre per la serie "foto che non c'entrano nulla ma che alleggeriscono il post".

Quasi-tramonto su Minato-Mirai. Sempre per la serie “foto che non c’entrano nulla ma che alleggeriscono il post”.

I concerti dei Modena City Ramblers: ci pensavo l’altro giorno ascoltando un po’ di loro pezzi; finora ci sono stata solo due volte, ma entrambe sono state spettacolari e divertentissime. La prima volta ero con la mia mamma ed il mio ragazzo, la seconda ero con alcuni dei miei migliori amici: entrambe le volte abbiamo ballato, cantato, urlato, pianto (Ninnananna e In un giorno di pioggia mi uccidono sempre).

I concerti dei Seven Deadly Folks: non molti di voi li conosceranno perché sono della mia zona, ma pure i loro concerti come quelli dei Modena sono sempre memorabili. Diciamo che in generale si può dire che mi mancano parecchio i concerti delle band di Trento, è sempre pieno di gente che conosco, conosco la gente che suona, è sempre tutto molto conviviale e ti fa sentire bene.

La mia casa da fuori-sede a Mestre: mi dava quella sicurezza e stabilità di cui avevo bisogno, era un rifugio sicuro in cui tutti potevano trovare riparo nei momenti difficili, bastavano un paio di telefonate o un post in facebook e si riempiva di alcol amici, risate, cibo e felicità.

Il caffé a un euro: qui da Starbucks un espresso regolamentare costa 400yen, cioè circa tre euro. Non esiste. Fortuna che ho ancora mezzo chilo di quello che mi sono portata da casa e che mi conforta nei momenti in cui un semplice caffélatte scadente non basta. Ma di solito basta, e ne sono alquanto stupita. A questa voce aggiungiamo pure la mia macchina a cialde della Nespresso: don’t worry George, I’ll be back soon.

Lo spritz: c’è poco da fare, mi piace avere la mia izakaya (pub) di fiducia a Kabukicho, ma mi piaceva anche prendermi anche solo un quarto d’ora dopo lezione per andare in Campo e prendermi un buonissimo ed economicissimo spritz con i miei colleghi, sperando che con il bicchiere portassero anche qualcosa da mangiare perché altrimenti che gusto c’è. In seguito uno dei video tra quelli maggiormente on-air in quel di Nakano (complice anche Ofgold, che si emoziona ogni volta per la r di Marghera e per i ricordi d’infanzia che questa canzone gli riporta alla mente).

Il cibo italiano: il cibo italiano mi manca, ma non per questo mi metto a cercarlo nei supermercati o nei ristoranti di Tokyo. Potrei, ma sinceramente pregusto il momento in cui potrò sedermi a tavola con calma e godermi una pizza come si deve, le lasagne della mia mamma and such. Mi manca entrare in un supermercato e sapere esattamente che cosa prendere e quanto spenderò, e mi manca uscire con dei sacchetti pieni di frutta e verdura. Mi mancano le verdure grigliate surgelate del Cadoro (Alex e Monica sanno esattamente di cosa sto parlando), mi manca la pizza d’asporto di Batty sotto casa, mi manca la colazione all’italiana con spremuta d’arancia, un bicchiere di latte gelato e pane con la Nutella (apro una parentesi per la Nutella perché ne sento davvero tanto la mancanza. Mi sono giunte delle notizie secondo cui si può trovare in un determinato supermercato per “soli” 600yen, ma non sono sicura di volerla comprare perché poi ne vorrei sempre di più e beh, alla fine sono senza da due mesi, posso resistere per altri tre).

A cosa serve il cibo italiano quando si possono comprare sboldrate come questa? non vi dico nemmeno cosa c'è dentro perché a nominare tutto faremmo notte.

A cosa serve il cibo italiano quando si possono comprare sboldrate come questa? non vi dico nemmeno cosa c’è dentro perché a nominare tutto faremmo notte.

Il contatto fisico: tasto dolentissimo della mia permanenza a quel di Tokyo, penso che se non avessi qualche amico italiano con cui scambiarmi un abbraccio ogni tanto il mio cuore si sarebbe già congelato e spappolato alla prima botta. Ci sarebbe un discorso troppo lungo da fare riguardo alla percezione che i giapponesi hanno del contatto fisico, quindi mi limiterò a trascrivere un breve dialogo avvenuto -non ricordo in che lingua- tra me e il mio giapponese preferito (=un giapponese che ha studiato per sei mesi in Canada e che quindi non è tanto giapponese quanto potrebbe essere, fortunatamente).

A: “Ma quindi come funziona qui, come dimostrate il vostro affetto verso gli amici?”
N: “Beh, principalmente lo dimostriamo cercando di non causare problemi…”
A: “Ma fisicamente? Un abbraccio, un bacio sulla guancia quando ci si incontra?”
N: “No, noi ci inchiniamo e basta!”
A: “Ma ma ma e se non vi vedete da tipo sei mesi come funziona?”
N: “Lo stesso, non vedo perché dovrei abbracciare un mio amico o una mia amica.”
A: “…”

Mi veniva quasi da piangere, io sono quella che abbraccia tutto e tutti per qualsiasi futilissimo motivo. Una cosa del genere se prolungata potrebbe davvero farmi passare la voglia di vivere qui (idealmente parlando, per quello che ne so ora potrei anche non tornare mai più). Funziona in modo molto simile anche tra coppie, ma quello meriterebbe un discorso a parte e pertanto approfondirò meglio in uno dei prossimi post.

Sì, a grandi linee direi che sono queste le cose che maggiormente mi mancano dell’Italia. Se qualcuno dei miei compagni di viaggio mi sta leggendo vorrei fare anche a voi la stessa domanda: a voi cosa manca di più della nostra brutta Italia?
Per oggi è tutto, alla prossima!

Ps. Emme, pensavi che non ti avrei nominato. Non mi sono dimenticata di te, che mi manchi un sacco lo sai già perché te lo ripeto tutti i giorni!

11 thoughts on “Cose che mi mancano dell’Italia dopo 50 giorni all’estero.

  1. Pensa che prima ancora di leggere del non-contatto fisico volevo mandarti un abbraccio😉
    Doppio abbraccio, anzi triplo, perché “beneficio” proprio del tuo essere lì (tutto ist Krieg ma chissà se ne avresti scritto, fra uno spritz e l’altro…), ciao!

  2. lo spritz dev’essere una di quelle cose di cui puoi fare a meno finchè sai di poterlo reperire, poi inizi lentamente ad averne bisogno fisico @__@ mia mamma si mette in valigia un paio di bottiglie di Aperol ogni volta che sta per partire per il Costarica dove non c’è (e lei non lo beve quasi mai qui XD)
    *superipermega abbraccio virtuale*

    • Aggiornamento: ho scoperto che c’è un supermercato che vende l’Aperol, ma devo ancora studiare bene come arrivarci u.u nel mentre mi è stato offerto dello spritz da alcuni amici italiani, come ho scritto nel nuovo post! Ci voleva proprio😀

  3. (btw una vita senza nutella E’ POSSIBILE, te lo dice un’allergica al cioccolato😄 senza spritz invece la vedo moooooolto dura D: e non citatemi gli astemi, non esistono, sono solo un’invenzione come i chupacabras e piani segreti dei templari che mistero ama tanto u.u)

  4. Pingback: Referrers, o di che cosa cerca la gente quando arriva per caso nel mio blog. | Tokyo ist krieg

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