Diario fotografico: Hama Rikyū Garden e dintorni.

Incredibile come Tokyo stia finalmente iniziando a darci qualche giornata di sole; una dietro l’altra (per ora sono solo due, ma direi che per il momento è record), con delle temperature che superano i venti gradi e un venticello leggero che spero continui a soffiare anche quando sopraggiungerà il caldo torrido dell’estate.
Giornate ottime, insomma, per uscire di casa a fare due passi e riprendersi dalla pioggia dei giorni precedenti, che ci ha costretti (con grande dolore di tutti, come potrete ben immaginare) a chiuderci in un karaoke dalle tre di pomeriggio alle sette di sera, e poi di nuovo in una salagiochi (dolore ancora più grande, come no) fino alle nove passate.
Reduci insomma dalla prima metà di weekend all’insegna dell’aria viziata delle piccole salette private del karaoke e delle corsie strette e rumorose della sala giochi, abbiamo pensato la mattina dopo di andare a fare due passi in direzione Ginza senza un progetto preciso in mente, pronti a seguire il cuore più che la cartina. E allora via, linea Marunouchi da Shinnakano fino alle porte del quartiere del lusso e delle grandi marche per eccellenza.

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Palazzoni su palazzoni, loghi di brand internazionali sotto e grandi vetrate sopra; probabilmente oltre ad esse ci saranno decine di impiegati (o, come li chiamano qui, “salarymen”) con la loro usuale divisa: giacca sopra e cravatta sotto, camicia bianca d’estate e d’inverno, scarpette lucide e pantalone scuro. Ho preferito comunque catturare una delle poche nuvole della giornata, fermatasi a riposare negli uffici di quelli che invece non riposano mai (dicono; in realtà spesso riposano eccome, anche se a modo loro).

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Continuando a camminare, favoriti anche dai prezzi dei negozi di cui sopra che non sono decisamente suitable per le mie tasche da studentessa in trasferta, ci siamo ritrovati di fronte a quello che poi abbiamo scoperto essere un tempio buddista anche se da fuori era più simile ad una vecchia stazione tedesca e da dentro ad una cattedrale.

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Ci guardiamo intorno e continuiamo a camminare, senza preoccuparci troppo della direzione che stiamo prendendo. Ad un certo punto tutto inizia a parlare chiaro: i grattacieli per primi, la facciata di uno dei quali è quasi interamente coperta da un enorme dipinto che raffigura un pesce rosa.

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Poi i vari sensi, uno dopo l’altro: la vista ci indica una fiumana di persone che si accalcano in un paio di stradine perpendicolari alla superstrada principale a quattro corsie. Anche l’olfatto se ne accorge, perché dalle bancarelle che costeggiano le viuzze sale un odore di pesce perforante, ma allo stesso tempo non fastidioso come quello che senti nei mercati altrove. Le orecchie sentono i venditori che gridano e i camerieri che ti invitano ad entrare nel loro ristorante per il pranzo. Le insegne nei dintorni ce lo confermano: siamo a Tsukiji, dove ogni mattina tra le quattro e mezza e le sette si può assistere all’asta dei tonni, che dicono sia una cosa assolutamente da vedere ed alla quale spero di avere un giorno l’occasione di assistere.
Prefiggendomi di scrivere un post in futuro dove parlerò esclusivamente del mercato del pesce più famoso di tutto il Giappone, liquido questa parte di vagabondaggio con la foto di un cane in scatola (chinese cuisine, you’re doing it wrong).

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Dopo una ciotola di riso coperta di ottimo sashimi, continuiamo la passeggiata ed arriviamo ad un parco che non ci aspettavamo di trovare (non ti aspetti quasi mai di trovare un parco a Tokyo, ma così grande e bello men che meno; sarà che sono poco informata, e sì che nella mia guida era pure segnato). Quindi ecco ciò che voi tutti temevate, altre foto di parchi, fiori, alberi, felicità, arcobaleni e cose verdi e rigogliose. Che ci volete fare, in posti così è difficile fare brutte fotografie, e io ne approfitto.
Ecco a voi lo splendido Hama Rikyū Garden.

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Insomma, è dall’inizio dell’articolo che parlo al plurale e nonostante ami parlare di me (anzi, di noi) in plurale maiestatis, vorrei specificare chi è il “noi” di questa volta. Il solito M., che ancora una volta ha abbandonato il locus amoenus in cui vive alla volta della fredda metropoli, ed L. che recentemente si è unito all’orda di studenti in scambio nella capitale e che per sua sfortuna si ritrova a vivere a 300m da dove vivo io. Vi voglio un sacco bene.

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Anche per oggi è tutto, vi ringrazio ancora per leggermi anche quando sono noiosa o per guardare le mie foto senza leggermi (sì, se leggessi sapresti che sto parlando di te, ma visto che appunto guardi solo le foto sto parlando con i muri).
Se per caso siete curiosi su qualche aspetto particolare o vi piacerebbe che affrontassi in modo approfondito qualche argomento, scrivetemelo qua sotto (o in facebook, come vi torna più comodo)!
Alla prossima!

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