Il Giappone è una brutta persona, o di usi e costumi discutibili nella metropoli: AGEHA e le riviste per ragazze.

Disclaimer: questo articolo contiene opinioni prettamente personali, non mi pongo come detentrice della verità assoluta e non voglio persuadere tutti voi a credere che una cosa sia sbagliata piuttosto che giusta. Leggete con occhio critico, ma non troppo, e vogliatevi tutti bbbbene.

Eccoci qui al primo articolo della nuova, fiammante rubrica “Il Giappone è una brutta persona, o di usi e costumi discutibili nella metropoli”, che a breve si affiancherà alla rubrica “Il Giappone è una bella persona, o di usi e costumi ammirabili nella metropoli”. In queste rubriche, un po’ ironiche e un po’ no, vorrei sottolineare alcuni aspetti della cultura giapponese che la differenziano tanto da quella italiana e che possono portare una straniera come me a pensare “Ma dai, questi sono fuori come un balcone”, piuttosto che “Oh, a questa cosa vorrei averci pensato io!”

Parleremo delle riviste per ragazze, per iniziare in bellezza, e ci concentreremo nello specifico su quella chiamata Ageha. Quando avrò più fonti e altre riviste su cui basarmi, potrò estendere l’analisi anche a qualche altra pubblicazione (anche se, avendone sfogliate superficialmente alcune, non c’è una gran differenza tra l’impaginazione e la varietà di rubriche di certe riviste; si sceglie una o l’altra a seconda del proprio stile e della propria età).

Rosa, scintillante e con uno specchio in omaggio. Come resistergli?

Rosa, scintillante e con uno specchio di Liz Lisa in omaggio. Come resistergli?

Apriamo la rivista e non possiamo fare a meno di notare quanto le pagine siano piene. Non so se sperare che i grafici vengano pagati adeguatamente per lo sbattimento del riempire ogni singola facciata fino a che non ci sta più nemmeno un cuoricino, o se sperare che gli venga in un attacco di cuore e lascino il lavoro a qualcuno che si ribelli al sistema, a qualcuno che urli alla redazione “Eh no scusate, questa grafica fa schifo, fa diventare epilettici i più deboli e vomitare arcobaleni anche ai più tenaci.”

Un articolo su quali cibi sono sani e quali fanno ingrassare. Non so a voi, ma a me fa solo voglia di prendere la scatola di Pocky alla fragola più vicina e ingozzarmici.

Un articolo su quali cibi sono sani e quali fanno ingrassare. Non so a voi, ma a me fa solo voglia di prendere la scatola di Pocky alla fragola più vicina e ingozzarmici.

Oltre a consigli più o meno condivisibili sull’alimentazione (l’articolo sopra consiglia di nutrirsi di agar-agar tre volte al giorno; non sono una nutrizionista esperta, ma…), ciò in cui Ageha è particolarmente forte sono i consigli su come truccarsi e come vestirsi per essere alla moda gyaru (sullo stile gyaru ci sarebbe un discorso più lungo da fare, ma lo riassumo con: ragazze giapponesi spesso sotto i vent’anni che vogliono assomigliare alle occidentali usando circle-lenses, ciglia finte, una valanga di trucco e vestiti tanto belli quanto costosi).

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Ecco un esempio di trucco per far sembrare i propri occhi a mandorla proprio come quelli delle occidentali.

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Come e dove dare smaltate di bianco e rosso sul proprio viso per sembrare un clown una vera principessa.❤

Qui invece insegnano come vestirsi per la primavera.

Qui invece insegnano come vestirsi per la primavera.

Parentesi che riguarda l’abbigliamento femminile qui a Tokyo: pare che in Giappone le zone del corpo che è disdicevole mostrare siano abbastanza diverse da come siamo abituati noi in Italia. Anche in questi giorni di gelo, nella metropoli non è per nulla raro vedere in giro ragazze con le gambe completamente nude (proprio come nell’immagine sopra), vestitini o pantaloncini inguinali ma, rigorosamente, maglioni, felpe o pellicce. Tuttora mi domando come facciano a resistere al freddo, ed a volte complice la mia vecchiaia latente mi sorprendo a guardarle di traverso, perché in Italia è così che funziona (ed io, mio malgrado, sono italiana). Però a quanto pare qui è perfettamente normale che una ragazza si presenti in municipio in felpa e mutande (scena a cui ho assistito veramente; e non dico mutande per fare un’iperbole, aveva solo una felpa che a stento le arrivava sotto il sedere). In modo opposto, invece, qui non è visto di buon occhio lo scoprire le spalle. Questo mi porta a pensare che forse le giovani abitanti della metropoli si trovano bene con un unico modo di vestire che copre tutto l’anno, da dicembre a luglio, estate sotto la cintura ed inverno sopra; appena avrò aggiornamenti a riguardo ve lo farò sapere.

Chiusa parentesi, proseguiamo col nostro magazine discutibile. Ma perché mai sarà così discutibile? Cosa c’è di male nell’insegnare a qualche ragazza come vestirsi o come truccarsi? Anche noi in Italia abbiamo i nostri Cosmopolitan, Glamour e compagnia bella. E proprio qui arriva il bello: ci sono altre cose che Ageha vuole insegnare alle devote discenti giapponesi, che pendono dalle cartacee labbra di questa rivista e, testimone il centro commerciale Shibuya 109 che proprio oggi ho visitato, ne fanno propria ogni singola rubrica.

Come depilarsi la faccia. Per i baffetti ci può anche stare, ma la fronte?

Come depilarsi la faccia. Per i baffetti ci può anche stare, ma la fronte?

Dimmi che pelo hai e ti dirò chi sei. Direi che l'immagine qui si commenta da sola.

Dimmi che pelo hai e ti dirò chi sei. Direi che l’immagine qui si commenta da sola.

C’è però una cosa in queste riviste che non è solo ridicola, non è solo insensata, ma è anche potenzialmente pericolosa: le pubblicità di prodotti snellenti, spesso affiancate da pubblicità su interventi chirurgici per intervenire su occhi (per ingrandirli ed occidentalizzarli), seno, addome, naso e quant’altro. Ricordiamo che questo tipo di rivista è rivolta ad un pubblico spesso minorenne o comunque adolescente, e in quanto tale facilmente influenzabile da media, riviste, giudizio pubblico ecc. Le pagine dedicate a questo genere di servizi sono davvero tante, almeno una trentina sulle centocinquanta che compongono il volume.
Vorrei soffermarmi particolarmente sulle pubblicità che vorrebbero la donna giapponese esile come un giunco, senza un filo di carne (o di muscoli) e quasi senza l’energia per sorreggersi in piedi. Il modello di donna offerto in queste pubblicità non solo è esteticamente molto brutto (giudizio mio, ma che penso possa essere più che condivisibile), ma è pure estremamente malsano, e fa paura che un popolo come quello giapponese, con la sua alimentazione tendenzialmente ultrasana ed il suo indice di massa corporea, che è tuttora il più basso al mondo, cerchi nonostante tutto di seguire certi canoni “mondiali”, quelli che ci insegnano che più magro è più bello, e se già sei magro lo saresti comunque di più se dimagrissi ancora.

Proprio non ci siamo.

Proprio non ci siamo.

Le pubblicità, come ben si vede, sono fatte in modo che la foto del prima sia scattata in un modo che assolutamente non lusinga la figura, con le luci appiattite, i capelli non acconciati, l’espressione spenta, un bikini sciatto… ma d’altra parte è così che funzionano tutti i prima e dopo.

Questa, se possibile, è ancora peggio della precedente.

Questa, se possibile, è ancora peggio della precedente.

Non penso ci sia molto altro da commentare, se non un poco imparziale “che tristezza infinita”.

Concludo questo articolo con un piccolo estratto da “Il Giappone è una bella persona”, tanto per non lasciare a chi mi legge l’amaro in bocca e perché, per quanto certe riviste siano diffuse e seguite, pure le giapponesi hanno un cervello e mi auguro sappiano discernere cosa è giusto da cosa è una boiata pazzesca.
Dunque, il Giappone è una bella persona perché….

Perché vendono delle spugne con dei pratici laccetti ai lati per poterti lavare la schiena da solo! Quando si dice essere ingegnosi.
Per oggi concludo qui, grazie di avermi letta fino alla fine e siate felici! A presto!

6 thoughts on “Il Giappone è una brutta persona, o di usi e costumi discutibili nella metropoli: AGEHA e le riviste per ragazze.

  1. Ahah, io una volta ero riuscita a comprare Jelly (a Parigi) e lo ho adorato ( nonostante anche quello avesse le onnipresenti pubblicità di come una ragazza di sessanta chili arrivasse con strane pillole a pesarne cinquanta ^^’)
    P.s: ho trovato il tuo blog!

    • Ooooh ciao Sofia, grazie del commento!
      Anche io ho adorato Ageha nel suo essere kitsch e kawaii, diciamocelo. Però certe cose sono veramente troppo!

  2. ovvio che continuo a leggerti, in teoria dovrebbero anche arrivarmi le mail quando fai un nuovo post ora^^ sono contenta che ti trovi bene :3
    tornando al post thumbs up per le pagine stampinate allo stremo di cuoricini e cosine che loro ritengono kawaii che mi ricordano tanto quei collage che si facevano alle elementari, pessimi gli articoli su diete e su “come sembrare occidentali”. e poi si chiedono perchè tante ragazzine hanno pare varie >__<"

    • O no?
      Comunque oh, una volta che ti ritrovi nel mezzo di Tokyo penso che risulti molto difficile resistere al fascino malato e kitsch del kawaii. But when in Rome, do as the romans do!
      Grazie mille per avermi followata, spero di continuare a non annoiarti😀

  3. Pingback: Referrers, o di che cosa cerca la gente quando arriva per caso nel mio blog. | Tokyo ist krieg

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