Delle cinque fasi di elaborazione di una partenza (prima parte):

In questa prima entry, che scrivo esattamente 45 ore prima del fatidico volo, parlerò dettagliatamente dei quattro lunghissimi (e contemporaneamente fulminei) mesi che hanno preceduto la mia imminente partenza. Come idea avrebbe dovuto essere un noiosissimo e torrenziale post su tutto ciò che mi ha accompagnato da novembre fino ad ora, ma mentre buttavo giù le idee ho notato, inaspettatamente, che c’è un certo pattern ricorrente nel mio affrontare le partenze importanti.
Per questo motivo vorrei provare ad operare una riscrittura del tutto personale della teoria delle cinque fasi di elaborazione del lutto, di cui spesso sentiamo parlare in film melensi, libri poco interessanti o serie tv spettacolari.

Prima fase: l’attesa impaziente. Sono gli ultimi giorni di ottobre, e da qualche giorno il clima tra gli studenti del dipartimento è più teso del solito.  L’attesa per le graduatorie è più lunga del previsto, ed anche se sai che in Giappone ci andrai rimane l’incognita del dove: ad Osaka per un semestre? A Tokyo? In aperta campagna a Kochi per tre mesi? I giorni passano, finché scrollando pigramente la homepage di facebook compare la notifica che aspettavi (e con te un’altra ventina di persone, per la maggior parte amici stretti): “Ragazzi, sono uscite le graduatorie!”
La meta finale che la commissione ha scelto per te è Tokyo, la grande metropoli, con le sue luci, i grattacieli, le sale da karaoke, le mode imbarazzanti e moleste.
Aspettavi di fare questo viaggio da una vita ed appena la cosa è confermata non stai nella pelle. Partirai il 20 marzo, ed i cinque mesi che ti separano dal viaggio ti sembrano un’eternità.
Cerchi i blog di chi è già partito prima di te, di chi è già tornato e di chi ci vive ancora. Scopri il sarcasmo scorticante di Tokyo Hell, la sensibilità quasi poetica di Giappone Mon Amour, gli aneddoti divertenti e curiosi di Bakabeans, e potrei continuare con parecchi altri. I giorni non passano più e ti trasformi per un momento nella fangirl che non sei mai stata.

Seconda fase: la realizzazione del pericolo. A mano a mano che passa il tempo realizzi che con la partenza ci saranno anche dei problemi. La prima cosa a cui pensi è il cibo, da brava italiana cresciuta a pizze del sabato sera e domeniche a pranzo dalla nonna: in Giappone la frutta costa l’ira di dio, la pizza buona non si trova se non per sbaglio, nei supermercati tutto sarà scritto in una lingua che ancora fatichi a capire e, ultimo ma non ultimo, sai già che comprerai tutte le schifezze kawaii che troverai in giro a scapito della tua (assente) linea.

Dei bellissimi, fragolosissimi, cuoriciosissimi Kit Kat kawaii. Immagine presa da http://chocolatlove.tumblr.com

A seguire a ruota la preoccupazione per il cibo c’è quella per il popolo giapponese in sé: la loro rigidità mentale, comprovata da varie storie viste, sentite o lette (prima tra tutte da questo post di Tokyo Hell, che ogni volta mi fa morire un po’ dentro e che è diventato il primo aneddoto che mi diverto a raccontare quando mi chiedono notizie o informazioni cliché sul popolo del Sol Levante), il loro malcelato razzismo nei confronti dei 外国人 (=gaikokujin, gli stranieri) di cui magari parlerò più diffusamente in una futura entry, e non dimentichiamo la loro densità. Sì, il popolo giapponese è denso. Sia per la solita storia che si sente dire in giro, che la società prevale sul singolo, che un uomo assume valore solo se collocato all’interno della propria azienda o dell’ambiente a cui appartiene, eccetera, sia demograficamente parlando: a Shibuya si parla di 12 960 abitanti per chilometro quadrato (fonte: wikipedia). Per dare un’idea di quanto la faccenda sia catastrofica per la sottoscritta, in Trentino-Alto Adige, dove abito da sempre, la densità demografica è di appena 77 abitanti per chilometro quadrato. Sono a dir poco terrorizzata.

Vi do un indizio: questa NON è piazza Duomo a Trento. Foto presa da http://www.flickriver.com/photos/poagao/tags/japan/

La terza cosa (ed ultima, per adesso, altrimenti facciamo notte) di cui sei consapevole, ma alla quale non ti resta che arrenderti, è il fatto che tornerai a casa completamente spennata di tutti i tuoi averi. Non solo Tokyo offre pressoché qualsiasi cosa tu desideri, ma te la offre pure a caro prezzo. Così quando vorrai andare al cinema a vedere l’ultimo film di Takashi Miike, lascerai alla metropoli fino a 15€. E a noi che gli 11€ del cinema in 3D sembrano tanti. Non parliamo degli affitti, che a Tokyo centro raggiungono cifre che nemmeno in Via Montenapoleone. Fortunatamente io e la mia compagna di viaggio abbiamo trovato un modesto appartamento di 40mq nel pacifico quartiere di Nakano, che costa tre volte il mio affitto attuale, ma che bene o male ci si può ancora permettere. Ringrazio almeno di non avere una taglia propriamente giapponese per quanto riguarda l’abbigliamento, così almeno in parte riuscirò a limitare i danni.

Per oggi mi fermo alle prime due fasi, le ultime tre sono pronte in cantiere ma necessitano ancora di revisione e spero di riuscire a pubblicarle domani. Also, anche la mia valigia necessita di revisione.
Pertanto vi lascio con tanto di spannung, e a presto!

(continua…)

5 thoughts on “Delle cinque fasi di elaborazione di una partenza (prima parte):

  1. Ciao, benvenuta su WordPress!😀
    Grazie della citazione (ho avuto conferma nei commenti) e del commento. Sono contenta che i miei post ti piacciano.
    Vedo che per il tuo blog hai scelto il mio stesso tema… secondo me è il migliore!
    Ti faccio tanti auguri per la tua nuova avventura a Tokyo! Andrà tutto bene, non preoccuparti, tranquilla – tono di voce dell’ipnotizzatore.😛
    Seriamente, sarà un bel semestre e ti divertirai, ne sono sicura.
    A presto!

    • Oh hi!😀 grazie mille del commento!
      Per il tema sì, ho cercato per un po’ qualcosa di diverso, ma questo che volendo ti reindirizza pure a facebook ed agli altri social network mi è parso il migliore, anche come possibilità di personalizzazione!
      Quella a Tokyo sarà sicuramente un’esperienza fantastica: potrò odiarla o innamorarmene, ma sicuramente mi farà crescere e maturare un po’! ;D
      Allora a presto!

      • Beh, veramente ci sono parecchi altri temi wp con le icone e che ti reindirizzano ai vari social network.😀
        Questo layout non è comune per blog personali (non l’ho praticamente mai visto usare), anche perché è vecchio. Di solito lo utilizzano più per siti e blog d’informatica.
        Bello anche il nome che hai scelto: “Tokyo ist krieg”… tipo “Tokyowar”. Originale!😉
        Diciamo che, se hai chiamato così il tuo blog senza essere mai stata a Tokyo, forse non sei proprio partita con la “forma mentis” migliore. Spero che le cose miglioreranno in seguito, ma penso di sì.
        Buona fortuna!

      • Hahah, per il nome diciamo che mi sono rifatta alla (imbarazzante) canzone “black metal ist krieg”, quindi più che al significato stretto di “Tokyo è guerra” l’ho scelto per il significato collaterale di “Tokyo è una figata”🙂 magari più avanti lo aggiungerò alle info.
        Per il tema spero non ti spiaccia se ho usato lo stesso tuo! Magari cercando meglio ne troverò uno migliore, ma per ora che, diciamo, sono un po’ di fretta, questo fa giusto al caso mio🙂

  2. Pingback: Delle cinque fasi di elaborazione di una partenza (seconda parte): | Tokyo ist krieg

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s